YAKUMO KOIZUMI.
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PRINCIPESSE E MONONOKE.
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1904.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La maggior parte dei seguenti racconti sono tratti da antichi libri giapponesi, come il Taso Kidan, il Bukkyo Hyakkwa Zensho, il Kokon Chomonshu, il Tama Sudare e lo Hyaku Monotogari. Alcune storie potrebbero avere un'origine cinese: l'eccezionale Sogno di Akinosuke, per esempio,  sicuramente cinese. Ma in ogni caso il narratore ha talmente ridato forma e coore al suo prestito da averlo naturalizzato. Un curioso racconto, Yuki Onna, mi  stato narrato da Nishitama Gori, un agricoltore di Chofu, nella provincia di Musashi, come leggenda del suo villaggio natio. Non so se sia mai stato scritto in giapponese, ma la straordinaria credenza che registra doveva esistere sicuramente in molte parti del Giappone, e in molte forme curiose. L'incidente di Riki Baka  stata un'esperienza personale che ho raccontato esattamente com' successa, cambiando solo il nome della famiglia menzionata dal narratore giapponese.
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L.H. Tokyo, Giappone, 20 gennaio 1904.
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STORIE DI FANTASMI GIAPPONESI.
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La storia di Hoichi Senza Orecchie.
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Pi di settecento anni fa, a Dan-no-ura, nello Stretto di Shimonoseki, si combatt l'ultima battaglia del lungo conflitto tra gli Heike, ovvero il clan Taira, e i Genji, ovvero il clan Minamoto. Gli Heike sparirono definitivamente, compresi donne, bambini e l'imperatore infante, oggi ricordato come Antoku Tenno. Quel tratto di mare con il suo litorale  stato infestato
per settecento anni. Altrove vi ho raccontato degli strani granchi trovati l, i granchi Heike, che sul dorso hanno volti umani, che si dice siano proprio gli spiriti dei guerrieri Heike.  Ma lungo la costa c' molto altro di strano
da vedere e sentire. Nelle notti senza luna migliaia di fuochi fatui volteggiano sulla spiaggia o svolazzano sulle onde, pallide luci che i pescatori chiamano Oni-bi, i demoni del fuoco, e ogni volta che si alza il vento dal mare arriva un gran voco, come il clangore di una battaglia.
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Negli anni passati gli Heike furono molto pi inquieti di quanto lo sono adesso. Si levavano contro le navi che passavano di notte, tentando di affondarle, e ogni volta andavano alla ricerca dei naufraghi per farli annegare. Fu proprio per placare quei morti che ad Akamagaseki  venne costruito il tempio buddista di Amidaji. Nei dintorni si costru anche un cimitero, vicino alla spiaggia, all'interno del quale si innalzarono monumenti su cui vennero incisi i nomi dell'imperatore annegato e dei suoi grandi vassalli. E l vi si celebrarono regolarmente i riti buddisti in favore degli spiriti del luogo. Una volta costruito il tempio ed erette le tombe, gli Heike diedero meno problemi, ma
ogni tanto continuarono a commettere stranezze, dimostrando di non aver ancora trovato la pace.
Alcuni secoli fa, ad Akamagaseki viveva un cieco di nome Hoichi, famoso
per il talento nella recitazione e abile suonatore di biwa.  Da piccolo gli era
stato insegnato a recitare e a suonare, e quando era ancora un ragazzo aveva superato i suoi maestri. Come biwa-hoshi professionista divenne famoso
soprattutto per l'interpretazione della storia degli Heike e dei Genji, e si dice che quando cantasse la canzone della battaglia di Dan-no-ura "persino gli spiriti maligni, i kijin, non potevano trattenere le lacrime".
All'inizio della sua carriera, Hoichi era molto povero ma trov un buon
amico che volle aiutarlo. Il sacerdote di Amidaji era appassionato di musica e poesia, e spesso lo aveva invitato al tempio per suonare e recitare.
Quindi, impressionato dal meraviglioso talento del ragazzo, il prete gli disse che il tempio sarebbe potuto diventare la sua casa, offerta che Hoichi accett con gratitudine. Gli diedero una stanza all'interno del tempio e lui,
in cambio di vitto e alloggio, doveva solo allietare il prete di tanto in tanto
con una rappresentazione serale, quando non aveva altri impegni.
Una sera d'estate il sacerdote fu chiamato altrove per celebrare un rito buddista nella casa di un fedele defunto in cui si rec con il suo accolito, lasciando Hoichi da solo nel tempio. Era una serata afosa, cos il cieco cerc
un po' di fresco nella veranda davanti alla sua camera da letto. Questa dava
su un piccolo giardino nel retro di Amidaji. L Hoichi attendeva il ritorno
del prete, e nel frattempo mitigava la solitudine facendo pratica con il
biwa. Pass la mezzanotte e l'amico ancora non tornava. Ma c'era ancora
troppo caldo per trovare conforto dentro casa, perci Hoichi rest all'aperto. D'un tratto ud dei passi che si avvicinavano dal portone posteriore.
Qualcuno attravers il giardino, procedette sulla veranda e si ferm proprio
davanti a lui. Ma non era il prete. Una voce profonda lo chiam per nome
con un tono brusco e sbrigativo, come quando un samurai convoca un suo subalterno.
Hoichi!
Hai!  rispose il giovane, impaurito dalla voce minacciosa. Sono cieco! Non so chi mi chiama!
Non c' nulla da temere esclam lo straniero, in tono pi mite. Mi sono fermato nei dintorni di questo tempio, dove mi hanno mandato con un
messaggio. Il mio attuale signore, un uomo di altissimo rango, al momento
si trova ad Akamagaseki con i suoi nobili attendenti. Desiderava vedere lo
scenario della battaglia di Dan-no-ura e cos oggi ha visitato il luogo.
Avendo poi saputo del vostro talento nel recitare la storia della battaglia,
ora desidera ascoltare la vostra interpretazione, quindi prendete il biwa e
venite subito con me nella casa in cui l'augusta assemblea vi attende.
A quei tempi, all'ordine di un samurai non si poteva disobbedire con leggerezza. Hoichi indoss i sandali, prese il biwa e se ne and con lo straniero che lo guid con abilit, costringendolo per a un'andatura piuttosto veloce. La mano che lo guidava era d'acciaio, e il clangore metallico del passo
del guerriero dimostrava che era armato fino ai denti, forse una guardia di
palazzo in servizio. La preoccupazione iniziale spar e Hoichi cominci a
credere di avere avuto fortuna. Ricordando che il servitore gli aveva assicurato che il suo padrone era "persona di altissimo rango", pens che il signore che desiderava ascoltarlo recitare come minimo dovesse essere un
daimyo di prima classe. Di l a poco il samurai si ferm e Hoichi cap che
erano arrivati davanti a un portone, cosa che lo sorprese perch non riusciva a ricordarsi di altri grandi portoni in quella zona della citt, se non il grande cancello di Amidaji.
Kaimon!  disse il samurai, e dopo un rumore di catenacci che venivano
tolti i due entrarono. Attraversarono un giardino e si fermarono davanti a
un'altra entrata, dove il servitore grid Ehi, voi! Ho portato Hoichi!
Poi si sent il rumore di piedi che si affrettavano, paraventi che scorrevano,
porte della pioggia che si aprivano e voci di donna che conversavano. Dal
modo di parlare Hoichi cap che erano domestiche di una nobile casata, ma
non riusciva a immaginare in che luogo fosse stato portato. Gli lasciarono
poco tempo per fare congetture. Dopo averlo aiutato a salire alcuni gradini
di pietra, sull'ultimo dei quali gli dissero di lasciare i sandali, la mano di una donna lo condusse lungo interminabili distese di assi di legno, levigate, gli fece superare un numero infinito di pilastri ad angolo, e lo aiut a percorrere un ambiente sorprendentemente ampio con il pavimento ricoperto
di stuoie, per arrivare infine al centro di un vasto appartamento. Hoichi
pens che l si fosse riunito un gran numero di persone importanti: le loro
vesti di seta frusciavano come foglie in una foresta. Sent anche un gran
mormorio di voci che parlavano in tono sommesso, e quelli che si facevano
erano discorsi da palazzo. Dissero a Hoichi di mettersi a suo agio e infatti
trov pronto per lui un cuscino per le ginocchia. Dopo che ci si fu sistemato sopra ed ebbe accordato lo strumento, la voce di una donna, che lui immagin essere la rojo, la governante che sovrintendeva al servizio femminile, si rivolse a lui: Adesso  tempo di cantare la storia degli Heike con
l'accompagnamento del biwa. In realt per l'intero racconto ci sarebbero
volute molte notti, cos Hoichi azzard una domanda: Poich la storia intera non viene raccontata spesso, quale parte desiderano che io reciti gli augusti signori?
Fu la donna a rispondere: Cantate la storia della battaglia di Dan-no-ura
perch suscita la commozione pi profonda.  Allora Hoichi alz la voce e
inton il canto della battaglia sul mare impetuoso, facendo s che il biwa
imitasse lo sforzo dei remi e le navi che si affrettavano, il ronzio e il sibilo
delle frecce, le grida e il calpestio degli uomini, lo schianto dell'acciaio sugli elmi, il tuffo dei morti in mare. E nelle pause in cui non suonava, sia a
destra che a sinistra, sentiva voci che mormoravano il loro apprezzamento.
Che artista magnifico! Nella nostra provincia non si  mai sentito suonare in questo modo!
In tutto l'impero non c' un altro cantante come Hoichi!
Poi, preso da nuovo coraggio, suon e cant ancora meglio di prima, e intorno a lui si fece un profondo silenzio incantato. Ma quando infine venne
il momento di raccontare il destino dei giusti e degli indifesi, la morte
commovente di donne e bambini, e l'annegamento di Nii-no-Ama con l'infante imperiale tra le braccia, allora tutti gli ascoltatori lanciarono nello
stesso istante un lunghissimo grido, raccapricciante e pieno di angoscia. E
dopo piansero e si lamentarono in modo cos selvaggio e rumoroso che il
cieco si spavent per la violenza e il dolore che aveva provocato. I singhiozzi e i lamenti durarono a lungo ma poi, a poco a poco, quei suoni si affievolirono fino a svanire. Di nuovo, nella grande quiete che segu, Hoichi sent la voce della donna che supponeva fosse la rojo.
Sebbene ci avessero assicurato che foste un talentuoso suonatore di biwa
e senza uguali nel canto, non immaginavamo che qualcuno potesse avere
un talento come quello che avete dimostrato stasera. Il nostro signore ha il
piacere di concedervi un'adeguata ricompensa. Ma desidera che recitiate
davanti a lui nelle sei notti successive, periodo dopo il quale probabilmente
intraprender il suo augusto viaggio di ritorno. Pertanto domani notte dovrete ripresentarvi alla stessa ora. Vi verr mandato lo stesso servitore che
vi ha condotto qui stasera. Mi  stato ordinato di informarvi su un'altra
questione.  necessario che non raccontiate a nessuno delle vostre visite
durante l'augusto soggiorno ad Akamagaseki del nostro signore. TrattandoSi di un viaggio in incognito,  esige che non se ne faccia menzione. Adesso siete libero di fare ritorno al vostro tempio.
Dopo che Hoichi ebbe espresso i suoi doverosi ringraziamenti, la mano di
una donna lo condusse all'entrata dove lo stesso servitore che lo aveva guidato prima aspettava di riportarlo a casa.
Il servitore lo riaccompagn fino alla veranda sul retro del tempio e l gli
disse addio. Era quasi l'alba quando Hoichi fece ritorno, ma nessuno aveva
notato la sua assenza. Infatti il prete, tornato molto tardi, aveva pensato che
stesse dormendo. Durante il giorno Hoichi ebbe la possibilit di riposare e
non raccont nulla della sua strana avventura. Nel bel mezzo della notte
seguente il samurai torn a prenderlo per accompagnarlo presso la nobile
assemblea, dove recit ottenendo lo stesso successo dell'interpretazione
precedente. Ma durante la seconda visita la sua assenza per caso fu
scoperta e cos, dopo che fu ritornato, di mattina il sacerdote lo convoc in
sua presenza, rivolgendosi a lui con tono di gentile rimprovero.
Siamo stati molto in ansia, amico Hoichi. Uscire da solo cos tardi 
pericoloso per te che sei cieco. Perch te ne sei andato senza dirci niente?
Avrei potuto ordinare a un servitore di accompagnarti. Dove sei stato?
Hoichi diede una risposta evasiva.
Perdonami, caro amico! Dovevo occuparmi di affari privati e non ho potuto sistemare la questione a nessun'altra ora.
Il prete rest sorpreso, pi che afflitto, per la reticenza di Hoichi: gli
sembrava innaturale e sospettava che ci fosse qualcosa che non andava.
Temeva che il ragazzo fosse stato stregato o ingannato da uno spirito
maligno. Non gli fece altre domande, ma in privato ordin ad alcuni
servitori di tenere d'occhio i movimenti di Hoichi, e di seguirlo nel caso in
cui di notte avesse lasciato di nuovo il tempio. Quella stessa sera fu visto
uscire quindi i servitori accesero subito le lanterne e lo seguirono. Ma era
una notte piovosa e molto scura e prima che quelli del tempio riuscissero a
raggiungere la strada, Hoichi era gi sparito. Forse era stato molto veloce.
Strano per, considerate la sua cecit e le cattive condizioni della strada.
Gli uomini si affrettarono lungo le vie, chiedendo di lui in tutte le case che
era abituato a frequentare, ma nessuno fu in grado di dar loro sue notizie.
Alla fine, mentre tornavano al tempio dalla spiaggia, furono colpiti dal
suono furioso del biwa che proveniva dal cimitero di Amidaji. In quella
direzione, a parte alcuni fuochi fatui che vi fluttuavano di solito nelle notti
buie, tutto era nero. Ma gli uomini si affrettarono subito dentro il cimitero
e l, con l'aiuto delle lanterne, trovarono Hoichi seduto da solo sotto la
pioggia davanti al monumento di Antoku Tenno che faceva echeggiare il
suono del biwa mentre eseguiva con voce tonante il canto sulla battaglia di
Dan-no-ura. E alle sue spalle, intorno e ovunque sopra le tombe,
bruciavano i fuochi dei morti, come candele. Mai prima di allora si era
presentata alla vista di un uomo mortale una cos grande folla di Onibi.
Hoichi San! Hoichi San! gridarono i servitori, Siete stato stregato!
Hoichi San!
Ma l'uomo sembrava non sentirli. Faceva sbatacchiare, scampanellare e
sferragliare il suo biwa con grande energia e cantava il racconto della battaglia di Dan-no-ura sempre pi selvaggiamente. Lo afferrarono e gli gridarono nell'orecchio: Hoichi San! Hoichi San! Venite subito a casa con noi!
Con tono di rimprovero Hoichi disse loro: Interrompermi cos davanti a questa augusta assemblea non sar tollerato. Per tutta risposta i servitori, nonostante la stranezza della situazione, non riuscirono a trattenere le risate. Certi che fosse stato stregato, a quel punto lo afferrarono, lo misero in piedi e lo ricondussero a forza al tempio, dove all'istante gli furono tolti gli
abiti bagnati, su ordine del prete. Poi lo stesso sacerdote insistette per una
spiegazione dettagliata di quell'incredibile comportamento da parte dell'amico.
Hoichi esit a lungo prima di parlare ma alla fine, rendendosi conto che la
sua condotta aveva davvero preoccupato e fatto arrabbiare il buon prete,
decise di mettere da parte ogni riserva, raccontandogli tutto quello che era
successo dalla prima visita del samurai.
Allora il prete disse: Hoichi, mio povero amico, adesso ti trovi in un
grande pericolo! Che sfortuna che tu non mi abbia raccontato prima questa
storia! Il tuo meraviglioso talento musicale ti ha messo davvero in questo
strano guaio. Ormai dovresti aver capito che non stavi visitando una casa
ma che hai passato le tue notti in cimitero tra le tombe degli Heike, ed 
davanti al monumento di Antoku Tenno che quelli del tempio ti hanno trovato stanotte, seduto sotto la pioggia. Tutto quello che hai immaginato era
solo un'illusione, tranne la chiamata dei morti. Una volta obbedito, ti sei
messo in loro potere: se lo farai di nuovo dopo tutto quello che  successo,
ti faranno a pezzi. Ma in ogni caso presto o tardi ti avrebbero distrutto. Stasera non potr restare con te: sono stato chiamato a celebrare un rito. Ma
prima che io vada  necessario proteggere il tuo corpo scrivendoci sopra i
testi sacri. Prima del tramonto il sacerdote e il suo accolito spogliarono
Hoichi e poi, con i pennelli da scrittura, tracciarono sul petto e sulla schiena, sulla testa, sulla faccia e sul collo, sulle braccia, sulle mani e sui piedi,
persino sulle piante e su tutto il resto del corpo, il testo del sacro sutra
chiamato Hannya-Shin-kyo.  Fatto questo, il prete istru Hoichi.
Stanotte, dopo che me ne sar andato, siediti in veranda e aspetta. Qualcuno ti chiamer. Ma qualunque cosa accada non rispondere e non ti muovere. Non dire nulla e resta immobile, come se stessi meditando. Se ti agiti
o fai un rumore qualsiasi, verrai fatto a pezzi. Non avere paura, e non pensare di chiamare aiuto perch nessuno ti potr salvare. Se fai esattamente
come ti dico, il pericolo passer e non avrai pi nulla da temere.
Dopo che fu calato il buio il prete e l'accolito se ne andarono e Hoichi si
sedette in veranda, seguendo le istruzioni ricevute. Mise il biwa sulle assi
accanto a lui e, assunto un atteggiamento da meditazione, se ne rest tranquillo facendo attenzione a non tossire o respirare rumorosamente. Rest cos per ore.
Poi, dalla strada, sent dei passi che si avvicinavano. Superarono il cancello, attraversarono il giardino, arrivarono alla veranda e si fermarono, proprio davanti a lui.
Hoichi! lo chiam la voce profonda. Ma il cieco trattenne il respiro e
rimase immobile.
Hoichi! chiam severamente la voce per la seconda volta. Poi ce ne fu
una terza, questa volta con tono perentorio: Hoichi!
Lui rest immobile come una roccia, e la voce brontol: Nessuna risposta! Non va bene! Vediamo dov' finito il ragazzo. Si sent un rumore di
piedi che salivano pesantemente sulla veranda. I piedi si avvicinarono con
cautela e si fermarono accanto a lui. Poi, per alcuni lunghi minuti durante i
quali Hoichi sent il corpo tremare al ritmo del battito del cuore, ci fu un
silenzio di tomba.
Alla fine, la voce sgarbata sussurr vicino a lui.
Il biwa  qui, ma del suo suonatore vedo solo le orecchie! Ecco spiegato perch non mi ha risposto: non ha la bocca per farlo. Di lui sono rimaste
solo le orecchie. Adesso le porter al mio signore come prova che gli augusti ordini sono stati eseguiti, per quanto  stato possibile.
Allora Hoichi si sent afferrare le orecchie da dita d'acciaio e gli furono
strappate via! Per quanto immenso fosse il dolore, non grid. I passi pesanti si allontanarono lungo la veranda, scesero in giardino, si allontanarono
fino alla strada, e cessarono. Da entrambi i lati della testa il cieco sent colare un fiotto caldo ma non os sollevare le mani.
Il sacerdote torn prima dell'alba. Si precipit subito nella veranda sul retro, ci sal sopra e scivol su qualcosa di umido. Con un grido di orrore vide, alla luce della lanterna, che quella sostanza viscida era sangue. Ma sent
che Hoichi era seduto l in posa di meditazione, con il sangue che ancora
gli colava dalle ferite.
Mio povero Hoichi! grid il prete spaventato Che succede? Sei stato ferito?
Sentendo la voce dell'amico, l'uomo si sent al sicuro. Scoppi a piangere
e, tra le lacrime, raccont l'avventura della notte.
Povero, povero Hoichi! esclam il prete. Tutto per colpa mia! Che errore atroce! Ti abbiamo trascritto il testo sacro su tutto il corpo, tranne che
sulle orecchie! Confidavo che fosse il mio accolito a occuparsene, ma 
stato un grave errore da parte mia non essermene accertato! Be', quel che 
fatto  fatto, possiamo solo cercare di far guarire le ferite il prima possibile.
Rallegriamoci, amici! Il pericolo  passato. Quei visitatori non ti daranno
pi fastidio.
Con l'aiuto di un buon medico, Hoichi guar presto dalle ferite. La storia
della sua strana avventura si diffuse in lungo e in largo e in poco tempo divenne famoso. Molti nobili si recarono ad Akamagaseki per sentirlo recitare e gli donarono laute somme di denaro che lo fecero diventare ricco. Ma
dopo quell'avventura tutti lo conobbero con il solo appellativo di Mimi-nashi-Hoichi, "Hoichi Senza Orecchie".
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Oshidori.
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Nella provincia di Mutsu, distretto Tamura-no-Go, viveva un cacciatore
falconiere di nome Sonjo. Alla fine di una giornata di caccia particolarmente sfortunata, sulla via del ritorno, in un posto chiamato Akanuma,
scorse due oshidori  due anatre mandarine, che nuotavano in un fiume che
stava per attraversare. Uccidere gli oshidori  da sempre considerato di malaugurio ma Sonjo aveva davvero molta fame, cos mir alla coppia. Con
una freccia trafisse il maschio mentre la femmina si rifugi tra i giunchi
della sponda pi lontana e spar. Sonjo si port il volatile morto a casa e lo
cucin.
Quella notte fece un sogno molto triste. Gli parve che una bella donna entrasse nella sua stanza, si avvicinasse al suo cuscino e cominciasse a piangere. Era un pianto cos amaro che Sonjo si sent spezzare il cuore mentre
ascoltava.
Poi la donna gli grid: Perch? Perch l'hai ucciso? Di che colpa si era
macchiato? Eravamo cos felici ad Akanuma, e tu l'hai ucciso! Che male ti
aveva mai fatto? Ti rendi conto di che atto crudele e spregevole hai compiuto? Hai almeno idea di cosa hai fatto? Avresti dovuto uccidere anche
me, perch io non posso vivere senza mio marito! Sono solo venuta a dirtelo! Poi ricominci a piangere forte, un pianto cos amaro che il cacciatore
si sent trafiggere fino al midollo, e tra i singhiozzi prese a recitare questo
poema:
Hi kurureba
Sasoeshi mono wo
Akanuma no
Makomo no kure no
Hitori-ne zo uki!
All'arrivo del crepuscolo lo invitai a tornare insieme. Ma adesso dormire
in solitudine all'ombra dei giunchi di Akanuma, ah! Che sofferenza indicibile!.
E dopo aver pronunciato questi versi la donna esclam: Tu non sai, non
puoi sapere cosa hai fatto! Ma domani, quando andrai ad Akanuma vedrai,
vedrai.
Detto questo, continuando a piangere pietosamente, se ne and. Quando
Sonjo si svegli la mattina dopo, il sogno era ancora cos vivido nella sua
mente che ne rimase molto turbato. Ripens a quelle parole, ma domani,
quando andrai ad Akanuma, vedrai, vedrai e cos decise di andarci subito
per capire se quello era stato nient'altro che un sogno. And ad Akanuma, e
una volta arrivato alla sponda del fiume vide la femmina di oshidori che
nuotava da sola. Nello stesso istante l'uccello not la sua presenza ma invece di scappare nuot dritto verso di lui, fissandolo in modo strano. Poi si
squarci il suo stesso corpo con il becco e mor davanti agli occhi del cacciatore.
Sonjo si ras completamente il capo e si fece prete.
La storia di O-Tei
Tanto tempo fa, nella citt di Niigata, nella provincia di Echizen, viveva un
uomo di nome Nagao Chosei. Nagao era figlio di un medico e studiava per
esercitare la stessa professione del padre. In giovane et era stato promesso
a una ragazza di nome O-Tei, figlia di un amico del padre, ed entrambe le
famiglie erano d'accordo che il matrimonio si sarebbe celebrato appena
Nagao avesse terminato gli studi. Ma O-Tei si dimostr debole di salute, e
a quindici anni si ammal di tubercolosi. Quando si rese conto che stava
morendo mand a chiamare Nagao per dirgli addio. Lui le si inginocchi a
fianco e lei gli disse: Nagao-Sama,  mio amato, eravamo promessi fin
dall'infanzia e alla fine di quest'anno ci saremmo dovuti sposare. Adesso
sto per morire Solo gli dei sanno cos' meglio per noi. Se vivessi qualche
anno di pi, continuerei a essere solo fonte di problemi e dolore per gli altri. Con questo corpo fragile non sarei una buona moglie e quindi desiderare di vivere, anche solo per te, sarebbe un desiderio molto egoista. Ormai
mi sono rassegnata alla morte, ma devi promettermi che non ti rattristerai.
E poi sono convinta che ci incontreremo di nuovo.
Certo che ci incontreremo ancora, rispose Nagao serio. E in quella
Terra Pura  non saremo costretti a soffrire la pena della separazione.
No, no, rispose lei dolcemente. Non parlo della Terra Pura. Credo che
siamo destinati a incontrarci di nuovo in questo mondo, anche se io sar
sepolta domani.
Nagao la guard meravigliato, e la vide ridere per il suo stupore. Lei continu, con quel tono mite e sognante.
S, intendo proprio in questo mondo, nel tuo stesso presente, Nagao-
Sama. A condizione, ovviamente, che tu lo voglia. Perch questo accada
devo nascere di nuovo femmina e diventare donna. Quindi dovrai aspettare
quindici, sedici anni:  tanto tempo, lo so. Ma, mio promesso sposo, adesso
ne hai solo diciannove.
Desideroso di non contraddirla negli ultimi istanti di vita, lui le rispose con
tenerezza.
Aspettarti, mia amata, sar una gioia pi che un dovere. Ci siamo impegnati per il tempo di sette esistenze.
Ma tu ne dubiti? gli chiese lei, guardandolo in faccia.
Mia cara, rispose lui, mi chiedo solo se sar in grado di riconoscerti
con un aspetto diverso o un altro nome, a meno che tu non mi dia un segno
o una prova.
Non posso, disse lei. Solo gli dei e i Budda sanno come e dove ci incontreremo. Ma sono certa, molto, molto certa, che se sarai disposto a ricevermi io torner da te. Ricorda queste parole.
Poi smise di parlare e i suoi occhi si chiusero per l'ultima volta.
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Nagao aveva provato sincero affetto per O-Tei, e adesso il suo dolore era
profondo. Allora fece realizzare una tavoletta commemorativa, ci scrisse lo
zokumyo  della sua amata, e la colloc nel butsudan,  lasciando ogni
giorno delle offerte per lei. Pens molto allo strano discorso che gli aveva
fatto prima di morire e, con la speranza di compiacere il suo spirito, mise
per iscritto la solenne promessa che se mai fosse tornata con un altro corpo,
l'avrebbe sposata. Chiuse quella promessa con il suo sigillo e la ripose nel
butsudan accanto alla tavoletta.
Tuttavia era necessario che Nagao si sposasse perch era l'unico figlio maschio. Presto fu costretto a cedere al volere della sua famiglia, e ad accettare una moglie scelta dal padre. Anche dopo il matrimonio continu a lasciare offerte davanti alla tavoletta di O-Tei e non smise mai di ricordarla
con affetto. Ma gradualmente l'immagine che conservava di lei si fece indistinta nella sua memoria, come un sogno difficile da ricordare. E gli anni
passarono.
In quell'arco di tempo gli capitarono molte disgrazie. Prima perse i genitori, poi la moglie e l'unico figlio. Cos si ritrov solo al mondo. Lasci la casa vuota e intraprese un lungo viaggio nella speranza di dimenticare le sue
pene. Un giorno, nel corso di quei viaggi, arriv a Ikao, un villaggio di
montagna famoso ancora oggi per le fonti termali e l'incantevole paesaggio. Nella locanda in cui si ferm venne servito da una giovane. Appena la
guard in viso il cuore cominci a battere come non gli era mai successo
prima. Assomigliava in modo cos sorprendente a O-Tei che si diede un
pizzicotto per essere sicuro di non sognare. Mentre la ragazza faceva avanti
e indietro portando la legna per il fuoco, cibo, o sistemando la camera per
l'ospite, a Nagao ogni sua posa e movimento faceva tornare in mente qualche grazioso ricordo della ragazza a cui in giovent era stato promesso. Le
parl, e lei rispose con una voce delicata e cristallina la cui dolcezza lo intrist di una malinconia d'altri tempi. Poi, con gran stupore, le disse: So-
rella maggiore,  assomigli tanto a una persona che conoscevo tanti anni fa,
che quando sei entrata la prima volta nella stanza sono trasalito. Perdonami
quindi se ti chiedo come ti chiami e dove sei nata. Con l'indimenticata voce
della defunta, lei rispose subito: Il mio nome  O-Tei e tu sei Nagao
Chosei di Echigo, il mio promesso sposo. Diciassette anni fa morii a Niiga-
ta; poi tu mettesti per iscritto la promessa di sposarmi se fossi mai tornata
in questo mondo nel corpo di una donna, e chiudesti quella promessa con il
tuo sigillo, riponendola nel butsudan accanto alla tavoletta con il mio nome
inciso sopra. E perci io sono tornata. E dopo aver pronunciato quelle ultime parole, svenne.
Nagao la spos e il loro fu un matrimonio felice. Ma lei non riusc mai a
ricordare come avesse risposto alla domanda che lui le aveva fatto a Ikao,
n riusc a rammentare nulla della sua esistenza precedente. Il ricordo della
sua prima nascita, misteriosamente riaccesosi al momento dell'incontro, fu
dimenticato nuovamente, e tale rest da allora in poi.
Ubazakura
Trecento anni fa, nel villaggio di Asamimura, distretto di Onsengori, provincia di Iyo, viveva il buon Tokubei. Era l'uomo pi ricco del distretto
nonch il suo muraosa, il capo villaggio. In molti casi era stato fortunato,
ma aveva raggiunto i quarant'anni senza conoscere la gioia della paternit.
Per questo motivo lui e la moglie, afflitti dalla mancanza di figli, rivolgevano molte preghiere alla divinit Fudo-Myo-O, di cui esisteva un famoso
tempio ad Asamimura, chiamato Saihoji. Alla fine le loro preghiere furono
ascoltate: la moglie di Tokubei diede alla luce una figlia. La bambina, molto graziosa, fu chiamata Tsuyu. Poich la madre non aveva abbastanza latte
per la piccola, presero una balia di nome O-Sode.
O-Tsuyu crebbe fino a farsi una ragazza davvero bella, ma a quindici anni
si ammal, tanto che i dottori erano pressoch certi che sarebbe morta. Allora la balia O-Sode, legata a O-Tsuyu da vero amore materno, si rec al
tempio Saihoji e rivolse una accorata preghiera a Fudo-Sama in favore della ragazza. Ogni giorno, per ventuno giorni, and al tempio a pregare, e alla fine di quel periodo all'improvviso O-Tsuyu guar del tutto. In casa fu
una gioia cos grande che Tokubei, per celebrare la bella notizia, organizz
una festa con tutti gli amici. Ma quella stessa notte di punto in bianco la
balia O-Sode si ammal. Il giorno seguente il dottore che era stato chiamato per assisterla annunci che sarebbe morta.
La famiglia, molto addolorata, si riun attorno al suo capezzale per dirle
addio. E invece fu lei a rivolgersi a loro.  tempo di raccontarvi qualcosa
che non sapete. Le mie preghiere sono state ascoltate. Ho supplicato Fudo-Sama di poter morire al posto di O-Tsuyu, e il grande favore mi  stato
concesso. Quindi non dovete rattristarvi per la mia morte. Per ho una richiesta da fare. Promisi a Fudo-Sama che avrei piantato un ciliegio nel
giardino di Saihoji, come offerta di ringraziamento e commemorazione.
Adesso non potr essere io a piantare l'albero, per cui devo pregarvi di
adempiere il voto al mio posto. Addio, amici cari, e ricordate che sono stata felice di morire per il bene di vostra figlia.
Dopo il funerale di O-Sode, i genitori di O-Tsuyu piantarono un giovane
ciliegio nel giardino di Saihoji, il pi bello che si potesse trovare. L'albero
crebbe e prosper, e il sedicesimo giorno del secondo mese dell'anno seguente, durante l'anniversario della morte di O-Sode, sui suoi rami sbocciarono dei fiori meravigliosi. Continu a fiorire per 254 anni, sempre il sedicesimo giorno del secondo mese, e i suoi fiori rosa e
bianchi somigliavano ai capezzoli dei seni femminili bagnati di latte. Fu
cos che la gente lo chiam Ubazakura, il Ciliegio della Balia.
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Diplomazia.
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Era stato ordinato che l'esecuzione avvenisse nel giardino dello yashiki.
Cos l'uomo venne condotto l e fu fatto mettere in ginocchio in un ampio
spazio ricoperto di sabbia attraversato da una fila di tobi-ishi, un passatoio
fatto di pietre, di quelli che si vedono ancora oggi nei giardini giapponesi.
La mani erano legate dietro la schiena. I servitori portarono secchi pieni
d'acqua e sacchi per il riso pieni di sassi, poi sistemarono i sacchi attorno
all'uomo inginocchiato, bloccandolo al centro per impedirgli di muoversi.
Arriv il signore e osserv i preparativi. Avendoli trovati soddisfacenti,
non ebbe nulla da obiettare. All'improvviso il condannato si rivolse a lui.
Onorevole signore, la colpa per cui sono stato condannato non l'ho commessa consapevolmente. Solo la mia grande stupidit  causa dello sbaglio.
Essendo nato stupido per colpa del mio karma, non sempre riesco a evitare
gli errori. Ma uccidere un uomo solo perch sciocco  sbagliato, e quest'errore sar ripagato. Uccidimi e ti assicuro che mi vendicher. Insieme al
rancore che provocherai verr la vendetta, e al male seguir il male.
Se si uccide qualcuno mentre prova un forte risentimento, il suo spettro sar in grado di vendicarsi dell'assassino. Questo sapeva il samurai, che replic con molta calma, in tono quasi carezzevole.
Ti permetteremo di spaventarci quanto vorrai, dopo che sarai morto. Ma
 difficile credere che tu intenda fare ci che dici. Proverai a darci un segno
del tuo grande risentimento dopo che ti sar stata tagliata la testa?
Senza dubbio, rispose l'uomo.
Molto bene, disse il samurai estraendo la sua lunga spada. Sto per tagliarti la testa. Proprio davanti a te c' una pietra del passatoio. Dopo che te
l'avr tagliata prova a morderla. Se il tuo spettro adirato ti aiuter, allora
alcuni di noi potrebbero anche spaventarsi. Ci proverai?
Lo far! grid l'uomo, con gran rabbia. La morder! La morder!
Ci furono un bagliore, un sibilo, un tonfo: il corpo legato si chin sui sacchi di riso, due lunghi fiotti di sangue sgorgarono dal collo tagliato, e la testa cadde sulla sabbia. Rotol pesantemente fino alla pietra del passatoio e
mettendosi di colpo a rimbalzare afferr con i denti il bordo superiore della
pietra, gli rest disperatamente attaccato per un attimo e poi cadde inerte.
Nessuno parl, ma i servitori fissarono atterriti il loro signore. Lui pareva
alquanto indifferente. Allung appena la spada verso l'attendente pi vicino
il quale, con un mestolo di legno, vers dell'acqua sulla lama dall'elsa fino
in punta, e strofin con cura l'acciaio con fogli di morbida carta. E cos
termin la parte cerimoniale dell'episodio.
Da quel momento in poi i servitori e i domestici vissero per mesi nell'incessante paura della visita spettrale. Nessuno di loro dubitava del fatto che
la vendetta promessa sarebbe arrivata, e il terrore costante faceva sentire e
vedere loro cose che non esistevano. Cominciarono ad aver paura del frusco del vento tra le canne di bamb, e temevano persino le ombre che si
muovevano in giardino. Alla fine, dopo essersi consigliati tra di loro, decisero di chiedere al signore una cerimonia Segaki  da celebrare in favore
dello spirito vendicativo.
Non  necessario disse il samurai dopo che il responsabile dei servitori
ebbe dato voce al desiderio generale. Capisco che la voglia di vendetta di
un uomo in punto di morte possa spaventarvi. Ma in questo caso non c'
niente di cui aver paura.
Il servitore guard il suo signore implorante, ma non voleva chiedergli il
motivo di quella preoccupante sicurezza.
Via,  molto semplice, dichiar il samurai, indovinando il dubbio inespresso. Solo l'ultimissima intenzione dell'uomo avrebbe potuto rivelarsi
pericolosa, cos quando l'ho sfidato a darmi un segno, l'ho distratto dal desiderio di vendetta.  morto con il saldo proposito di mordere la pietra, ed  stato in grado di realizzare solo quello. Tutto il resto deve averlo dimenticato, quindi non avete alcun bisogno di sentirvi ancora inquieti per questa faccenda. E in effetti il morto non diede problemi. Non accadde mai nulla.
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Specchio e campana.
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Otto secoli fa, i preti di Mugenyama, nella provincia di Totomi,  volevano
una grossa campana per il loro tempio e cos chiesero alle donne della comunit di aiutarli, contribuendo con vecchi specchi di bronzo da usare come metallo da fondere per la campana. Ancora oggi, nei giardini di certi
templi giapponesi, si possono vedere cumuli di specchi di bronzo donati
proprio a questo scopo. La pi grande collezione di questo tipo che io
avessi mai visto si trovava nel giardino del tempio della setta di Jodo ad
Hakata, nel Kyushu: gli specchi erano stati donati per realizzare una statua
di Amida, altra trentatr piedi.
A quel tempo c'era una donna, moglie di un agricoltore, che viveva a Mugenyama. Anche lei aveva regalato il suo specchio al tempio, affinch fosse usato per la campana, ma in seguito se ne pent molto. Le torn in mente
ci che sua madre le aveva raccontato al riguardo, e poi ricord che, oltre a
sua madre, era appartenuto anche alla madre di sua madre e alla nonna di
sua madre. Infine ripens ai sorrisi felici che lo specchio le aveva mostrato.
Certo, se al prete avesse potuto offrire una certa somma di denaro al posto
dello specchio, avrebbe potuto chiedergli di restituirle il cimelio di famiglia. Ma purtroppo non disponeva della somma necessaria. Ogni volta che
andava al tempio vedeva lo specchio posato in cortile, dietro un'inferriata,
tra centinaia di altri specchi ammucchiati l. Lo riconosceva dallo Sho-
Chiku-Bai in rilievo sul retro, pino, bamb e fiore di susino, i tre simboli
portafortuna che deliziarono i suoi occhi di bambina quando la madre le
mostr lo specchio per la prima volta. Sperava tanto di avere l'opportunit
di rubarlo e nasconderlo cos da poterlo custodire per sempre. Ma l'occasione non si present e lei divenne molto infelice, come se avesse follemente dato via parte della sua vita. Pensava al vecchio detto secondo cui
"lo specchio  l'anima di una donna" (espresso allegoricamente dall'ideogramma cinese di anima inciso sul retro di molti specchi in bronzo) e temeva che fosse vero in un modo pi strano di quanto aveva immaginato fino a quel momento. Ma non osava raccontare a nessuno le sue pene.
Quando tutti gli specchi donati per la campana di Mugenyama furono
mandati alla fonderia, i fonditori scoprirono che uno specchio non si poteva fondere. Ci provarono e riprovarono ma resisteva a tutti i tentativi. Evidentemente la donna che aveva donato lo specchio al tempio doveva essersene pentita. Non l'aveva offerto con tutto il cuore e quindi la sua anima
egoista, restando attaccata allo specchio, lo manteneva duro e freddo anche
al centro alla fornace.
Ovviamente tutti vennero a conoscenza del fatto e presto seppero a chi apparteneva lo specchio che non voleva sciogliersi. A causa della pubblica
esposizione della sua colpa segreta, la povera donna si vergogn e poi si
arrabbi molto. E non potendo sopportare la vergogna si anneg dopo aver
scritto una lettera d'addio con queste parole:
Quando sar morta non sar difficile sciogliere lo specchio e fondere la
campana. Ma la persona che romper quella campana suonandola, ricever una grande ricchezza dal mio spirito.
Si dice che l'ultimo desiderio espresso da chiunque muoia in preda alla
rabbia possieda una forza sovrannaturale. Dopo che lo specchio della defunta fu sciolto e la campana fusa con successo, la gente ricord le parole
della lettera. Tutti erano certi che chiunque avrebbe rotto la campana sarebbe stato reso ricco dallo spirito che le scrisse, e cos, non appena fu appesa nel giardino del tempio, giunse una moltitudine di gente per suonarla.
Fecero oscillare con tutta la loro forza la trave di legno appesa alle catene,
ma la campana risult di buona qualit e sopport stoicamente i loro assalti. Tuttavia la gente non si fece scoraggiare tanto facilmente. Giorno dopo
giorno, a ogni ora, tutti continuavano a suonare la campana furiosamente,
infischiandosene altamente delle proteste dei preti. Cos quel suono divenne una calamit e i preti, non riuscendo a sopportarlo, si liberarono della
campana facendola rotolare gi dalla collina in una palude profonda che se
la inghiott. Questa fu la fine della campana. Di quella vicenda restano solo
la leggenda e il nome, Mugen-Kane, la Campana di Mugen.
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Esistono antiche e curiose credenze giapponesi sull'efficacia magica di una
certa operazione mentale che il verbo nazoraeru implica, pur non descrivendola. La parola in s non ha un corrispondente adatto perch si usa in
relazione a molti tipi di magia mimetica, cos come all'esecuzione di molti
atti religiosi di fede. I significati comuni di questa parola, secondo i dizionari, sono imitare, confrontare e comparare, ma il significato esoterico 
quello di sostituire, nella tua immaginazione, un oggetto o un'azione con
altro, cos da ottenere un risultato magico o miracoloso. Facciamo un
esempio: non puoi permetterti di costruire un tempio buddista ma puoi facilmente posare un sasso davanti all'immagine del Budda con la stessa devozione che ti indurrebbe a costruire un tempio se fossi tanto ricco da costruirne uno. Il pregio di offrire il sasso equivale, o quantomeno  simile, a
quello di erigere un intero tempio. Non potrai mai leggere tutti i 6771 volumi dei testi buddisti, ma puoi creare una libreria girevole che li contenga, e farla ruotare su se stessa come un argano. Se la
giri con la seria aspirazione di leggere i seimilasettecentosettantuno volumi, otterrai lo stesso merito che la lettura di tutti quei volumi ti permetterebbe di ottenere. Tanto basta forse a spiegare il significato religioso della
parola nazoraeru. Le implicazioni magiche non si possono spiegare a fondo senza un'ampia variet di esempi ma, per i nostri scopi, quello riportato
qui di seguito baster.
Immaginiamo di costruire un omino di paglia, per lo stesso motivo per cui
Sorella Elena, nella celebre poesia di Rossetti, fece un omino di cera, e di
inchiodarlo, con chiodi lunghi cinque pollici, a un albero nel boschetto del
tempio nelle ore del bue.  Se la persona idealmente rappresentata dall'omino di paglia dovesse morire fra atroci agonie allora questo illustrerebbe
uno dei significati di nazoraeru.
Oppure supponiamo che un ladro vi sia entrato in casa di notte e si sia portato via i vostri oggetti di valore. Se riuscite a trovare le orme del ladro in
giardino e subito ci bruciate sopra una grossa quantit di moxa, le piante
dei piedi del ladro si infiammeranno e non gli daranno pace finch non verr a rimettersi alla vostra merc di sua volont.
Questo  un altro tipo di magia mimetica espressa dal termine nazoraeru.
Un terzo significato  illustrato dalle varie leggende sulla Mugen-Kane.
Dopo che la campana fu fatta rotolare nella palude, ovviamente non ci fu
possibilit di suonarla n tantomeno di romperla. Ma chi si rammaricava di
aver perso quell'opportunit colpiva e rompeva oggetti che idealmente sostituivano la campana, sperando cos di compiacere lo spirito della proprietaria dello specchio che aveva causato cos tanti problemi. Una di queste
persone era una donna di nome Umegae, personaggio noto nelle leggende
giapponesi per la sua parentela con Kajiwara Kagesue, un guerriero del
clan Heike. Mentre i due viaggiavano insieme, un giorno Kajiwara si trov
in difficolt finanziarie e cos Umegae, memore della tradizione della
Campana di Mugen, prese un catino di bronzo, se lo figur come una campana, e ci batt sopra finch non lo ruppe, gridando allo stesso tempo di
volere trecento pezzi d'oro. Un ospite della locanda in cui i due si erano
fermati volle scoprire la causa dei colpi e delle grida e, saputa la storia, si
present davanti a Umegae con trecento ryo  d'oro. In seguito venne composta una canzone sul catino di bronzo di Umegae, cantata ancora oggi dalle ballerine:
Umagae ga chozubachi tataite
O-Kane ga deru naraba
Mina San mi-uke wo
Sore tanomimasu
Se, colpendo il catino di Umegae, riuscissi a ottenere onorevole denaro,
allora negozierei per la libert di tutte le mie compagne.
Dopo questi avvenimenti, la fama della Mugen-Kane divenne sempre pi
grande e molti seguirono l'esempio di Umagae, sperando cos di ottenere la
stessa fortuna. Tra questi c'era un agricoltore dissoluto che viveva nei pressi di Mugenyama, sulla riva dell'Oigawa. Avendo sperperato tutte le sue
sostanze in una vita sfrenata, si fece una copia di creta della Mugen-Kane
usando il fango del suo giardino, la colp ripetutamente, la ruppe e grid di
volere grandi ricchezze.
Allora, dalla terra davanti a lui, si lev la figura di una donna vestita di
bianco, con una lunga chioma fluente, che teneva in mano una giara
chiusa.
Sono venuta a dare la giusta risposta che merita la tua fervente preghiera
gli disse la donna. Prendi questa giara. Ci detto, gliela mise tra le mani
e svan.
L'uomo si precipit in casa per dare la bella notizia alla moglie. Le mise la
pesante giara davanti agli occhi e insieme l'aprirono. E scoprirono che era
piena fino all'orlo di Oh, no! Non posso proprio dirvi di cosa era piena.
Jikininki
Muso Kokushi, un prete Zen che viaggiava da solo nella provincia di Mino,  un giorno si perse in un distretto di montagna dove non c'era nessuno
che potesse dargli delle indicazioni. Vagabond a lungo senz'aiuto, cominciando a disperare di trovare un riparo per la notte quando, in cima a una
collina illuminata dagli ultimi raggi di sole, scorse uno di quei piccoli eremi chiamati anjitsu, costruiti per i preti solitari. Sembrava diroccato, ma lui
si affrett a raggiungerlo e scopr che vi abitava un anziano sacerdote, a cui
chiese il favore di ospitarlo per la notte. Lui rifiut con asprezza ma lo indirizz verso un piccolo villaggio nella vicina vallata, in cui avrebbe trovato vitto e alloggio. Muso trov la strada per il villaggio, che comprendeva
meno di una dozzina di case, e fu accolto gentilmente nella dimora del capo villaggio. Al momento del suo arrivo nella stanza pi grande erano riunite tra quaranta e cinquanta persone ma lui venne fatto accomodare in una
stanzetta separata, dove subito gli furono portati del cibo e il necessario per
il letto. Stanco com'era, si coric presto ma poco prima di mezzanotte fu
svegliato dal suono di un forte pianto nella camera attigua. Di l a poco
sent scorrere lievemente le porte a pannello e nella stanza entr un giovane recante in mano una lanterna accesa che, dopo averlo salutato con rispetto, gli disse:
Reverendo signore,  mio doloroso dovere informarvi che adesso sono il
responsabile di questa casa. Fino a ieri ero sol il figlio maggiore. Quando
siete arrivato, stanco come eravate, non volevamo in nessun modo che vi
sentiste imbarazzato, pertanto non vi abbiamo detto che mio padre era morto solo qualche ora prima. Quelli che avete visto nella stanza accanto sono
gli abitanti del villaggio. Si erano riuniti tutti qui per porgere il loro ultimo
saluto al defunto, e adesso stanno andando in un altro villaggio, a circa tre
miglia, perch  nostro costume che nessuno resti qui la notte dopo la morte di qualcuno. Facciamo le offerte dovute, preghiamo e poi ce ne andiamo,
lasciando il corpo da solo. Accadono sempre strane cose nella casa in cui
viene lasciata la salma, quindi pensiamo sia meglio che veniate con noi.
Possiamo trovarvi un buon alloggio altrove. Ma forse, essendo un prete,
non temete demoni o spiriti maligni e, se non avete paura di restare da solo
con il defunto, sarete il benvenuto in questa povera casa. Comunque, devo
informarvi che nessuno, eccetto un sacerdote, oserebbe restare qui stanotte.
Ecco come rispose Muso:
Vi sono profondamente grato per le vostre intenzioni gentili e la generosa
ospitalit. Ma mi dispiace che non mi abbiate detto della morte di vostro
padre al mio arrivo perch, sebbene fossi un po' stanco, sicuramente non lo
ero cos tanto da non potere adempiere al mio dovere di prete. Se me l'aveste detto, avrei celebrato il rito prima della vostra partenza. Cos come
stanno le cose, lo celebrer dopo che ve ne sarete andati e rester accanto
al corpo fino al mattino. Non so cosa intendiate dire con le vostre parole
sul pericolo di restare da soli ma io non temo gli spettri e i demoni: quindi
non sentitevi in ansia per me.
Quelle rassicurazioni sembrarono tranquillizzare il giovane, che gli espresse la sua gratitudine con parole appropriate. Gli altri membri della famiglia
e la gente riunita nella stanza accanto, dopo aver ascoltato le cortesi promesse del sacerdote, andarono a ringraziarlo, e poi il padrone di casa disse:
Adesso, reverendo signore, per quanto ci dispiaccia lasciarvi da solo,
dobbiamo dirvi addio. Secondo le regole del nostro villaggio, nessuno di
noi pu restare qui dopo mezzanotte. Vi imploriamo, caro signore, di fare
molta attenzione al vostra venerabile persona nelle ore in cui non saremo
qui ad assistervi. E se vi dovesse capitare di sentire o vedere qualcosa di
strano durante la nostra assenza, vi prego di riferircelo domattina appena
saremo di ritorno.
Tutti lasciarono la casa, tranne il prete che and nella stanza in cui giaceva
il morto. Gli erano state poste davanti le offerte abituali, e una piccola lanterna buddista il tomyo stava bruciando. Il sacerdote celebr il rito, recit la liturgia funebre, ed entr in meditazione. Rest in quello stato per
diverse ore silenziose e nel villaggio deserto non si sentiva neanche un
suono. Ma quando la quiete raggiunse il suo apice, in silenzio entr
un'Ombra, vaga e immensa, e nello stesso istante Muso scopr di non potersi muovere, n parlare. L'Ombra sollev il corpo del morto, come se
avesse le mani, e lo divor per intero, pi velocemente di un gatto che divora un topo, cominciando dalla testa e inghiottendo tutto il resto: i capelli,
le ossa, e persino il lenzuolo funebre. Quella cosa mostruosa, dopo aver
consumato il suo pasto, pass alle offerte e mangi pure quelle. Poi se ne
and misteriosamente, cos com'era venuto.
Quando tornarono il giorno dopo, gli abitanti del villaggio trovarono il sacerdote ad aspettarli davanti la porta della dimora del capo. Li salut a uno
a uno, e una volta che furono entrati ed ebbero guardato dentro la stanza
non sembrarono stupirsi per la sparizione del corpo e delle offerte. Ma il
padrone di casa disse a Muso:
Reverendo signore, stanotte dovete aver visto cose spiacevoli, eravamo
tutti in ansia per voi. Ma adesso siamo molto felici di trovarvi sano e salvo.
Saremmo rimasti volentieri con voi, se solo fosse stato possibile. Ma la
consuetudine del villaggio, come vi ho raccontato ieri sera, ci obbliga a lasciare le nostre case dopo la morte di qualcuno, e a lasciare da solo il corpo. Fino a oggi, ogni volta che questa legge  stata infranta sono capitate
grandi sventure. Ogni volta che la seguiamo, scopriamo che il corpo e l'offerta spariscono durante la nostra assenza. Forse voi avete scoperto la causa.
Allora Muso raccont loro dell'Ombra indistinta e spaventosa che era entrata nella camera mortuaria per divorare il corpo e le offerte. Nessuno
sembr sorprendersi per la sua narrazione e il padrone di casa osserv:
Quanto ci avete raccontato, reverendo signore, corrisponde a ci che ci 
stato tramandato sulla faccenda sin dai tempi antichi. Allora Muso chiese:
Il prete sulla collina non celebra mai un rito funebre per i morti?
Quale prete? chiese il giovane.
Quello che ieri sera mi ha indicato la strada per questo villaggio, rispose Muso. Mi sono fermato al suo anjitsu su quella collina laggi. Ha rifiutato di ospitarmi ma mi ha indicato la strada per arrivare qui.
Tutti si guardarono tra loro stupiti e, dopo un attimo di silenzio, il padrone
di casa disse:
Reverendo signore, sulla collina non c' nessun sacerdote, n un anjitsu.
Ormai da molte generazioni non ne abbiamo neanche uno nelle vicinanze.
Muso non disse altro sull'argomento perch era evidente che i suoi gentili
ospiti pensavano che fosse stato ingannato da uno spirito maligno. Ma dopo aver detto loro addio e avere ottenuto tutte le informazioni necessarie
per la strada da seguire, decise di dare un'altra occhiata all'eremo in collina,
per capire se fosse stato davvero ingannato. Trov l'anjitsu senza difficolt,
ma questa volta l'anziano al suo interno lo invit a entrare. Fatto questo, gli
fece un umile inchino ed esclam: Ah, come mi vergogno! Mi vergogno
davvero tanto! Mi vergogno enormemente!
Non avete bisogno di provare vergogna per esservi rifiutato di accogliermi, disse Muso. Mi avete indicato la strada per il villaggio in cui
sono stato trattato con molta cortesia, e per questo vi ringrazio.
Non posso dare asilo a nessuno, rispose il recluso, e non  per il rifiuto che mi vergogno. Sono imbarazzato perch mi avete visto con il mio
aspetto reale, perch sono stato io a divorare il corpo e le offerte davanti ai
vostri occhi. Sapete, reverendo signore, io sono un jikininki,  un divoratore di carne umana. Abbiate piet di me e permettetemi di confessarvi la
colpa segreta per cui sono stato ridotto in questa condizione. Tantissimo
tempo fa ero un prete in questa regione desolata. Nell'arco di molte leghe
non c'erano altri preti, cos a quel tempo i corpi dei morti della gente della
montagna venivano portati qui, a volte da grandi distanze, in modo che potessi recitare il sacro rito. Ma ripetevo il rito e celebravo la liturgia solo per
dovere; in realt pensavo al cibo e alle vesti che la mia sacra professione
mi permettevano di guadagnare. E a causa di quella empiet egoista rinacqui, immediatamente dopo la morte, sotto forma di jikininki. Da allora sono
stato obbligato a nutrirmi dei corpi della gente che muore in questo distretto: li devo divorare nel modo in cui mi avete visto fare ieri notte. Ora, reverendo signore, lasciate che vi supplichi di celebrare in mio favore un rito
Segaki:  aiutatemi con le vostre preghiere, ve ne prego, cos che io possa
presto sfuggire a questo orribile stato di esistenza.
Appena l'eremita ebbe manifestato questa richiesta scomparve, e nello stesso istante spar anche l'eremo. E Muso Kokushi si ritrov inginocchiato
sull'erba alta, di fianco a una tomba antica, ricoperta di muschio, a forma di
go-rin-ishi,  che sembrava la tomba di un prete.
Mujina
Nella via Akasaka, a Tokyo, c' un pendio chiamato Kii-no-kuni-zaka, il
Pendio della provincia di Kii. Su un lato di questo pendio si vede un antico
fossato, profondo e molto ampio, con alte sponde verdi sorte come luogo di
giardini, mentre dall'altra parte della strada corrono le lunghe e alte mura di
un palazzo imperiale.
Prima dell'era dei lampioni e dei risci questo quartiere era molto buio e
solitario, e i viandanti ritardatari preferivano deviare di molto dal loro
percorso piuttosto che scalare da soli il Kii-no-kuni-zaka dopo il tramonto,
a causa di un Mujina  che era solito aggirarsi da quelle parti.
L'ultimo a vederne uno fu un vecchio mercante del quartiere Kyobashi,
morto circa trent'anni fa. Ecco la storia. Una notte, a tarda ora, il mercante
stava attraversando in tutta fretta il Kii-no-kuni-zaka quando si accorse di
una donna china sul fossato, tutta sola, che piangeva amaramente. Temendo che volesse annegarsi, si ferm per offrirle assistenza o consolazione
per quanto fosse in suo potere. La donna era snella e aggraziata, vestita bene, e i capelli avevano la tipica acconciatura di una giovane di buona famiglia. O-jochu,  esclam non appena le si fu avvicinato, O-jochu, non
piangete cos! Ditemi cosa vi preoccupa e, se vi posso aiutare in qualche
modo, sar contento di farlo. Aveva parlato con sincerit perch era un
uomo molto gentile, ma lei continuava a piangere, nascondendosi il viso
con una delle sue lunghe maniche.
O-jochu, riprese lui, pi gentilmente che poteva, vi prego, vi prego,
ascoltatemi! Questo non  un posto adatto a una giovane durante la notte!
Non piangete, vi imploro! Ditemi solo come posso aiutarvi!
Lei si alz lentamente ma, dandogli le spalle, continu a piangere e a lamentarsi dietro la manica. Lui le poggi appena la mano sulla spalla, e la
preg: O-jochu! O-jochu! O-jochu! Ascoltatemi solo per un attimo! O-
jochu! O-jochu! Finalmente quella O-jochu si volt, lasci cadere la manica, si pass la mano sul viso, e l'uomo vide che non aveva occhi, n naso o
bocca, quindi url e scapp via.
Corse e corse su per il Kii-no-kuni-zaka, e davanti a lui era tutto nero e
vuoto. Corse sempre avanti, non osando mai guardarsi indietro, e alla fine
scorse una lanterna, cos lontana che sembrava il bagliore di una lucciola, e
segu quella direzione. Era solo la lanterna di un venditore ambulante di
soba  che aveva montato il suo bancone sul limitare della strada, ma dopo
quell'esperienza una luce e la compagnia umana erano le benvenute, cos si
gett ai piedi del venditore di soba gridando, Ah! Aaa! Aaa!
Kore! Kore!  esclam rudemente l'uomo della soba. Insomma! Che
succede? Qualcuno ti ha fatto del male?
No, nessuno me ne ha fatto, ansim l'altro, solo che Ah! Aaa! Aaa!
Solo che ti ha spaventato? chiese il venditore, indifferente. E chi?
Forse dei ladri?
Non ladri, non ladri! disse senza fiato l'uomo spaventato. Ho visto
ho visto una donna, vicino al fossato, e lei mi ha mostrato Ah! Non ce la
faccio a dirlo!
He!  Ti ha mostrato qualcosa del genere? grid il venditore di soba,
passandosi la mano sul volto, che divenne liscio come un uovo.
Nello stesso istante, la luce svan.
...
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...
Rokuro Kubi.
...
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...
Circa cinque secoli fa un samurai di nome Isogai Heidazaemon Taketsura
era al servizio del Signore Kikuji di Kyushu. Isogai aveva ereditato dai
suoi molti antenati guerrieri un'attitudine naturale per gli esercizi marziali e
una forza straordinaria. Quando era ancora ragazzo aveva superato i suoi
maestri nell'arte della scherma, nel tiro con l'arco e nell'uso della lancia, e
aveva dimostrato di possedere tutte le capacit di un soldato abile e intrepido. In seguito, al tempo della guerra Eikyo,  si distinse cos tanto che gli
furono concessi alti onori. Ma quando la casata di Kikuji and in rovina,
Isogai si ritrov senza un signore. Avrebbe potuto trovare facilmente servizio sotto un altro daimyo ma, non avendo mai cercato di distinguersi solo
per puro piacere personale e rimasto il suo cuore fedele al precedente signore, prefer ritirarsi a vita privata. Cos si tagli i capelli e divenne un sacerdote itinerante, prendendo il nome buddista di Kwairyo. Nonostante
questo, anche sotto il koromo  continuava a battere il cuore di un samurai.
Cos come in passato si era fatto beffe del pericolo, anche adesso continuava a disprezzarlo e viaggiava con qualsiasi clima e stagione per predicare
la Buona Legge in luoghi in cui nessun altro prete avrebbe osato avventurarsi. Quella era un'epoca di violenza e disordine e lungo le strade non c'era
sicurezza per i viaggiatori solitari, anche se questi erano preti.
Nel corso del suo primo lungo viaggio, Kwairyo ebbe occasione di visitare
la provincia di Kai.  Una sera, mentre attraversava le montagne di quella
provincia, l'oscurit lo sorprese in un distretto disabitato, a leghe di distanza da qualsiasi villaggio. Cos si rassegn a passare la notte sotto le stelle, e
trovato un posto erboso adatto lungo la strada si sdrai e si prepar a dormire. Aveva sempre accettato il disagio di buon grado e anche la nuda roccia era per lui un buon letto quando non c'era niente di meglio, mentre la
radice di un pino poteva costituire un cuscino eccellente. Aveva un corpo
d'acciaio e non si era mai preoccupato della rugiada, della pioggia, del
ghiaccio o della neve. Si era coricato da poco quando lungo la strada comparve un uomo che portava con s un'ascia e un grosso fascio di legna. Vedendo Kwairyo sdraiato il taglialegna si ferm e poi, dopo averlo osservato
un attimo in silenzio, gli disse con tono assai sorpreso:
Che tipo di uomo siete mai, caro signore, per osare coricarvi da solo in
un luogo simile? Ci sono cacciatori qui nei dintorni, e sono molti. Non avete paura degli Esseri Pelosi?
Amico mio, rispose allegramente Kwairyo, sono solo un prete viandante, un Ospite delle Nuvole e dell'Acqua come dice la gente, un Unsuino-ryokaku.  Non temo per niente gli Esseri Pelosi, se intendi gli spiriti
volpe e gli spiriti tasso o altre creature del genere. Quanto ai luoghi isolati,
a me piacciono: sono adatti alla meditazione. Sono abituato a dormire all'aria aperta e ho imparato a non temere mai per la mia vita.
Dovete essere davvero un uomo coraggioso, signor prete, rispose il
contadino, per dormire proprio qui! Questo posto ha una cattiva fama,
davvero pessima. Ma, come dice il proverbio, Kunshi ayayuki ni chikayorazu, l'uomo superiore non si deve esporre inutilmente al pericolo, e io vi
assicuro, signore, che  molto pericoloso dormire qui. Sebbene la mia casa
sia solo una misera capanna di paglia, vi prego di venire subito con me.
Quanto a cibo, non ho nulla da offrirvi ma almeno c' un tetto e ci potete
dormire sotto senza alcun rischio.
Aveva parlato con seriet cos Kwairyo, apprezzandone il tono gentile, accett la sua modesta offerta. Il taglialegna lo guid lungo uno stretto sentiero, allontanandosi dalla strada principale per attraversare la foresta. Il
percorso era accidentato e pericoloso, di tanto in tanto costeggiava precipizi, offriva ai piedi solo un reticolato di radici scivolose su cui riposare o
serpeggiava attraverso e sopra ammassi di roccia frastagliata. Ma alla fine
Kwairyo si ritrov in uno spazio aperto in cima alla collina, con la luna
piena che splendeva in cielo, e davanti a lui vide una capanna di paglia, allegramente illuminata dall'interno. Il taglialegna lo condusse a un riparo
dietro la casa dove era stata portata l'acqua da qualche torrente vicino grazie a un sistema di canne di bamb, e i due uomini si lavarono i piedi. Al di
l del riparo c'erano un orto e un boschetto di cedri e bamb, e oltre gli alberi si scorgeva il luccichio di una cascata che scendeva da un punto pi in
alto e ondeggiava alla luce della luna come una lunga veste bianca.
Appena Kwairyo fu entrato nella capanna con la sua guida, vide che quattro persone uomini e donne si stavano scaldando le mani davanti a un
fuocherello acceso nel ro  della stanza pi grande. Si inchinarono profondamente davanti al prete e lo salutarono con il massimo rispetto. Kwairyo
si stup che delle persone cos povere, che vivevano in una tale solitudine,
fossero a conoscenza delle forme cortesi di saluto. Sono brave persone,
pens, e devono essere state educate da qualcuno che conosce bene le regole del buon vivere civile. Poi si volt verso il suo ospite l'aruji o padrone di casa, come lo chiamavano gli altri e disse:
Dalla cortesia del vostro discorso e dal benvenuto molto cordiale che ho
ricevuto dalla vostra famiglia, immagino che non siate sempre stato un taglialegna. Forse prima appartenevate a una classe elevata?
Sorridendo, il taglialegna rispose:
Signore, non vi sbagliate. Anche se adesso vivo cos, una volta ero una
persona distinta. La mia  la storia di una vita dissipata, rovinata per colpa
mia. Ero al servizio di un daimyo e il mio rango non era senza importanza.
Ma amavo il vino e le donne, e sotto l'influenza della passione agii immoralmente. Il mio egoismo port rovina alla nostra casata, provocando la
morte di molte persone. A ci fece seguito la punizione e fuggii a lungo
per tutto il paese. Adesso prego spesso di poter fare ammenda per il male
di cui mi sono reso responsabile, e ristabilire l'antica casata. Ma temo che
non trover mai un modo. Tuttavia cerco di sconfiggere il karma dei miei
errori con sincero pentimento e aiutando gli sfortunati per quanto posso.
Kwairyo ascolt con piacere i suoi buoni propositi e disse all'aruji: Amico mio, ho avuto modo di osservare che l'uomo incline a compiere sciocchezze in giovent in seguito pu diventare molto serio e vivere nel modo
giusto. Nei sacri sutra  scritto che colui che ha fatto pi errori pu diventare, per il potere dei buoni propositi, colui che si comporta meglio. Non
dubito che abbiate un buon cuore e spero che vi capiti miglior fortuna. Stanotte reciter per voi i sutra e pregher affinch possiate ottenere la forza
di sconfiggere il karma dei vostri errori passati. Con queste promesse,
Kwairyo diede la buonanotte e il padrone di casa gli mostr una stanzetta
molto piccola in cui era stato preparato un letto. Poi si misero tutti a dormire, tranne il prete che prese a leggere i sutra alla luce della lanterna di carta.
Continu a leggere e pregare fino a tardi e poi apr la finestrella della sua
stanzetta per dare un'ultima occhiata al paesaggio prima di coricarsi. La serata era incantevole: nel cielo non si vedevano nuvole, non c'era vento e il
luminoso chiaro di luna gettava ombre scure e nette sul fogliame, facendo
brillare la rugiada in giardino.
Il suono stridulo dei grilli e degli insettiCcampana  creava un tumulto musicale e il suono della vicina cascata si sentiva ancor di pi nella notte. A
Kwairyo venne sete mentre ascoltava il rumore dell'acqua e, ricordandosi
dell'acquedotto di bamb sul retro della casa, pens che sarebbe potuto andare a bere senza disturbare gli abitanti della casa che dormivano. Con
molta delicatezza fece scorrere le porte a pannello che separavano la sua
stanza da quella principale e, alla luce della lanterna, vide cinque corpi distesi, senza testa.
Per un attimo rest perplesso, immaginando che fosse avvenuto un crimine. Ma subito dopo si accorse che non c'era sangue, e che i colli senza teste
non sembravano essere stati tagliati. Poi si disse: O si tratta di un'illusione
creata dagli spiriti maligni o sono stato attirato nella dimora di Rokuro
Kubi.  Nel libro Soshinki   scritto che se si trova il corpo di un Rokuro
Kubi senza testa e si sposta il corpo da un'altra parte, la testa non sar
mai pi in grado di riunirsi al collo. E inoltre il libro dice che quando la
testa torna e trova che il corpo  stato spostato, sbatter sul pavimento per
tre volte; rimbalzando come una palla, ansimer per la gran paura e morir all'istante. Se questi sono dei Rokuro Kubi non vuol dire nulla di buono
e quindi sar autorizzato a seguire le istruzioni del libro. Afferr il corpo
dell'aruji per i piedi, lo trascin alla finestra e lo butt fuori. Poi and alla
porta sul retro e la trov chiusa, quindi suppose che le teste fossero uscite
dallo sfiatatoio nel tetto, che era stato lasciato aperto. Apr appena la porta,
si fece strada fino in giardino e procedette con tutta la cautela possibile fino al boschetto che c'era oltre. Sent delle voci che parlavano fra di loro e
cos ne segu la direzione, muovendosi furtivamente di ombra in ombra,
finch raggiunse un buon posto in cui nascondersi. Allora, da dietro un
tronco, riusc a vedere tutte e cinque le teste che volteggiavano e nel frattempo parlavano. Mangiavano vermi e insetti che trovavano a terra o tra gli
alberi. D'un tratto la testa dell'aruji smise di mangiare e disse: Ah, quel
prete viandante che  arrivato stasera! Com' in carne! Quando l'avremo
mangiato, avremo le pance belle piene. Sono stato uno stupido a parlargli
in quel modo, l'ha solo spinto a recitare i sutra per la mia anima! Avvicinarsi a lui mentre li recita sarebbe difficile, e finch prega non possiamo
toccarlo. Ma adesso che  quasi giorno forse  andato a dormire. Qualcuno
vada a casa a vedere cosa sta facendo. Un'altra testa, quella di una giovane
donna, si sollev all'istante e svolazz fino alla casa, leggera come un pipistrello. Dopo pochi minuti ritorn e grid con voce roca, in tono assai allarmato:
Il sacerdote itinerante non  in casa, se n' andato! Ma questa non  la notizia peggiore. Ha preso il corpo del nostro aruji e non so dove l'ha messo.
A quella notizia la testa dell'aruji, perfettamente visibile al chiaro di luna,
assunse un aspetto spaventoso: gli occhi gli si spalancarono mostruosamente, i capelli gli si rizzarono e i denti digrignarono. Poi dalle labbra irruppe un grido e, versando lacrime di rabbia, esclam:
Una volta che il mio corpo  stato mosso, non mi ci posso riunire pi!
Sono condannato a morte! E tutto per colpa del prete! Prima di morire lo
prender! Lo far a pezzi! Lo divorer! Ma eccolo l, dietro quell'albero!
Si nasconde dietro quell'albero! Lo vedo! Quel grosso vigliacco!
Nello stesso istante la testa del capo, seguita dalle altre quattro, balz su
Kwairyo ma il prete robusto si era gi armato con un giovane albero che
aveva divelto e con quello colpiva le teste quando si avvicinavano, allontanandole da s con dei fendenti tremendi. Quattro di loro fuggirono. Ma la
testa dell'aruji, colpita pi volte, continuava disperatamente ad attaccare il
prete, riuscendo alla fine ad afferrarlo per la manica sinistra della sua veste.
Kwairyo la agguant per un ciuffo di capelli pi veloce che pot e la colp
ripetutamente. L'aruji non allent la stretta, ma emise un lungo lamento e
poi smise di lottare. Era morto. Ma i denti tenevano ancora la manica e nonostante la grande forza Kwairyo non riusc ad aprigli le mascelle. Con la
testa ancora appesa alla manica, ritorn alla casa e l vide gli altri quattro
Rokuro Kubi rannicchiati uno accanto all'altro, con le teste livide e sanguinanti riunite ai loro corpi. Ma quando si accorsero che era davanti alla porta sul retro gridarono: Il prete! Il prete!
E volarono via, passando dall'altra porta, nel bosco.
A est il cielo si stava schiarendo, era quasi l'alba, e Kwairyo sapeva che il
potere degli spiriti maligni era limitato alle ore notturne. Guard la testa
attaccata alla sua manica, la faccia tutta imbrattata di sangue, bava e terra e
scoppi a ridere mentre pensava: Che miyage!  La testa di uno spirito
maligno! Dopodich raccolse le sue poche propriet e senza troppa fretta
discese la montagna per continuare il suo viaggio.
Prosegu finch non arriv a Suwa, nello Shinano,  camminando
solennemente lungo la strada principale, con la testa che gli dondolava al
gomito. Appena lo vedevano, le donne svenivano e i bambini gridavano e
scappavano. Poi una folla numerosa cominci a schiamazzare, finch la
tonte (nome con cui veniva chiamata la polizia a quei tempi) afferr il prete
e lo condusse in prigione. Pensavano infatti che la testa appartenesse a un
uomo assassinato il quale, prima di essere ucciso, aveva afferrato tra i denti
la manica dell'assassino. Kwairyo sorrise e non disse nulla quando lo
interrogarono. Cos, dopo aver passato la notte in prigione, fu portato
davanti ai magistrati del distretto. Poi gli fu ordinato di spiegare come mai
lui, un prete, si trovasse con la testa di un uomo attaccata alla manica e
perch avesse osato esibire cos sfacciatamente il suo crimine davanti a
tutti.
Kwairyo rise forte e a lungo a quelle domande, e poi disse: Signori, non
sono stato io ad attaccarmi la testa alla manica, ci si  attaccata da sola,
contro la mia volont. E non ho commesso alcun crimine. Infatti questa
non  la testa di un uomo, ma di uno spirito maligno. E se ne ho causato la
morte, l'ho fatto senza spargere sangue, una semplice precauzione necessaria per garantire la mia incolumit. E cos prese a raccontare loro tutta l'avventura, scoppiando a ridere di cuore quando arriv all'incontro con le cinque teste.
Ma i magistrati non risero. Giudicarono lui un criminale incallito, e la sua
storia un insulto alla loro intelligenza. Quindi, senza altre domande, ordinarono la sua esecuzione immediata. Lo fecero tutti tranne uno, un uomo molto anziano. Quell'attempato funzionario non aveva fatto osservazioni
durante il processo ma, sentite le opinioni dei suoi colleghi, si alz e disse:
Prima esaminiamo la testa con attenzione perch questo, mi pare, non 
ancora stato fatto. Se il prete ha detto la verit, ce lo dir proprio la testa.
Portatela qui!
Cos la testa, che ancora teneva tra i denti il koromo strappato dalle spalle di Kwairyo, venne portata davanti ai giudici. L'anziano la gir e rigir, esaminandola attentamente, e sulla nuca scopr degli strani caratteri rossi. Richiam l'attenzione dei suoi colleghi su di essi e li invit a osservare che i bordi del collo non sembravano essere stati tagliati da nessuna arma. L'attaccatura era infatti liscia come quando una foglia cade e si stacca dal
gambo. Disse allora l'anziano:
Sono sicurissimo che il prete ci abbia detto la verit. Questa  la testa di
un Rokuro Kubi. Nel libro Nan-ho-i-butsu-shi  scritto che sulla nuca di un
vero Rokuro Kubi si trovano sempre dei caratteri rossi. Ed eccoli qua: potete vedere voi stessi che non sono stati dipinti. E poi  risaputo che questi
spiriti abitano le montagne della provincia di Kai sin dai tempi antichi. Ma
voi, signore, esclam, voltandosi verso Kwairyo come fate a essere cos forte? Senza dubbio avete dato prova di un coraggio di cui pochi preti
sono in possesso, e poi avete pi l'aria di un soldato che di un religioso.
Forse prima eravate un samurai? Avete indovinato, signore. rispose
Kwairyo. Prima di diventare prete ho esercitato a lungo il mestiere delle
armi e a quei tempi non temevo n uomini, n spiriti maligni. Il mio nome
era Isogai Heidazaemon Taketsura di Kyushu: forse qualcuno se lo ricorda.
Appena quel nome fu menzionato un mormorio di ammirazione riemp la
corte poich erano in molti a ricordarsene. E Kwairyo si ritrov all'istante
tra amici e non pi tra giudici, amici ansiosi di dimostrare la loro ammirazione con premura fraterna. Lo scortarono con tutti gli onori alla residenza
del daimyo che lo accolse e lo festeggi, e poi gli fece un bel regalo prima
di permettigli di andarsene. Quando Kwairyo lasci Suwa, era contento
come un qualsiasi altro prete a cui  permesso di vivere in questo mondo
transitorio. Quanto alla testa, la port con s, insistendo scherzosamente
che la considerava un miyage.
E cos ora resta solo da dire cosa ne fu proprio della testa. Qualche giorno
dopo aver lasciato Suwa, Kwairyo si imbatt in un ladro che lo ferm in un
luogo isolato e gli intim di spogliarsi. Kwairyo si lev subito il koromo e
lo offr al ladro, che not subito cosa pendeva dalla manica. Sebbene coraggioso, il brigante trasal: lasci cadere l'indumento e fece un balzo indietro. Poi grid: Tu! Ma che razza di prete sei? Ecco, sei un uomo peggiore di me!  vero che ho ucciso delle persone, ma non mi sono mai portato dietro le loro teste attaccate alla manica. Bene, signor prete, suppongo
che siamo della stessa specie, e devo dire che ti ammiro! In realt quella
testa mi potrebbe tornare utile, ci potrei spaventare la gente. Me la venderesti? In cambio del tuo koromo possono darti la mia veste, e per la testa ti dar cinque ryo.
Kwairyo rispose:
Se proprio insisti ti dar sia la testa che l'abito, ma devo informarti che
questa non  la testa di un uomo.  la testa di uno spirito maligno. Quindi,
se la compri e poi finisci nei guai, ti prego di ricordare che io non ti ho imbrogliato.
Che prete simpatico! esclam il ladro. Uccidi la gente e ci scherzi pure sopra! Ma io dico sul serio. Ecco la mia veste ed ecco il denaro. E adesso dammi la testa. Ma perch ci scherzi su?
Prenditela, disse Kwairyo, io non stavo scherzando. L'unico scherzo,
se si pu definire cos,  che tu sei cos sciocco da pagare bene per la testa di uno spirito maligno.
E Kwairyo, con una grossa risata, se ne and per la sua strada. Cos il ladro
ebbe la testa e il koromo e per qualche tempo interpret il prete Spirito per
le strade. Ma, raggiunti i dintorni di Suwa, scopr la vera storia della testa e
allora cominci a temere che lo spirito del Rokuro Kubi potesse creargli
problemi. Allora decise di riportarla nel luogo da cui proveniva, e di seppellirla insieme al corpo. Trov la strada per la capanna solitaria tra le
montagne di Kai, ma l non c'era nessuno e non riusc nemmeno a trovare il
corpo. Seppell la testa nel bosco dietro la capanna e ci piant sopra una
pietra tombale. Poi fece celebrare un rito Segaki in favore dello spirito del
Rokuro Kubi. E quella pietra, conosciuta come la pietra tombale del Ro-
kuro Kubi, si pu vedere ancora oggi. O almeno cos afferma il narratore giapponese.
...
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Il segreto sepolto.
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Tanto tempo fa, nella provincia di Tamba,  viveva un ricco mercante di
nome Inamuraya Gensuke che aveva una figlia di nome O-Sono. Essendo
molto bella e intelligente, il padre pens che sarebbe stato un peccato farla
crescere con i soli insegnamenti che le avrebbero potuto impartire in campagna. Allora la mand a Kyoto, affidandola alle cure di persone di fiducia, cos che potesse imparare le raffinate abilit che si insegnavano alle
gentildonne della capitale. Terminato il periodo di istruzione, venne fatta
sposare a un amico della famiglia del padre, un mercante di nome Nagara-
ya, e con lui ebbe una vita felice per quasi quattro anni. Ebbero anche un
bambino. Ma O-Sono si ammal e mor nel quarto anno del loro matrimonio. La sera dopo il funerale di O-Sono, il piccolo disse che la sua mamma
era tornata e che si trovava nella stanza di sopra. Gli aveva sorriso senza
dire una parola, cos lui aveva avuto paura ed era scappato. Allora qualcuno della famiglia and di sopra, nella stanza che era stata di O-Sono, e rest sorpreso di vedere, alla luce di una piccola lampada che era stata accesa
accanto all'altare, la figura della madre morta. Sembrava che stesse davanti
a un tansu, una cassettiera, che ancora conteneva i suoi ninnoli e gli indumenti. La testa e le spalle si distinguevano con chiarezza ma dalla vita in
gi la figura si assottigliava fino a svanire; era come un suo riflesso imperfetto, trasparente come un'ombra sull'acqua. Allora i familiari si spaventarono e lasciarono la stanza. Una volta di sotto, si consultarono tra di loro e
la madre del marito di O-Sono disse: Le donne amano le loro cose. Sono era molto attaccata ai suoi averi. Forse  tornata per guardarli. Molti
morti lo fanno, a meno che gli oggetti non siano stati dati al tempio. Se doniamo i suoi indumenti e le fasce, forse lo spirito trover pace.
Si decise di farlo il pi presto possibile. Cos il giorno dopo i cassetti furono svuotati e tutti gli ornamenti e gli abiti di O-Sono vennero portati al
tempio. Ma la notte seguente lei torn e guard di nuovo il tansu. E torn
anche la notte dopo e quella dopo ancora e cos ogni notte, e la casa si trasform in un luogo pauroso. La madre del marito di O-Sono allora si rec
al tempio e, dopo avere raccontato al prete capo tutto quello che era successo, gli chiese una consulenza spirituale. Quello era un tempio Zen e il
sacerdote capo era un anziano erudito, di nome Daigen Osho. Questi disse:
Ci deve essere qualcosa che la preoccupa, dentro o vicino a quel tansu.
Ma abbiamo svuotato tutti i cassetti, replic la donna. Dentro il tansu
non c' niente.
Bene, disse Daigen Osho, stasera verr a casa vostra, terr d'occhio la
stanza, e poi vedr cosa fare. Dovete vietare a chiunque di entrare finch
faccio la guardia, a meno che non sia io stesso a chiamarvi.
Dopo il tramonto, Daigen Osho si rec alla casa e trov la stanza pronta
per lui. Rest da solo a leggere i sutra e fino alle ore del ratto  non apparve nulla. D'un tratto, la figura di O-Sono si manifest davanti al tansu. Il
suo viso aveva un'espressione malinconica e i suoi occhi fissavano la cassettiera. Il prete recit la sacra formula prescritta in quei casi e quindi, rivolgendosi alla sagoma con il kaimyo  di O-Sono disse: Sono venuto ad
aiutarti. Forse in quel tansu c' qualcosa che rende ti inquieta. Posso provare a cercarla per te?
L'ombra sembr dare il suo assenso con un lieve cenno del capo e il prete,
alzatosi, apr il primo cassetto. Vuoto. Poi apr il secondo, il terzo e il quarto. Cerc con attenzione sotto e dietro i cassetti ed esamin l'interno della
cassettiera. Non trov nulla. Ma la figura rest l con lo stesso sguardo malinconico di prima. Che cosa potrebbe volere? si chiedeva il prete. All'improvviso gli venne in mente che potesse esserci qualcosa nascosto sotto la
carta con cui erano stati foderati i cassetti. Rimosse la fodera del primo
cassetto: nulla. Rimosse la fodera del secondo e del terzo: ancora nulla. Ma
sotto la fodera dell'ultimo trov una lettera.
 per questo che eri tanto agitata? chiese. L'ombra della donna si volt
verso di lui, lo sguardo indistinto fisso sulla lettera.
Devo bruciarla? chiese. Lo spettro gli fece un cenno col capo. Verr
bruciata oggi stesso al tempio, promise, e nessuno la legger, tranne me.
La figura sorrise e svan.
Stava albeggiando quando il prete scese le scale e trov la famiglia che lo
aspettava di sotto con ansia. Non temete, disse loro, non apparir pi.
E infatti non si fece pi vedere.
Le lettera fu bruciata. Era una lettera d'amore scritta a O-Sono al tempo dei
suoi studi a Kyoto. Ma solo il prete ne conosceva il contenuto, e il segreto
mor con lui.
...
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...
Yuki Onna.
...
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In un villaggio della provincia Musashi  vivevano due taglialegna: Mosa-ku e Minokichi. Al tempo di cui vi sto raccontando, Mosaku era un uomo anziano, mentre Minokichi, il suo apprendista, aveva diciotto anni. Ogni giorno andavano insieme nella foresta che distava cinque miglia dal loro villaggio. Lungo la strada c'era un ampio fiume da attraversare con un'imbarcazione. Pi di una volta era stato costruito un ponte per l'attraversamento ma veniva sempre spazzato via da un'alluvione. Nessun ponte normale pu resistere alla corrente quando il fiume si ingrossa.
Una sera molto fredda Mosaku e Minokichi erano sulla via del ritorno
quando furono sorpresi da una tempesta di neve. Raggiunsero il traghetto
ma scoprirono che il barcaiolo se n'era andato, lasciando la barca sul lato
opposto del fiume. Non era una giornata adatta a nuotare, e cos i taglialegna si rifugiarono nella capanna del barcaiolo, ritenendosi fortunati di aver
potuto trovare almeno un riparo. Nella capanna non c'era braciere, n un
posto adatto in cui accendere un fuoco: era una capanna a due posti,  con
una sola porta e nessuna finestra. Mosaku e Minokichi chiusero la porta e
si distesero per riposare, dopo essersi coperti con le loro mantelle di paglia
per la pioggia. All'inizio non sentirono molto freddo e pensarono che la
tempesta sarebbe finita presto. L'anziano si addorment quasi subito ma il
ragazzo rest sveglio a lungo, ascoltando il vento terribile e le sferzate incessanti della neve sulla porta. Il fiume ruggiva e la capanna ondeggiava e
scricchiolava come una giunca in mare. Era una tempesta spaventosa e l'aria si faceva sempre pi fredda, facendo tremare Minokichi sotto la sua
mantella. Ma infine, nonostante il freddo, anche lui si addorment. Fu svegliato da un cumulo di neve sulla faccia. Qualcuno aveva forzato la porta
della capanna e alla luce della neve (yuki-akari) vide che nella stanza c'era
una donna, una donna in bianco. Si era chinata su Mosaku, soffiandogli
addosso il suo alito, e il suo respiro splendeva come fumo candido. Quasi
nello stesso istante si gir verso Minokichi e si chin su di lui. Questi cerc
di gridare, ma scopr che non riusciva a emettere suoni. La donna in bianco
si chin ancor di pi, finch le loro facce non furono quasi a contatto l'una
con l'altra, e lui not che era molto bella, sebbene gli occhi lo spaventassero.
Lei rest a osservarlo ancora, poi rise e sussurr: Volevo trattarti come
quell'altro ma non posso fare a meno di provare piet per te, sei cos giovane. Sei un bel ragazzo, Minokichi, e per ora non ti far del male. Ma se
racconterai a qualcuno, persino alla tua stessa madre, ci che hai visto stanotte, io lo sapr e ti uccider. Ricorda quello che ho detto!
Con quelle parole si allontan e usc. Lui scopr di potersi muovere di nuovo cos balz in piedi e guard fuori. Ma la donna non si vedeva da nessuna parte e la neve stava entrando furiosamente nella capanna. Minokichi
chiuse la porta e l'assicur fissandola con dei ceppi di legno. Si chiese se
fosse stato il vento a spalancarla e pens che forse era stato soltanto un sogno, e che doveva aver scambiato il bagliore della neve sulla soglia per la
donna vestita di bianco: ma non poteva esserne certo. Chiam Mosaku e si
spavent perch l'anziano non rispondeva. Tese una mano nell'oscurit, gli
tocc il viso e lo trov ghiacciato. Mosaku era morto.
All'alba la tempesta fin e quando il barcaiolo torn al suo rifugio, poco
dopo il sorgere del sole, trov Minokichi svenuto accanto al corpo congelato di Mosaku. Si occup subito del ragazzo, che riprese presto conoscenza
ma che rest a lungo malato per gli effetti del freddo di quella terribile notte. Era rimasto molto terrorizzato per la morte dell'uomo anziano, ma non
disse nulla della visione della donna in bianco. Appena fu guarito ritorn
alla sua occupazione, recandosi ogni giorno da solo nella foresta per tornare al calar della sera con il suo mucchio di legna, che la madre aiutava a
vendere. Una sera d'inverno dell'anno seguente, sulla via del ritorno, raggiunse una ragazza che stava facendo la sua stessa strada. Era alta, slanciata e molto bella, e rispose al saluto di Minokichi con una voce piacevole
come quella di un uccello canterino. Allora lui cominci a camminarle a
fianco e i due si misero a parlare. La ragazza disse di chiamarsi O-Yuki,
di recente aveva perso i genitori e stava andando a Yedo,  dove aveva dei
parenti poveri che avrebbero potuto aiutarla a trovare un lavoro come serva. Presto Minokichi si sent attratto da quella strana ragazza e pi la guardava, pi gli sembrava bella. Le chiese se fosse stata gi promessa a qualcuno e lei rispose, ridendo, che era libera. Poi fu lei a chiedere a Minokichi
se fosse sposato o se fosse promesso e lui le rispose che, sebbene avesse
solo una madre vedova di cui occuparsi, la domanda di una "onorevole
nuora" non era ancora stata presa in considerazione essendo ancora molto
giovane. Dopo queste confidenze procedettero a lungo senza parlare ma,
come dice il proverbio, Ki ga areba, me mo kuchi hodo ni mono wo iu,
"quando c' il desiderio, gli occhi possono dire pi della bocca". Quando
ebbero raggiunto il villaggio, ormai erano pi che lieti di essersi conosciuti
e Minokichi chiese alla ragazza di riposarsi un po' nella sua casa. Dopo
qualche timida esitazione, accett l'offerta e la madre di lui, dopo averle
dato il benvenuto, le prepar un pasto caldo. O-Yuki fu cos carina che la
madre di Minokichi prov un'improvvisa simpatia per lei e la convinse a
posticipare il suo viaggio a Yedo. Come c'era da aspettarsi, Yuki non ci
and mai. Rest nella casa, in veste di "onorevole nuora", e si dimostr eccellente.
Quando, cinque anni dopo, la suocera mor, le sue ultime parole furono di
affetto e apprezzamento per la moglie del figlio. E O-Yuki diede al marito
dieci bambini, sia maschi che femmine, tutti belli e dalla pelle splendida.
La gente del posto la considerava una persona meravigliosa, di natura diversa da loro. Quasi tutte le contadine invecchiano presto ma O-Yuki, pur
essendo diventata madre di dieci figli, sembrava sempre giovane e fresca
come quando era arrivata al villaggio la prima volta.
Una sera, dopo che i bambini furono andati a dormire, O-Yuki stava cucendo alla luce di una lanterna di carta e Minokichi, guardandola, le disse:
Vederti cucire l, con la luce sulla faccia, mi ha fatto tornare in mente una
cosa strana che mi  successa quando avevo diciotto anni. Era bella e candida come te, e in effetti ti assomigliava molto
Senza distogliere lo sguardo dal suo lavoro, O-Yuki rispose:
Raccontami di lei Quando l'hai vista?
Allora Minokichi le raccont di quella terribile notte nella capanna del barcaiolo, e della donna in bianco che gli si era chinata sopra, sorridendo e
sussurrando, e della morte silenziosa di Mosaku. E poi disse:
Che fossi sveglio o meno,  stata l'unica volta in cui ho visto una donna
bella tanto quanto te. Certo, lei non era un essere umano e io avevo paura
di lei, molta paura, ma era cos candida In effetti non ho mai capito se
fosse un sogno, o se fosse la famosa dama delle nevi.
O-Yuki lasci cadere il suo lavoro, si alz, si chin su Minokichi e gli grid in faccia:
Ero io! Quella era Yuki! E ti avevo detto che ti avrei ucciso se avessi detto una sola parola! Se non fosse per i bambini che dormono di l, ti ucciderei subito! E ora farai meglio a prendertene molta cura perch se avranno
mai motivo di lamentarsi di te, ti tratter come meriti!
Anche se urlava, la sua voce si fece sottile come il sibilo del vento, e lei si
trasform in una splendente foschia bianca che si lev fino alle travi del
tetto, disperdendosi attraverso lo sfiatatoio per il fumo. Nessuno la vide mai pi.
...
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...
La storia di Aoyagi.
...
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Nell'era Bummei (1469-1486) viveva un giovane samurai di nome Tomotada, al servizio di Hatakeyama Yoshimune, signore di Noto.
Il ragazzo era originario di Echizen  ma in giovane et era stato condotto al palazzo
del daimyo di Noto per fare il paggio e l era stato avviato, sotto la supervisione del principe, al mestiere delle armi. Crescendo, si dimostr sia un bravo studioso che un buon soldato, continuando cos a godere delle simpatie del suo signore. Dotato com'era di un carattere affabile, modi di fare accattivanti e bellissimo aspetto, tutti i suoi compagni samurai lo ammiravano e gli erano affezionati.
All'et di circa vent'anni Tomotada fu inviato in missione segreta presso
Hosokawa Masamoto, il grande daimyo di Kyoto e parente di Hatakeyama
Yoshimune. Poich gli avevano ordinato di viaggiare attraverso Echizen, il
giovane chiese e ottenne il permesso di fare visita alla madre vedova strada facendo.
Era il periodo pi freddo dell'anno quando si mise in viaggio, e pur montando un cavallo possente fu costretto a procedere a rilento. Il percorso che
stava seguendo attraversava un distretto di montagna i cui pochi insediamenti erano lontani tra loro. Il secondo giorno, dopo una lunga e faticosa
cavalcata, fu sconfortante scoprire che avrebbe raggiunto la destinazione
che si era prefissato solo a notte inoltrata. E aveva ben ragione di sentirsi in
ansia perch arriv una violenta tempesta di neve con un vento freddo intenso, e per di pi il cavallo sembrava sfinito. Ma in quel momento difficile Tomotada scorse all'improvviso la stanza di una casa dal tetto di paglia
sulla sommit di una collina vicina, dove crescevano i salici. Con difficolt
incit il cavallo stanco fino alla casa e una volta l buss forte sulle porte
della pioggia, che erano state chiuse per il vento. Gli apr un'anziana donna
che lanci un grido di compassione appena vide quell'affascinante sconosciuto:
Ah, che pena! Un giovane che viaggia da solo con un tempo del genere!
Vogliate entrare, signore.
Tomotada smont da cavallo e dopo averlo condotto a un riparo sul retro
entr in casa, dove vide un anziano e una fanciulla che si riscaldavano davanti a un fuoco di canne di bamb. Con rispetto lo invitarono presso il focolare e i due anziani si misero a riscaldare del sake e a preparare un pasto
per il viaggiatore, a cui si avventurarono poi a fare domande sul suo viaggio. Nel frattempo la giovane era scomparsa dietro a un paravento. Con
gran meraviglia, Tomotada aveva notato la sua straordinaria bellezza, sebbene gli abiti fossero davvero miseri e i lunghi capelli sciolti in disordine.
Si stup di come una ragazza cos bella potesse vivere in un luogo tanto
povero e isolato. L'anziano gli disse:
Onorevole signore, il prossimo villaggio  lontano e la neve  sempre pi
fitta. C' un vento pungente e la strada  in condizioni assai cattive. Questa
sera proseguire potrebbe essere pericoloso. Anche se questa baracca non 
degna di voi, e pur non avendo alcun conforto da offrirvi, forse sarebbe pi
sicuro restare sotto questo misero tetto. Ci prenderemmo cura noi del vostro cavallo.
Tomotada accett quell'umile proposta, segretamente felice dell'opportunit che gli dava modo di osservare meglio la giovane. Di l a poco gli fu
messo davanti un pasto semplice ma abbondante, e la fanciulla usc da dietro il paravento per servire il vino. Ora portava un'altra veste, sobria ma pulita, e i lunghi capelli sciolti erano ordinatamente pettinati e ravviati.
Quando si chin in avanti per riempirgli la tazza, Tomotada not con stupore che era di una bellezza senza eguali tra le donne che aveva conosciuto, e che in ogni suo movimento c'era una grazia che lo meravigliava. Ma i
due anziani presero a scusarsi per lei:
Signore, nostra figlia Aoyagi   cresciuta qui tra le montagne, quasi
sempre in solitudine, e quindi non sa servire con grazia. Vi preghiamo di
perdonarne la stupidit e l'ignoranza. Tomotada dichiar che si riteneva
fortunato di essere servito da una fanciulla cos aggraziata. Non riusciva a
toglierle gli occhi di dosso, pur notando che il suo sguardo ammirato la faceva arrossire, e non tocc neanche il cibo e il vino che gli erano stati messi davanti. La madre disse:
Gentile signore, speriamo tanto che vogliate mangiare e bere qualcosa,
anche se la nostra cucina contadina non  delle migliori, perch quel vento
pungente deve avervi gelato. Allora, per far loro piacere, Tomotada mangi
e bevve quanto pot, ma il fascino che la timida fanciulla esercitava su di
lui era sempre pi grande. Parlando con lei, scopr che il suo modo di
esprimersi era dolce quanto il viso. Sebbene fosse cresciuta tra le montagne, un tempo i suoi genitori dovevano essere state persone di alto rango
perch parlava e si muoveva come una vera dama. Di punto in bianco si
mise a recitarle un poema, che in realt era una domanda, ispiratogli dalla
gioia che aveva nel cuore:
Tadzunetsuru
Hana ka tote koso,
Hi wo kurase;
Akenu ni otoru
Akane sasuran?
Sulla mia strada per fare una visita, trovai quello che giudicai essere un
fiore: quindi trascorsi l la giornata. Perch, prima dell'alba, quel colorito
antelucano dovesse splendere, ci, in realt, non saprei dire.
Senza un attimo di esitazione lei gli rispose con questi versi:
Izuru hi no
Honomeku iro wo
Waga sode ni
Tsutsumaba asu mo
Kimiya tomaran.
Se con la mia manica ho nascosto il debole chiarore del sole all'alba allora, forse, il mio signore rester per tutto il giorno.
Cos Tomotada cap che lei accettava di essere ammirata, e rest tanto sorpreso della maestria con cui aveva espresso i suoi sentimenti in versi quanto contento della promessa che i versi stessi esprimevano. Adesso era certo
che in tutto il mondo non poteva sperare di incontrare, e tantomeno di conquistare, una ragazza pi bella e arguta della semplice fanciulla che gli stava davanti, e una voce nel suo cuore sembrava gridare con insistenza: afferra la fortuna che gli dei hanno messo sulla tua strada! Per farla breve,
era stato stregato, stregato a tal punto che, senza ulteriori preliminari, chiese ai due anziani di concedergli la figlia in moglie, allo stesso tempo rivelando loro il suo nome, il lignaggio, e il rango che occupava tra le fila del
signore di Noto. I due gli fecero un inchino con molte esclamazioni di grata meraviglia, ma dopo qualche momento di esitazione, il padre replic:
Onorevole signore, voi siete una persona di alto rango che forse raggiunger posizioni ancora pi elevate. Troppo grande  il favore che volete farci, talmente grande che la nostra profonda gratitudine non si pu esprimere, n misurare. Ma non sarebbe appropriato lasciare che questa nostra figlia, una campagnola stupida e di umili natali, senza istruzione o educazione di alcun genere, diventasse la moglie di un nobile samurai. Anche parlare della questione  sbagliato. Ma poich trovate la ragazza di vostro gradimento e avete voluto perdonare i suoi modi villani chiudendo un occhio
sulla sua smisurata rozzezza, ve la doniamo volentieri come umile cameriera. Vi preghiamo, quindi, di agire nei suoi riguardi secondo il vostro augusto piacere.
La tempesta pass prima che facesse giorno e la luce irruppe da un oriente
senza nuvole. Anche se la manica di Aoyagi nascondeva agli occhi del suo
innamorato il rossore di quell'alba, lui non poteva trattenersi oltre. Ma non
riusciva a rassegnarsi all'idea di separarsi dalla ragazza cos, quando fu tutto pronto per il viaggio, disse ai genitori di lei:
Potrei sembrare ingrato se vi chiedessi dell'altro dopo quanto ho gi ricevuto, ma ancora una volta vi chiedo vostra figlia in moglie. A questo punto
sarebbe davvero difficile separarmi da lei e poich  d'accordo ad accompagnarmi, se voi lo permettete posso portarmela via cos com'. Se me la
concedete vi avr per sempre cari come genitori. E nel frattempo vogliate
accettare questo modesto segno di gratitudine per la vostra gentilissima
ospitalit.
Ci detto, mise davanti ai suoi umili ospiti un borsellino di ryo d'oro, ma
l'anziano, dopo essersi prostrato varie volte, cortesemente rifiut il dono e
disse:
Gentile signore, l'oro non ci sarebbe di nessuna utilit, mentre voi ne
avrete bisogno durante il vostro lungo viaggio al freddo. Qui non compriamo nulla e non potremmo nemmeno spendere molti soldi per noi, anche volendo. Quanto alla ragazza, ve l'abbiamo gi concessa senza chiedere nulla in cambio. Lei vi appartiene e quindi non  necessario che chiediate il permesso di portarla con voi. Ci ha gi detto che spera di accompagnarvi e di restare vostra serva finch sopporterete la sua presenza. Siamo
solo immensamente felici di sapere che vi degnate di accettarla e vi preghiamo di non darvi troppo disturbo per lei. Non abbiamo potuto fornirle
degli abiti adeguati, men che meno una dote. E poi, essendo vecchi, fra non
molto ci dovremo comunque separare da lei. Quindi  una gran fortuna che
vogliate prenderla con voi.
Tomotada cerc invano di convincerli ad accettare un dono ma scopr che
non erano interessati al denaro. Not invece la loro ansia di affidare il destino della figlia nelle sue mani, e quindi la port con s. La mise sul suo
cavallo e per il momento disse loro addio, con molte sincere espressioni di
gratitudine.
Onorevole signore, rispose il padre, siamo noi e non voi ad aver motivo di essere grati. Siamo certi che sarete gentile con nostra figlia per cui
non temiamo per lei.
Qui, nella versione giapponese, c' una strana interruzione del corso naturale della narrazione, che quindi resta curiosamente discontinua. Non si dice pi nulla della madre di Tomotada, dei genitori di Aoyagi, o del daimyo
di Noto. Forse arrivato a questo punto lo scrittore si era stancato del suo
lavoro e aveva accelerato gli eventi, senza molta attenzione, fino al sorprendente esito. Non posso colmare le sue omissioni, o riparare i suoi difetti di costruzione. Ma devo cercare di inserire alcuni dettagli esplicativi,
senza i quali il resto del racconto non starebbe in piedi. Pare che Tomotada
port Aoyagi a Kyoto in tutta fretta e che si mise nei guai, ma non sappiamo dove visse la coppia in seguito.
Ebbene, un samurai non poteva sposarsi senza il consenso del suo signore,
e Tomotada non poteva aspettarsi di ottenerlo finch non avesse portato a
termine la sua missione. In una situazione del genere aveva motivo di temere che la bellezza di Aoyagi potesse attrarre pericolosa attenzione, e che
a qualcuno venisse in mente di portargliela via. Quindi mentre si trovava a
Kyoto cerc di nasconderla da sguardi indiscreti. Ma un giorno un servitore del signore Husokawa la scorse, scopr la sua relazione con Tomotada e
fece rapporto al daimyo. Questi, un giovane principe che amava le belle
donne, ordin di condurre la ragazza nella sua casa e cos gli fu portata subito, senza tante cerimonie.
Tomotada soffr in silenzio perch sapeva di non poter fare nulla. Era solo
un umile messaggero al servizio di un daimyo lontano, e in quel momento
era alla merc di un signore molto pi potente, i cui desideri non potevano
essere messi in discussione. E poi sapeva di aver agito da sciocco, di essere
stato lui stesso la causa della sua cattiva sorte, imbarcandosi in una relazione clandestina che il codice di condotta militare condannava. A quel
punto non gli restava che una speranza, una speranza disperata: che Aoyagi
volesse, e potesse, scappare con lui.
Dopo lunga riflessione, decise di mandarle una lettera. L'impresa sarebbe
stata pericolosa, ovviamente: qualunque messaggio scritto destinato a lei
sarebbe potuto cadere nelle mani del daimyo, e mandare una lettera d'amore a una prigioniera della casa era un'offesa imperdonabile. Ma decise di
correre il rischio e tent di farle avere una lettera che scrisse sotto forma di
poema cinese. Il poema era composto di soli ventotto ideogrammi. Ma quei
pochi caratteri esprimevano tutta la profondit della sua passione e suggerivano tutto il dolore della perdita:
Koshi o-on gojin wo ou;
Ryokuju namida wo tarete rakin wo hitataru;
Komon hitotabi irite fukaki koto umi no gotoshi;
Koreyori shoro kore rojin
Da vicino, da vicino il giovane principe segue la fanciulla splendente come una gemma; le lacrime della bella donna, cadendo, hanno inumidito
tutte le sue vesti. Ma l'augusto signore si  subito innamorato di lei e il suo
desiderio  profondo quanto il mare. Quindi sono il solo a essere abbandonato, il solo che viene lasciato a vagabondare.
La sera del giorno dopo in cui il poema venne spedito, Tomotada fu convocato dal signore Hosokawa. Il giovane pens subito che il suo segreto
fosse stato tradito, e se la lettera era caduta nelle mani del daimyo non poteva sperare di sfuggire alla pena pi severa.
Adesso mi condanner a morte, pens Tomotada, ma a me non importa
niente di vivere se Aoyagi non mi viene restituita. E poi se la sentenza fosse approvata, posso almeno provare a ucciderlo. Fece scivolare le spade
nella cintola e si affrett al palazzo. Entrato nella sala di rappresentanza vide che il signore era seduto sulla sua pedana, circondato dai samurai di alto
rango con i copricapi e gli abiti da cerimonia. Tutti erano silenziosi come
statue, e mentre Tomotada avanzava per rendere i suoi omaggi, quella pace
gli sembr sinistra e pesante, come la quiete prima della tempesta. Ma di
colpo Hosokawa scese dalla pedana e, preso il giovane per il braccio, cominci a ripetere le parole del poema. Tomotada, sollevando lo sguardo,
vide lacrime di bont scendere dagli occhi del principe. Poi Hosokawa disse:
Poich vi amate cos tanto, mi sono assunto il compito di autorizzare il
vostro matrimonio al posto del mio parente, il signore di Noto. E la cerimonia si celebrer in mia presenza. Gli ospiti sono tutti qui riuniti e i doni
sono pronti.
Al segnale del signore si aprirono delle porte che nascondevano un'altra
camera e Tomotada vide che per la cerimonia si erano riuniti tanti dignitari
della corte e che Aoyagi lo aspettava vestita da sposa. Fu cos che la fanciulla gli venne restituita con un matrimonio splendido e gioioso. La giovane coppia ricevette doni preziosi dal principe e dai membri della casata.
...
.
...
Dopo il matrimonio Tomotada e Aoyagi passarono insieme cinque anni
felici. Ma un giorno Aoyagi, mentre parlava con il marito di alcune
questioni della casa, emise all'improvviso un gran grido di dolore, si fece
pallida e rest immobile. Dopo qualche istante disse, con voce flebile:
Perdonami per questo grido cos forte, ma il dolore  stato talmente improvviso! Mio caro marito, la nostra unione dev'essere stata determinata
dalla relazione dei nostri karma in un stato dell'esistenza precedente e quel
rapporto felice, credo, ci riunir in altre vite a venire. Ma in questa nostra
attuale esistenza il legame si  concluso, stiamo per separarci. Ti prego, recita per me la preghiera Nembutsu, perch sto per morire.
Oh! Che fantasie strane e incoerenti! grid il marito allarmato. Stai
solo poco bene, mia cara! Stenditi un po' e riposa, vedrai che ti passer tutto.
No, no! rispose lei. Sto morendo! Non  la mia immaginazione  cos! E adesso  inutile, marito caro, nasconderti ancora la verit: io non sono
un essere umano. L'anima di un albero  la mia anima, il cuore di un albero
 il mio cuore, la linfa del salice  la mia vita. E qualcuno, in questo momento crudele, sta abbattendo il mio albero. Ecco perch devo morire. Non
ho pi neanche la forza di piangere! Svelto, svelto, recita la Nembutsu per
me. Svelto! Ah!
Con un altro grido di dolore, volt il suo bellissimo capo e tent di nascondersi il viso dietro una manica. Ma quasi nello stesso istante la sua intera
figura sembr collassare in un modo stranissimo e cadere gi, gi, gi fino
al livello del pavimento. Tomotada corse a sostenerla, ma non c'era nulla
da sorreggere. Sulle stuoie si vedevano solo gli abiti vuoti della splendida
creatura e gli ornamenti che aveva tra i capelli: il corpo non c'era pi.
Tomotada si ras la testa, prese i voti buddisti e divenne un prete itinerante. Viaggi attraverso tutte le provincie dell'impero e in tutti i luoghi sacri
che visitava offriva preghiere per l'anima di Aoyagi. Raggiunta Echizen,
nel corso dei suoi pellegrinaggi, cerc la casa dei genitori della sua amata.
Ma quando arriv nel luogo solitario tra le colline, dove si trovava la loro
dimora, scopr che la casa era sparita. Non c'era nemmeno un segno del posto che aveva occupato, tranne i ceppi di tre salici, due vecchi e uno giovane, tagliati molto tempo prima del suo arrivo.
Accanto ai ceppi di quei salici, Tomotada eresse una tomba commemorativa, vi incise sopra diversi testi sacri e celebr molti riti buddisti in favore dello spirito di Aoyagi e dei suoi genitori.
...
.
...
Il sogno di Akinosuke.
...
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...
Dovete sapere che nel Giappone feudale esisteva una classe privilegiata di
contadini soldati, liberi possessori di terre, che in Inghilterra corrispondeva
alla classe degli yeomen. In Giappone si chiamavano appunto goshi.
Nel distretto Toichi, provincia di Yamato,  viveva un goshi di nome Miyata Akinosuke.
Nel giardino di Akinosuke c'era un grande cedro antico, all'ombra del quale l'uomo riposava di solito nei giorni di afa. Un pomeriggio molto caldo
era seduto sotto l'albero con due amici, altri goshi, a chiacchierare e a bere
vino, quando all'improvviso si sent assonnato, ma cos assonnato che chiese agli amici di scusarlo se era costretto a fare un sonnellino in loro presenza. Poi si coric ai piedi dell'albero e fece un sogno. Si vide sdraiato in
giardino durante una processione, un corteo di grandi daimyo che scendevano da una collina nei dintorni, e cos si alz per guardarli. Scopr che si
trattava di una processione davvero imponente, pi imponente di qualsiasi
cosa avesse mai visto dello stesso genere, e che avanzava verso casa sua.
Not che l'avanguardia era formata da alcuni giovani riccamente abbigliati
che trainavano una grande carrozza laccata, una gosho-guruma, decorata
con seta di un azzurro brillante. Quando la processione si trov a breve distanza dalla casa si ferm, e un uomo riccamente vestito, forse qualcuno
d'alto rango, si allontan dal corteo, avanz verso Akinosuke, fece un profondo inchino e disse:
Onorevole signore, davanti a voi vedete un kerai, un vassallo del Kokuo
di Tokoyo.  Il mio signore, il re, mi ordina di salutarvi nel suo augusto
nome e di mettermi totalmente a vostra disposizione. Inoltre mi ordina di
informarvi che  suo augusto desiderio avervi a palazzo. Vogliate quindi
compiacervi di salire subito su questa onorabile carrozza, mandata apposta
per voi. Sentendo queste parole, Akinosuke avrebbe voluto rispondere in
modo appropriato, ma era troppo stupito e imbarazzato per parlare, e poi
sembrava che la volont l'avesse abbandonato, cos che pot fare solo come
gli aveva detto il vassallo. Entr nella carrozza, il kerai prese posto accanto
a lui e fece un segnale. I portantini, dopo aver afferrato le funi di seta, girarono il grosso veicolo verso sud e si misero in viaggio. Di l a poco, con
grande stupore di Akinosuke, la carrozza si ferm davanti a un immenso
romon, un ingresso alto due piani in stile cinese, che non aveva mai visto.
Qui il kerai scese dalla vettura, dicendo:
Vado ad annunciare l'onorevole arrivo.
E scomparve. Dopo qualche attimo di attesa, Akinosuke vide uscire
dall'ingresso due uomini che, dalle vesti di seta color porpora e dagli alti
copricapi la cui forma indicava il rango elevato, sembravano nobili. Dopo
averlo rispettosamente salutato, lo aiutarono a scendere dalla carrozza e lo
condussero, attraversando l'ingresso e un vasto giardino, all'entrata di un
palazzo la cui facciata sembrava proseguire, a est e a ovest, per miglia. Poi
Akinosuke venne fatto entrare in una sala d'aspetto di una misura e di uno
splendore meravigliosi. Le sue guide lo condussero fino al posto d'onore e
si accomodarono a rispettosa distanza. Nel frattempo le cameriere, in abiti
cerimoniali, portarono i rinfreschi. Dopo che Akinosuke ebbe mangiato
qualcosa, i due accompagnatori vestiti di porpora gli fecero un profondo
inchino, rivolgendogli le seguenti parole a turno, secondo l'etichetta di palazzo:
Adesso  nostro onorevole dovere informarvi
del motivo per cui siete stato convocato qui.
 augusto desiderio del nostro signore, il Re, che diventiate suo genero
ed  suo desiderio e ordine che sposiate oggi stesso
l'augusta principessa, la sua giovane figlia.
Presto vi condurremo nella sala delle udienze dove sua maest attende di
ricevervi
 .ma prima sar necessario farvi indossare
gli abiti appropriati per la cerimonia.
Detto ci, i due si alzarono insieme e si diressero verso un'alcova che conteneva una grossa cassa laccata d'oro. La aprirono e da essa estrassero diverse vesti e fasce sfarzose, e un kamuri, un ornamento regale per il capo.
In questo modo abbigliarono Akinosuke come si addiceva a uno sposo regale e poi lo condussero nella sala delle udienze, in cui il Kokuo di Tokoyo
stava seduto sul daiza  con indosso un alto copricapo nero da cerimonia e
una veste di seta gialla. Davanti al daiza, a destra e a sinistra, sedeva a seconda del rango una moltitudine di dignitari, immobili e splendidi come le
immagini di un tempio. Akinosuke, avanzando in mezzo a loro, salut il re
prostrandosi tre volte secondo l'usanza. Questi, dopo averlo salutato con
graziose parole, disse:
Sei gi stato informato del motivo per cui ti abbiamo convocato davanti a
noi. Abbiamo deciso che diventerai il marito della nostra unica figlia, e la
cerimonia si celebrer subito. Appena il re concluse, si sent suonare una
musica gioiosa, e da dietro una tenda usc una processione di belle cortigiane che accompagnarono Akinosuke nella stanza in cui la sua sposa lo
attendeva. La sala era immensa ma non riusciva quasi a contenere la moltitudine di ospiti riunitisi l per assistere alla cerimonia nuziale. Tutti fecero
un profondo inchino ad Akinosuke quando prese posto davanti alla figlia
del re, sul cuscino per le ginocchia che gli era stato preparato. La sposa
sembrava una fanciulla del paradiso e le sue vesti erano belle come un cielo d'estate.
Il matrimonio si celebr tra grandi festeggiamenti. Poi la coppia venne accompagnata in un appartamento che era stato preparato per loro in un'altra
zona del palazzo, e l ricevettero le congratulazioni di molti nobili cos come innumerevoli regali di nozze.
Qualche giorno dopo Akinosuke fu convocato nuovamente nella sala del
trono. In quell'occasione fu ricevuto ancora pi benevolmente di prima e il
re gli disse:
Nell'area sudovest del nostro dominio c' un'isola chiamata Raishu. Ti
abbiamo appena nominato governatore di quell'isola. L la gente  obbediente e leale, ma le loro leggi non si accordano ancora alla perfezione con
quelle di Tokoyo, e le loro abitudini non sono state ben regolate. Quindi ti
affido il compito di migliorare il prima possibile le loro condizioni sociali,
con il desiderio che tu possa regnare con bont e saggezza.  gi tutto
pronto per il viaggio.
Cos Akinosuke e la sua sposa lasciarono il palazzo di Tokoyo. Furono accompagnati fino alla costa da una folta scorta di nobili e ufficiali, e l si
imbarcarono su una nave di rappresentanza fornita dal re. E con i venti favorevoli navigarono sani e salvi fino a Raishu, trovando la brava gente
dell'isola riunita sulla spiaggia per dar loro il benvenuto.
Akinosuke cominci subito a svolgere i suoi nuovi compiti, che non si rivelarono poi tanto difficili. Nei primi tre anni di governatorato si occup
essenzialmente di redigere e promulgare le leggi, ma con l'aiuto di saggi
consiglieri il lavoro non si rivel mai sgradevole. Quando fin non aveva
altri compiti effettivi di cui occuparsi, tranne partecipare ai riti e alle cerimonie stabiliti dagli antichi costumi. Il paese era cos prospero e fertile che
malattie e miseria erano sconosciute, e la gente si comportava cos bene
che le leggi non venivano mai infrante. Akinosuke abit e govern a
Raishu per pi di vent'anni, nel complesso ventitr anni di soggiorno durante i quali la sua vita non fu mai annebbiata dall'ombra del dolore.
Ma nel ventiquattresimo anno del suo governatorato gli capit una grande
sfortuna perch sua moglie, che aveva messo al mondo sette bambini 
cinque maschi e due femmine si ammal e mor. Fu sepolta, con grande
sfarzo, in cima a una bella collina nel distretto di Hanryoko, e sulla tomba
fu eretto un monumento di una bellezza straordinaria. Ma Akinosuke prov
cos tanto dolore per la sua morte che non gli importava pi di vivere.
Quando il periodo di lutto previsto fu terminato, a Raishu arriv uno shisha, un messaggero reale, mandato dal palazzo di Tokoyo. Lo shisha consegn ad Akinosuke un messaggio di condoglianze, e poi gli disse:
Queste sono le parole che il nostro augusto signore, il re di Tokoyo, mi
ordina di riferirvi: Adesso ti rimanderemo tra la tua gente. Quanto ai sette
bambini, sono i nipoti del re e quindi ci si prender cura di loro in modo
adeguato. Perci non dartene pensiero.
Avendo ricevuto quest'ordine, Akinosuke obbed e si prepar alla partenza.
Appena tutte le faccende furono sistemate e la cerimonia di addio ai suoi
consiglieri e ai funzionari di fiducia fu conclusa, venne scortato fino al porto con grandi onori. L si imbarc su una nave mandata apposta per lui che
veleggi sul mare azzurro, sotto un cielo altrettanto azzurro. La stessa forma dell'isola di Raishu divenne azzurra, poi grigia e infine svan per sempre. All'improvviso Akinosuke si svegli sotto il cedro del suo giardino.
Per un attimo rest stupito e frastornato. Poi si accorse dei suoi due amici
seduti ancora accanto a lui che bevevano e chiacchieravano allegramente.
Li fiss come smarrito e disse forte:
Che strano!
Akinosuke deve aver sognato, disse uno dei due ridendo. Akinosuke,
cos'hai visto di strano?
Allora si mise a raccontare il suo sogno, il sogno dei ventitr anni di soggiorno nel reame di Tokoyo, nell'isola di Raishu, e gli amici si meravigliarono perch aveva dormito solo per qualche minuto. Uno dei due goshi
disse:
In effetti hai visto strane cose ma anche noi abbiamo visto qualcosa di
bizzarro mentre dormicchiavi. Una farfallina gialla ti ha svolazzato sulla
faccia per qualche istante. Poi si  posata sul terreno al tuo fianco, accanto
all'albero, e appena si  posata una grossissima formica  uscita da un buco, l'ha afferrata e l'ha trascinata gi. Prima che ti risvegliassi, la farfalla 
venuta fuori ed  tornata a svolazzarti sulla faccia. E poi  sparita di colpo.
Non sappiamo dove se ne sia andata.
Forse era l'anima di Akinosuke, disse l'altro goshi. Mi  parso di vederla volare dentro la sua bocca. Ma anche se fosse stata la sua anima, questo non spiegherebbe il sogno.
Potrebbero spiegarlo le formiche, riprese il goshi che aveva parlato per
primo. Le formiche sono strani esseri, forse degli spiriti. Comunque, c'
la colonia di una grossa formica sotto quel cedro.
Diamo un'occhiata! esclam Akinosuke, stimolato dal suo stesso suggerimento. E and a prendere una vanga. Scoprirono che il terreno sotto e
tutt'intorno al cedro era stato scavato in modo sorprendente da una prodigiosa colonia di formiche. E per di pi all'interno dei loro scavi avevano
costruito. E quelle piccole costruzioni di paglia, argilla e steli somigliavano
stranamente a citt in miniatura. Al centro di una struttura considerevolmente pi larga del resto, c'era una meravigliosa moltitudine di formichine
radunate intorno al corpo di una formica davvero grossa, che aveva delle
ali giallognole e una lunga testa nera.
Ecco, quello  il re del mio sogno! esclam Akinosuke. E l c' il palazzo di Tokoyo! Straordinario! Raishu deve essere da qualche parte a sudovest, a sinistra di quella grossa radice. S, eccola l! Che strano Adesso
sono sicuro che trover la montagna di Hanryoko e la tomba della principessa.
Cerc e ricerc tra le macerie della colonia e alla fine trov un piccolo tumulo, sul quale era stato messo un sasso levigato dall'acqua, la cui forma
somigliava a un monumento buddista. Al di sotto del tumulo trov, incassato nell'argilla, il corpo di una formica femmina.
Jurokuzakura
A Wakegori, un distretto della provincia di Iyo,  si trova un famoso e antichissimo ciliegio, il Jurokuzakura, ovvero il Ciliegio del Sedicesimo
Giorno, cos chiamato perch ogni anno fiorisce il sedicesimo giorno del
primo mese (secondo l'antico calendario lunare), e solo in quello. Quindi il
momento della sua fioritura coincide con il periodo del grande freddo, sebbene l'abitudine naturale del ciliegio sia quella di aspettare la primavera per
fare i fiori. Ma il Jurokuzakura fiorisce grazie a una vita che non gli appartiene, o perlomeno che in origine non gli apparteneva. In quell'albero alberga il fantasma di un uomo.
Questi era un samurai di Iyo e l'albero cresceva nel suo giardino, sbocciando nel periodo abituale, ovvero tra la fine di marzo e i primi di aprile. Da
bambino aveva giocato sotto quell'albero e i suoi genitori, come anche i
nonni e gli antenati, avevano appeso ai suoi rami in fiore, stagione dopo
stagione per pi di cento anni, strisce di carta dai colori brillanti su cui erano scritti poemi elogiativi. Quando fu cos vecchio da sopravvivere a tutti i
suoi figli, al mondo non gli rest altro per cui vivere se non l'albero. Ma,
ahim, durante l'estate di un certo anno l'albero avvizz e mor.
L'uomo ne soffr enormemente, e allora i suoi gentili vicini di casa gli trovarono un ciliegio giovane e bello che piantarono nel suo giardino, sperando cos di consolarlo. Lui li ringrazi e finse di esserne contento. Ma in
realt il suo cuore era gonfio di dolore perch aveva amato talmente
quell'albero che nulla avrebbe potuto consolarlo per quella perdita.
Alla fine gli venne una buona idea: si ricord di un modo in cui poter
salvare l'albero moribondo. Era il sedicesimo giorno del primo mese. And
in giardino e, con un inchino profondo, rivolse all'albero queste parole:
Ti prego, torna a fiorire ancora, perch io sto per morire al posto tuo.
Si crede infatti che sia possibile dare davvero la propria vita per un'altra
persona, per una creatura o persino per un albero, con il favore degli dei. Il
trasferimento della propria vita si indica con il termine migawari ni tatsu, e
cio "agire come un sostituto". Allora sotto l'albero distese un panno bianco e diverse coperte, ci si sedette sopra e fece hara-hiri come un vero samurai. E cos il suo spettro entr nell'albero e nello stesso istante lo fece
fiorire. E ogni anno continua a sbocciare il sedicesimo giorno del primo
mese, durante la stagione della neve.
Riki Baka
Si chiamava Riki, che significa forza, ma la gente lo chiamava Riki Baka,
cio Riki il Semplicione, o Riki lo Sciocco, perch era rimasto in uno stato
di infanzia perenne. Per quello stesso motivo tutti erano gentili con lui, anche quando aveva mandato a fuoco una casa avvicinando un fiammifero
acceso a una zanzariera e aveva battuto le mani per la gioia di vedere le
fiamme. A sedici anni era un ragazzone alto e robusto, ma la mente era
sempre quella di un bambino felice di due anni e quindi continuava a giocare con i pi piccoli. Ai ragazzini pi grandi del circondario, quelli dai
quattro ai sette anni, non interessava giocare con lui, perch non era capace
di imparare le loro canzoni e i loro giochi. Il suo giocattolo preferito era un
manico di scopa che usava come cavallino e a volte stava ore a cavalcare
quel manico, facendo su e gi dal pendio davanti casa mia, con incredibili
scoppi di risa. Ma alla fine divenne fastidioso proprio per colpa di quel rumore, e dovetti dirgli di trovarsi un altro posto in cui giocare. Chin la testa
ubbidiente e poi si allontan, trascinandosi dietro il bastone con tristezza.
Sempre gentile e del tutto inoffensivo se non gli si dava occasione di giocare con il fuoco, di rado dava a qualcuno motivo di lamentarsi. Il suo rapporto con la vita nella nostra strada superava di poco quello di un cane o di
un pollo, e quando alla fine spar non ne sentii la mancanza. Passarono mesi e mesi prima che succedesse qualcosa che mi fece tornare in mente Riki.
Che ne  stato di Riki? chiesi allora al vecchio taglialegna che rifornisce il circondario. Ricordai che spesso il ragazzo l'aveva aiutato a trasportare il suo carico di fascine.
Riki Baka? rispose l'anziano. Ah, Riki  morto, poveraccio! S, 
morto circa un anno fa, all'improvviso. I dottori dissero che aveva una malattia al cervello. E adesso gira una strana storia intorno al povero Riki.
Quando mor sua madre gli scrisse "Riki Baka" sul palmo della mano
sinistra: "Riki" in caratteri cinesi, e "Baka" in kana.  E recit molte
preghiere in suo favore preghiere per farlo rinascere in una condizione
migliore.
Circa tre mesi fa, nell'onorevole residenza di Nanigashi Sama  a
Kojimachi,   nato un bambino con degli ideogrammi sul palmo della
mano sinistra, ed erano talmente chiari che vi si poteva leggere un nome:
Riki Baka!
Cos gli abitanti della casa decidono che quella nascita deve essere avvenuta in risposta alle preghiere di qualcuno e fanno fare delle indagini un po'
ovunque. Alla fine un fruttivendolo fa sapere loro che nel quartiere Ushigome ha vissuto un sempliciotto di nome Riki Baka che  morto quell'autunno, e allora quelli della casa mandano due servi a cercare la madre di
Riki. Dopo averla trovata, le raccontano cos' successo, e lei ne  molto felice perch Nanigashi  una casata ricca e famosa. Ma i servi le dicono che
la famiglia di Nanigashi Sama  molto arrabbiata per la parola "Baka"
scritta sulla mano del bambino.
E il vostro Riki dov' sepolto? le chiedono i servitori.
Nel cimitero di Zendoji, risponde la donna.
Vi preghiamo di darci un po' di terra della sua tomba, le dicono.
Cos vanno al tempio Zendoji, dove lei mostra loro la tomba di Riki, dalla
quale i due servitori prendono della terra, che si portano via avvolta in un
furoshiki,  e le danno del denaro, dieci yen.
Ma cosa dovevano farci con quella terra? chiesi.
Be', rispose l'anziano, sapete, non lascerebbero mai che il bambino
crescesse con quel nome sulla mano. E per rimuovere gli ideogrammi
comparsi in quel modo sul corpo del bambino l'unica cosa da fare  strofinare la pelle con la terra presa dalla tomba del corpo della reincarnazione
precedente.
Himawari
Io e Robert andiamo a caccia di cerchi delle fate sulla collina boscosa
dietro casa. Robert ha otto anni,  aggraziato e molto saggio; io ne ho poco
pi di sette e lo venero.  una magnifica e luminosa giornata d'agosto e la
calda brezza  pervasa da un profumo dolce e penetrante di resina.
Di cerchi delle fate non ne troviamo ma tra l'erba alta scoviamo moltissime
pigne. Racconto a Robert la vecchia storia gallese dell'uomo che, senza volerlo, si mise a dormire all'interno di un cerchio delle fate e spar per sette
anni, e che poi non fu pi in grado di mangiare o parlare dopo che i suoi
amici lo ebbero liberato dall'incantesimo.
Lo sai che mangiano solo le capocchie di spillo? mi dice Robert.
Chi? gli chiedo.
Gli spiriti, risponde lui.
Questa rivelazione mi lascia senza parole per lo stupore e la soggezione.
Ma all'improvviso Robert grida: C' un arpista! Viene verso casa!
E allora corriamo gi per la collina ad ascoltarlo Ma che arpista! Non
uno di quei canuti menestrelli dei libri illustrati. Un vagabondo robusto,
scarmigliato, con la carnagione scura e sfrontati occhi neri sotto sopracciglia torve. Somiglia pi a un muratore che a un bardo, e ha degli abiti di
velluto a coste!
Ci pensi se si mette a cantare in gallese? sussurra Robert. Sono troppo
deluso per fare delle osservazioni. Il musicista posa l'arpa uno strumento
enorme sul gradino di casa, ne mette a punto il suono squillante e potente
con un movimento rapido delle mani sudice, si schiarisce la gola con una
specie di brontolio rabbioso e comincia:
Credimi, se tutti quei teneri e giovani incanti
A cui guardo oggi con tanto amore
L'inflessione, l'atteggiamento, la voce, tutto mi riempie di un'indicibile repulsione, mi sconvolge con una sensazione inedita di eccezionale volgarit.
Vorrei gridare con forza Tu non hai il diritto di cantare quella canzone!
perch io l'ho sentita uscire dalle labbra dell'essere pi caro e bello del mio
piccolo mondo. E che quest'uomo sgarbato e rozzo debba cantarla mi irrita
come una presa in giro, mi fa arrabbiare come un insulto. Ma solo per un
attimo!
Con la pronuncia delle sillabe amo-re, in quella voce cupa e sgradevole
all'improvviso irrompe una tenerezza palpitante, indescrivibile. Poi, con
una meravigliosa variazione, la voce si addolcisce assumendo delle tonalit
sonore e piene come le note basse di un grosso organo, mentre una sensazione diversa da qualunque cosa abbia mai provato prima mi prende alla
gola. Che stregoneria ha imparato? Che segreto ha scoperto, questo torvo
uomo della strada? Oh! C' qualcun altro nel mondo intero che sappia cantare come lui?
E la sagoma del cantante vacilla e si offusca. La casa, il prato, e la forma di
tutte le cose visibili tremolano e mi girano davanti agli occhi. Eppure
istintivamente temo quell'uomo, lo odio quasi, e mi sento arrossire di
rabbia e vergogna per il suo potere di commuovermi a quel modo.
Ti ha fatto piangere, osserva Robert con tono compassionevole, tanto
per confondermi di pi, mentre l'arpista se ne va a grandi passi, arricchito
dal dono di una moneta da sei penny presa senza neanche un grazie.
Secondo me  uno zingaro. Gli zingari sono cattivi, e pure stregoni. Torniamo nel bosco.
Saliamo di nuovo verso la pineta, ci accovacciamo sull'erba punteggiata
dal sole e osserviamo la citt e il mare. Ma non giochiamo come prima:
l'incantesimo dello stregone grava su di noi.
Forse  un spirito, azzardo alla fine. O un essere fatato.
No, risponde Robert. Solo uno zingaro. Che poi  come dire "cattivo". Lo sai che rapiscono i bambini.
Cosa facciamo se viene qui? L'improvviso terrore per la nostra posizione isolata mi lascia senza fiato.
Oh, non oserebbe, risponde Robert. Non di giorno, sai.
Solo ieri, vicino al villaggio di Takata, ho notato un fiore che i giapponesi
chiamano pi o meno nello stesso modo in cui lo chiamiamo noi, himawari, ovvero "che si volta verso il sole", e dopo quarant'anni  tornata a
emozionarmi la voce di quell'arpista itinerante:
Cos come il girasole si volge al suo dio quando tramonta,
Lo stesso sguardo che gli volgeva quando si levava.
Di nuovo rividi le ombre punteggiate dal sole su quella lontana collina gallese, e per un attimo Robert fu di nuovo accanto a me, con quel viso femmineo e i riccioli d'oro. Andavamo a caccia di cerchi delle fate. Ma tutto
quello che esisteva del vero Robert da lungo tempo deve aver subito una
profonda metamorfosi in qualche cosa di ricco e strano. Amore pi grande
di questo non pu ricevere un uomo, se non quello di chi sacrifica la propria vita per l'amico.
Horai
Veduta azzurra di una profondit che si confonde con l'altezza, mare e cielo che si fondono con luminosa pigrizia.  un giorno di primavera, un mattino. Solo il cielo e il mare, una sola immensit azzurra. A prua, le increspature dell'acqua catturano una luce argentea, le strisce di schiuma si increspano. Ma pi avanti non si vedono movimenti, n altro, salvo il colore:
l'indistinto azzurro intenso dell'acqua si espande fino a mescolarsi con l'azzurro del cielo. L'orizzonte non c': solo la distanza che si alza in volo nello spazio, l'infinita concavit che ti si apre davanti e l'immensa volta che ti
si inarca sulla testa. Il colore si fa pi profondo con l'altezza. Ma l, a met
strada nell'azzurro, si vede sospesa una debole, debole visione di torri di un
palazzo con alti tetti appuntiti e ricurvi come lune, una sfumatura di splendore antico e strano, illuminata dalla luce del sole morbida come la memoria.
Quello che ho appena cercato di descrivere  un kakemono, una pittura
giapponese su seta appesa al muro della mia alcova, il cui titolo  Shinkiro,
"Miraggio". Ma le forme di questo miraggio sono inconfondibili. Quelli l
sono i luminosi portali di Horai la Benedetta, e quegli altri sono i tetti a
forma di luna del Palazzo del Re Dragone, dalla foggia cinese (sebbene disegnata da un pennello giapponese contemporaneo) che risale a duemilacento anni fa.
Molto si racconta di quel luogo sui libri cinesi del tempo: a Horai non esistono la morte, n il dolore e non c' inverno. L i fiori non avvizziscono
mai e la frutta non marcisce, e se un uomo assaggia quei frutti anche una
volta sola, non prover mai pi fame o sete. A Horai crescono alcune piante magiche, Sorinshi, Rikugoaoi e Bankonto, che guariscono tutti i tipi di
malattia, e l cresce anche l'erba magica Yoshinshi, che risveglia i morti ed
 bagnata da un'acqua fatata che con un unico sorso dona l'eterna giovinezza. La gente di Horai mangia il riso in scodelle piccolissime ma per quanto
se ne possa mangiare il riso in esse contenuto non diminuisce mai finch
non si  sazi. E la gente di Horai beve il vino da tazzine minuscole, ma
nessuno riesce a svuotarle per quanto ne possa bere, finch non arriva la
piacevole sonnolenza dell'ubriachezza.
Tutto questo e molto altro si racconta nelle leggende al tempo della dinastia Shin. Ma  impossibile che chi scrisse queste leggende avesse mai visto Horai, anche solo il suo miraggio. Perch in realt non esistono frutti
incantati che lascino soddisfatto chi li mangia, n erba magica che risveglia
i morti, n sorgenti d'acqua fatata, n scodelle di riso che non si svuotano
mai, n tazzine di vino che non restano mai vuote. Non  vero che a Horai
il dolore e la morte non esistono, e non  vero neanche che non c' inverno.
In questa stagione a Horai c' freddo, il vento ti penetra fino alle ossa, e il
cumulo di neve sui tetti del Palazzo del Re Dragone  proprio mostruoso.
Tuttavia a Horai ci sono cose meravigliose, e della pi bella di tutte nessuno scrittore cinese ha mai parlato. Intendo dire la sua atmosfera.  un'aria
caratteristica del posto, grazie a cui la luce del sole  pi bianca che mai,
una luminosit opalescente che non abbaglia, straordinariamente chiara ma
molto morbida. Quest'atmosfera non appartiene all'epoca degli esseri umani:  immensamente antica, cos antica che mi spavento quando provo a
pensarci. E non  una mistura di azoto e ossigeno. In realt non  fatta d'aria ma di spettri, la sostanza di quintilioni di quintilioni di generazioni di
anime fuse in un'unica e immensa luminosit, anime di gente che pensava
in modi che non somiglieranno mai ai nostri. Qualunque uomo mortale inali quell'atmosfera, immette nel suo sangue il palpito di quegli spiriti, che gli
cambia le percezioni dall'interno, rimodellando le sue nozioni di spazio e
tempo, cos che vede solo come vedevano loro, percepisce solo come loro
percepivano, e pensa solo come loro pensavano. Sono cambiamenti di percezione soavi come il sonno. Vista da questi uomini, Horai si potrebbe descrivere cos:
Qui non si conosce la malvagit e i cuori della gente non invecchiano mai.
Ed essendo sempre giovani nel cuore, gli abitanti di Horai sorridono dalla
nascita fino alla morte, eccetto quando gli Dei mandano tra loro il dolore, e
allora si coprono i visi finch le pene non sono passate. Qui ognuno si fida
dell'altro e tutti si vogliono bene, come se fossero membri di un'unica famiglia, e quando le donne parlano sembra di sentir cantare gli uccelli, perch i loro cuori sono leggeri come le anime degli uccellini. E le maniche
delle fanciulle che giocano ondeggiano come fossero delle morbide ali spalancate che frullano. A Horai nulla  segreto tranne il dolore, perch non
c' motivo di vergognarsi, e nulla  tenuto al sicuro perch non ci sono furti, e di notte, cos come di giorno, tutte le porte restano aperte perch non
c' nulla di cui aver paura. E poich gli abitanti di Horai sono esseri fatati
anche se mortali, tutto, tranne il Palazzo del Re Dragone,  piccolo, pittoresco e curioso, e questa gente fatata mangia davvero il riso in scodelle piccolissime e beve il vino in tazzine minuscole. Molto di tutto ci potrebbe
essere dovuto all'inalazione di quell'atmosfera fatta di spettri, ma non tutto.
Perch l'incantesimo creato dai morti  solo l'incantesimo di un ideale, la
mala di un'antica speranza, e qualcosa di quella speranza si  realizzata in
molti cuori, nella semplice bellezza di vite altruiste, nella dolcezza della
donna.
I venti malvagi da ovest soffiano su Horai e la magica atmosfera, ahim,
indietreggia. Adesso si trattiene solo a chiazze e fasce, come quelle lunghe
e luminose strisce di nuvole che procedono in corteo nei paesaggi dei pittori giapponesi. Sotto quei brandelli di vapore fatato si trova ancora Horai,
ma non ovunque. Ricorda che Horai  chiamata anche Shinkiro, "Miraggio", la visione dell'intangibile. E la visione sta svanendo, e non apparir
mai pi se non nei quadri, nei poemi e nei sogni
INSETTI
Farfalle
I
Se potessi avere la stessa fortuna di quello studioso cinese conosciuto nella
letteratura giapponese come Rosan Lui era amato dagli spiriti di due
fanciulle, le Sorelle Celesti, che ogni dieci giorni andavano a trovarlo e gli
raccontavano storie sulle farfalle. Esistono meravigliose storie cinesi sulle
farfalle, racconti sugli spiriti, e io voglio conoscerle. Ma non sono mai stato in grado di leggere il cinese, e quel poco di poesia nipponica che, con
estrema difficolt, riesco a tradurre, contiene cos tante allusioni alle storie
cinesi sulle farfalle che sono in preda al supplizio di Tantalo. E, ovviamente, lo spirito di nessuna fanciulla si degner mai di far visita a uno tanto
scettico quanto me. Per esempio, vorrei conoscere la storia di quella fanciulla giapponese che, scambiata per un fiore, le farfalle seguivano in massa, cos profumata e bella com'era. E poi mi piacerebbe sapere qualcosa di
pi sulle farfalle dell'imperatore Genso, o Ming Hwang, che sceglievano le
amanti per lui. L'imperatore aveva l'abitudine di organizzare delle feste nel
suo meraviglioso giardino, a cui partecipavano donne di straordinaria bellezza. Le farfalle prigioniere, una volta libere di svolazzare in mezzo a loro, si sarebbero posate sulla pi bella, a cui sarebbero stati concessi i favori
imperiali. Ma dopo che Genso Kotei vide Yokihi (che i cinesi chiamano
Yang Kwei Fei), non lasci pi che le farfalle scegliessero al posto suo, ma
fu molto sfortunato perch Yokihi lo mise in guai seri.
E poi mi piacerebbe saperne di pi sull'esperienza di quello studioso cinese
onorato in Giappone con il nome di Soshu, che sogn di essere una farfalla, provando tutte le sensazioni di questo insetto. Il suo spirito aveva davvero vagabondato con questa forma e cos, quando si svegli, le memorie e
le sensazioni di quell'esperienza gli restarono cos vivide nella mente che
non riusc a comportarsi da essere umano.
E infine mi piacerebbe conoscere il testo cinese che identifica ufficialmente alcune farfalle come gli spiriti dell'imperatore e del suo seguito.
La maggior parte della letteratura giapponese sulle farfalle, tranne qualche
poesia, sembra essere di origine cinese e persino l'antico gusto estetico nazionale sull'argomento, che ha trovato una tale deliziosa espressione
nell'arte, nel canto e nei costumi giapponesi, pare che inizialmente si sia
sviluppato grazie all'insegnamento dei cinesi. Il precedente cinese spiega
senza dubbio perch i poeti e i pittori giapponesi sceglievano cos spesso
come geimyo, ovvero come nome d'arte, appellativi quali Chomu (Sogno
della farfalla), Icho (Farfalla solitaria), e cos via. E ancora oggi geimyo
come Chohana (Fiore della farfalla), Chokichi (Fortuna della farfalla), o
Chonosuke (Aiuto della farfalla), vengono usati dalle ballerine. Ma oltre ai
nomi d'arte che fanno riferimento alle farfalle, ancora oggi si usano nomi
personali (yobina) di questo genere, come Kocho o Clio, che significano
proprio "farfalla". Di regola sono solo le donne a portarli, sebbene non
manchino alcune strane eccezioni. E qui ricordo che nella provincia di
Mutsu esiste ancora l'antica e curiosa usanza delle famiglie di chiamare la
figlia pi giovane Tekona, parola bizzarra e obsoleta altrove, che nel dialetto di Mutsu significa ancora una volta "farfalla". Nel periodo classico questa parola indicava anche una bella donna.
 possibile che qualche curiosa credenza giapponese sulle farfalle sia di
derivazione cinese, ma queste tradizioni potrebbero essere pi vecchie della Cina stessa. La pi interessante, credo,  quella secondo cui l'anima di
una persona viva e vegeta possa andarsene in giro sotto forma di farfalla.
Da questa credenza sono scaturite alcune graziose fantasie, come l'idea che
se una farfalla entra nella vostra stanza degli ospiti e si posa dietro al paravento di bamb, la persona che pi ami sta per venirti a trovare. Che una
farfalla possa essere lo spirito di qualcuno non  un motivo per averne paura. Tuttavia ci sono casi in cui persino le farfalle possono incutere timore
se appaiono in grandissimo numero, e la storia giapponese registra un
evento del genere. Mentre Taira-no-Masakado preparava in segreto la sua
famosa rivolta, a Kyoto comparve un cos vasto sciame di farfalle che la
gente ne ebbe paura, pensando che quell'apparizione presagisse una sciagura incombente. Forse pensavano che quelle farfalle fossero gli spiriti delle
migliaia di persone destinate a morire in battaglia, turbati alla vigilia della
guerra da qualche misteriosa premonizione di morte.
Comunque, nella tradizione giapponese, la farfalla pu essere l'anima di un
morto quanto quella di un vivo. In effetti  usanza delle anime assumere la
forma di farfalla per annunciare la dipartita ultima dal corpo, e per questo
motivo se una farfalla entra in casa va trattata con gentilezza.
Nel dramma popolare giapponese ci sono molte allusioni a questa credenza
e alle strane fantasie a essa collegate. Prendiamo ad esempio il famoso
dramma Tonde deru Kocho no Kanzashi, "La forcina volante di Kocho".
Kocho  una donna molto bella che si uccide perch accusata ingiustamente e in quanto vittima di un trattamento crudele. Il suo potenziale vendicatore cerca a lungo e invano l'autore del torto. Ma alla fine la forcina della
donna morta si trasforma in una farfalla e gli fa da guida, librandosi fino al
luogo in cui si nasconde il colpevole.
Ovviamente non si deve credere che quelle grandi farfalle di carta (ocho e
me-cho) che si vedono ai matrimoni abbiano a che fare con gli spiriti. Sono
solo emblemi che rappresentano la gioia dell'unione e la speranza che la
coppia appena sposata possa attraversare la vita come una coppia di farfalle
che volteggia leggera in un delizioso giardino, librandosi ora pi in alto ora
pi in basso, ma senza che uno si allontani mai di molto dall'altro.
II
Una breve selezione di hokku  sulle farfalle aiuter a illustrare l'interesse
giapponese par il lato estetico dell'argomento. Alcuni sono solo dei ritratti,
minuscoli schizzi a colori fatti di diciassette sillabe; altri non sono che graziose fantasie, o eleganti suggestioni, ma il lettore ne trover dei pi vari.
Probabilmente non gli importer poi tanto dei versi in s. Il gusto per la
poesia epigrammatica giapponese  un gusto che va acquisito lentamente.
Ed  solo per gradi, dopo studio paziente, che le possibilit di questo tipo
di componimento si possono stimare con giudizio. Una critica frettolosa ha
dichiarato che fare affermazioni serie a favore dei poemi di diciassette sillabe sarebbe assurdo. Che dire allora del famoso verso di Crashaw sul miracolo del matrimonio di Cana?
Nympha pudica Deum vidit, et erubuit
Solo quattordici sillabe, e l'immortalit. Ora, con diciassette sillabe i giapponesi hanno scritto cose praticamente meravigliose in effetti molto pi
che meravigliose non una o due volte, ma probabilmente un migliaio.
Comunque, negli hokku seguenti, che non ho selezionato per motivi letterari, non c' niente di stupendo.
Nugi-kakuru
Haori sugata no
Kocho kana!
Come un haori appena sfilato, questa  la forma della farfalla!
Torisashi no
Sao nojama suru
Kocho kana!
Ah, la farfalla continua a ostacolare il palo dell'uccellatore.
Tsurigane ni
Tomarite nemuru
Kocho kana!
Posata sulla campana del tempio, la farfalla dorme.
Neru-uchi mo
Asobu-yume wo ya 
Kusa no cho!
Pur dormendo, il suo  un sogno di gioco ah, la farfalla sull'erba!
Oki, oki yo!
Waga tomo ni sen,
Neru-kocho!
Sveglia! Sveglia! Tu sarai la mia compagna, farfalla che dormi
Kago no tori
Cho wo urayamu
Metsuki kana!
Ah, la triste espressione negli occhi di quell'uccello in gabbia! Invidia la
farfalla!
Cho tonde 
Kaze naki hi to mo
Miezari ki!
Anche se  un giorno senza vento,  le farfalle volteggiano!
Rakkwa eda ni
Kaeru to mireba 
Kocho kana!
Quando ho visto il fiore caduto ritornare sul ramo, ahim!, era solo una
farfalla!
Chiru-hana ni 
Karusa arasou
Kocho kana!
Quanto si sforza la farfalla di competere in leggerezza con i fiori che cadono!
Chocho ya!
Onna no michi no
Ato ya saki!
Guarda quella farfalla sul sentiero della donna, ora le svolazza dietro, ora
davanti!
Chocho ya!
Hana-nusubito wo
Tsukete-yuku!
Ah! La farfalla! Segue la persona che ha rubato i fiori!
Aki no cho
Tomo nakereba ya;
Hito ni tsuku
Povera farfalla autunnale! Quando resta senza compagno (della sua stessa
razza), segue un uomo (o "una persona")!
Owarete mo,
Isoganu furi no
Chocho kana!
Ah, la farfalla! Anche quando  inseguita, non ha mai l'aria di avere fretta.
Cho wa mina
Jiu-shichi-hachi-no
Sugata kana!
Quanto alle farfalle, sembra che tutte abbiano non pi di diciassette o diciotto anni.
Cho tobu ya 
Kono yo no urami
Naki yo ni!
Quanto si diverte la farfalla, come se al mondo non ci fossero ostilit (o
malvagit)!
Cho tobu ya,
Kono yo ni nozomi
Nai yo ni!
Ah, la farfalla! Se la spassa come se in questo attuale stato dell'esistenza
non avesse altri desideri!
Nami no hana ni
Tomari kanetaru,
Kocho kana!
In verit ha trovato difficile posarsi sui fiori (schiumosi) delle onde. Ah,
povera farfalla!
Mutsumashi ya! 
Umare-kawareba
Nobe no cho
Se (nella nostra prossima esistenza) nascessimo sotto forma di farfalle sui
campi, allora forse insieme saremmo felici!
Nadeshiko ni
Chocho shiroshi 
Tare no kon?
Sul fiore rosa c' una farfalla bianca: di chi  lo spirito? Mi chiedo.
Ichi-nichi no
Tsuma to miekeri 
Cho futatsu.
La moglie per un giorno alla fine si  fatta vedere una coppia di farfalle!
Kite wa mau,
Futari shidzuka no
Kocho kana!
Danzano mentre si avvicinano, ma quando infine le due si incontrano sono molto tranquille, le farfalle!
Cho wo ou
Kokoro-mochitashi
Itsumademo!
Vorrei avere sempre il cuore (desiderio) di cacciare le farfalle!
***
Oltre a questi esemplari poetici sulle farfalle, sullo stesso argomento ho un
altro strano esempio da offrire, nell'ambito della prosa letteraria giapponese. L'originale, di cui ho solo tentato una traduzione libera, si trova nell'antico e curioso libro Mushi-Isame (Ammonizioni a un insetto), e si sviluppa sottoforma di un discorso fatto a una farfalla. Ma in realt si tratta di
un'allegoria didattica che suggerisce il significato morale della crescita e
della caduta sociale:
Adesso, con il sole primaverile, i venti sono gentili, i fiori sbocciano di
un rosa pallido, l'erba  soffice e i cuori sono pieni di gioia. Le farfalle svolazzano in giro felici e in tanti compongono versi in cinese e in giapponese
dedicati a loro.
E questa stagione, cara Farfalla, in verit  la stagione della tua brillante
prosperit: sei cos splendida che al mondo intero non c' niente di altrettanto splendido. Per questo motivo tutti gli altri insetti ti ammirano e ti invidiano; tra di loro non ce n' uno che non ti invidi. E non sono solo gli insetti a guardarti con gelosia: anche gli uomini ti invidiano e ti ammirano. Il
cinese Soshu, in sogno, aveva assunto il tuo aspetto, e anche il giapponese
Sakoku, dopo la morte, l'aveva assunto, usandolo per apparire in forma di
spirito. E l'invidia che tu susciti non  condivisa solo da uomini e insetti:
persino le cose senza anima assumono le tue sembianze. Guarda l'erba
d'orzo, si trasforma in una farfalla.  E allora ti riempi d'orgoglio e pensi: in
tutto il mondo non c' nessuno che possa superarmi! Ah,  facile indovinare cosa prova il tuo cuore: sei troppo soddisfatta di te.  per questo che ti
lasci sospingere cos lievemente da ogni vento, per questo non te ne stai
mai ferma e continui a pensare e ripensare: nel mondo intero non c' nessuno pi fortunato di me.
Ma ora prova un po' a ripassare la tua storia. Vale la pena ricordarla perch
c' un lato volgare. Come un lato volgare? Gi, per un considerevole arco
di tempo dopo la tua nascita, non hai avuto motivo di esultare per il tuo
aspetto. Allora non eri altro che un bruco, un verme peloso, ed eri cos povera che non potevi permetterti neanche una veste per coprire le tue nudit,
e avevi una figura assolutamente disgustosa. In quel periodo nessuno sopportava la tua vista. E in verit avevi dei buoni motivi per vergognarti di te,
e provavi cos tanto imbarazzo che collezionavi vecchi ramoscelli e robaccia per fare un nido in cui nasconderti che poi appendevi a un ramo. E tutti
ti gridavano:
Minomushi!(Insetto Mantella).
E in quello stadio della tua vita, commettevi pure peccati terribili. Tu e i
tuoi compagni vi riunivate tra le tenere foglie verdi dei bei ciliegi, rendendoli in tal modo straordinariamente brutti. E gli occhi speranzosi della gente venuta da lontano ad ammirare la bellezza di quei ciliegi si rabbuiavano
nel vedervi. Ma ti sei macchiato di colpe ancora pi odiose. Sapevi che
quei poveri uomini e quelle povere donne coltivavano il daikon  nei loro
campi, sfacchinando sotto il sole cocente finch i loro cuori non si fossero
dati abbastanza pena per la sua cura; ma tu hai convinto i tuoi compagni a
riunirvi sotto le foglie di quel daikon, e sulle foglie di altre verdure piantate
da quella povera gente. Presi dalla vostra bramosia avete depredato quelle
foglie, e con i vostri morsi avete dato loro delle forme ripugnanti, infischiandovene dei problemi di quelle persone. S, eri una creatura di tal genere, e queste le tue azioni.
E ora che hai un bell'aspetto disprezzi i tuoi vecchi compagni, gli insetti, e
ogni volta che ti capita di incontrarne qualcuno fingi di non conoscerlo.
Adesso vuoi avere solo gente ricca e altolocata per amica. Ah! Ti sei dimenticata dei vecchi tempi?
Vero  che molta gente ha dimenticato il tuo passato e adesso  incantata
dal tuo delizioso aspetto e dalle ali bianche, e scrive versi in cinese e in
giapponese su di te. La nobile fanciulla, che non sopportava nemmeno di
vederti quando avevi il vecchio aspetto, adesso ti osserva con piacere, vuole posarti sulla sua forcina, e tiene stretto il suo bel ventaglio nella speranza
che tu ti ci voglia posare sopra. Ma questo mi ricorda che c' un'antica storia cinese su di te, che non  per niente carina.
Ai tempi dell'imperatore Genso, al Palazzo Imperiale viveva un numero incredibile di belle donne, cos tante, in effetti, che qualsiasi uomo avrebbe
trovato difficile stabilire chi fosse la pi bella. Allora tutte queste donne furono riunite in un unico luogo e ti lasciarono libera di volare in mezzo a loro, stabilendo che la fanciulla sulla cui forcina ti fossi posata sarebbe stata
convocata solennemente nella camera imperiale. A quel tempo non poteva
esserci pi di un'imperatrice, una buona regola questa, ma a causa tua l'imperatore Genso caus grossi guai alla sua terra. Perch la tua mente  frivola e superficiale, e sebbene fra cos tante belle donne doveva essercene
qualcuna dal cuore puro, tu notasti unicamente la bellezza e ti recasti dalla
pi bella solo in apparenza. Per questo motivo molte donne del seguito non
pensarono pi al modo in cui deve comportarsi una donna ma cominciarono a studiare come apparire splendide agli occhi degli uomini. E la conclusione di tutto ci fu che l'imperatore Genso mor di una morte pietosa e
sofferta, tutto per colpa della tua testa superficiale e frivola. In verit il tuo
vero carattere si pu intuire facilmente dalla condotta in altre faccende. Ci
sono alberi come la quercia sempreverde e il pino, per esempio, le cui foglie non appassiscono e non cadono, ma restano sempre verdi. Questi sono
alberi dal cuore saldo, alberi dal carattere solido.
Ma tu sai che sono solenni e austeri, e quindi non sopporti la loro vista e
non li vai mai a trovare. Ti rechi solo dal ciliegio, dal kaido,  dalla peonia
e dalla rosa gialla: questi ti piacciono perch hanno fiori appariscenti, e
quindi cerchi di compiacerli. Una condotta simile, ti assicuro,  davvero
indecorosa. Quegli alberi hanno dei bei fiori, senza dubbio, ma non hanno
frutti che plachino la fame, e sono grati solo a chi ama le apparenze e lo
sfarzo. Ed  per questo che trovano piacevole le tue ali svolazzanti e la
forma delicata: ecco perch sono gentili con te.
Dunque nella stagione primaverile, mentre danzi allegramente nei giardini
dei ricchi o volteggi tra i vialetti di ciliegi in fiore, ti dici: nessuno al mondo si diverte pi di me o possiede amici cos eccellenti E nonostante quello
che tutti dicano amo soprattutto la peonia, e la rosa giallo dorato mi 
molto cara, e io le ubbidir fino al suo ultimo ordine, perch questo  il
mio orgoglio e la mia gioia.
Cos dici. Ma l'elegante e opulenta stagione dei fiori  molto breve. Presto
appassiscono e cadono. Poi, quando sar il tempo del caldo estivo, ci saranno solo le foglie verdi e di l a poco soffieranno i venti autunnali, quando anche le foglie cadranno come la pioggia. E allora il tuo destino sar lo
stesso degli sfortunati nel proverbio, Tanomi ki no shita ni ame furu, "la
pioggia filtra persino dall'albero su cui contavo per ripararmi". Perch tu
andrai in cerca del tuo vecchio amico, l'insetto che incide le radici, il bruco,
e lo pregherai di lasciarti ritornare nel buco di una volta. Ma adesso hai le
ali e non sarai in grado di entrarci, non ti potrai riparare da nessuna parte
tra cielo e terra, per allora tutta l'erba si sar seccata, non avrai neanche una
goccia di rugiada con cui inumidirti la bocca, e quindi non ti rester che distenderti e morire. Tutto a causa del tuo cuor leggero e frivolo. Ah, che fine miserabile!
III
La maggior parte delle storie giapponesi sulle farfalle pare, come ho detto,
di origine cinese. Ma io ne conosco una che probabilmente  giapponese, e
penso che valga la pena raccontarla a beneficio di chi crede che in estremo
Oriente non esista il cosiddetto amore romantico.
Dietro il cimitero del tempio di Sozanji, nei sobborghi della capitale, c'era
da tanti anni una casa solitaria, occupata da un anziano di nome Takahama.
Nel vicinato era benvoluto da tutti per via dei suoi modi affabili ma la gente lo riteneva un po' matto. A meno che un uomo non prenda i voti buddisti, ci si aspetta che si sposi e metta su famiglia. Takahama non si era dedicato alla vita religiosa ma nessuno l'aveva mai convinto a sposarsi. N si
era mai venuto a sapere che si fosse imbarcato in una relazione con una
donna qualunque. Per pi di cinquant'anni aveva vissuto completamente
solo.
Un'estate si ammal e cap che non gli restava molto da vivere. Allora
mand a chiamare sua cognata, vedova, con l'unico figlio, un ragazzo di
circa vent'anni, a cui lui era molto legato. I due furono presto da lui e fecero di tutto per attenuare le sue ultime ore di vita. Un pomeriggio afoso,
mentre la vedova e suo figlio vegliavano al suo capezzale, Takahama si
addorment. Nello stesso istante entr nella camera una grande farfalla
bianca che si pos sul cuscino del malato. Il nipote la scacci con un ventaglio ma quella torn immediatamente sul cuscino, e di nuovo fu allontanata, per tornare infine una terza volta. Il nipote la insegu in giardino, che
attravers fino a un cancello aperto che immetteva nel cimitero del tempio
confinante. La farfalla continu a svolazzargli davanti come se non volesse
essere allontanata oltre, comportandosi tanto stranamente che lui cominci
a chiedersi se fosse davvero una farfalla o se invece non fosse un ma.  Riprese a cacciarla e la segu dentro il cimitero, finch non la vide volare su
una tomba, la tomba di una donna. Una volta l spar misteriosamente ma
lui la cerc, anche se invano. Poi si mise a esaminare il monumento. Recava il nome proprio Akiko,  insieme a uno strano cognome e a un'iscrizione
in cui si diceva che Akiko era morta all'et di diciotto anni. La tomba sembrava essere stata eretta almeno cinquant'anni prima, e cominciava a ricoprirsi di muschio. Ma era tenuta bene, c'erano fiori freschi e il serbatoio
dell'acqua era stato riempito di recente. Quando fece ritorno alla camera
del malato, il giovane rest scosso dalla notizia che lo zio aveva smesso di
respirare. La morte era sopraggiunta indolore durante il sonno, e il viso del
defunto era sorridente.
Il giovane raccont a sua madre cosa aveva visto nel cimitero.
Ah! esclam la vedova. Allora doveva essere Akiko!
Madre, ma chi era Akiko? chiese il ragazzo. La vedova rispose:
Quando il tuo bravo zio era giovane, era stato promesso a un'affascinante
ragazza di nome Akiko, la figlia di un vicino. Quando lei mor di tubercolosi poco tempo prima del giorno fissato per le nozze, il suo promesso sposo ne soffr moltissimo. Dopo che fu seppellita, tuo zio fece voto di non
sposarsi mai e costru questa casetta accanto al cimitero cos da poter restare sempre accanto alla tomba. Tutto questo successe pi di cinquant'anni
fa. E da allora ogni giorno di quei cinquant'anni, sia che fosse inverno o
estate, tuo zio  andato al cimitero, ha pregato sulla sua tomba, l'ha pulita e
ha lasciato delle offerte. Ma a lui non piaceva che se ne accennasse e non
ne parlava mai. Cos alla fine Akiko  venuta per lui. La farfalla bianca era
la sua anima.
IV
Mi stavo quasi dimenticando di citare un'antica danza giapponese, la Danza della Farfalla Kocho-Mai), che in genere veniva eseguita al Palazzo Imperiale da ballerini travestiti da farfalle. Se si balla ancora oggi non saprei
dire. Pare che sia molto difficile da imparare. Per un'adeguata esibizione ci
vogliono sei ballerini che devono seguire figure particolari, ubbidendo
sempre alle regole tradizionali di passo, posa o atto, e muovendosi in cerchio uno intorno all'altro molto lentamente al suono di tamburelli e grossi
tamburi, piccoli e grossi flauti, e flauti di Pan dalla forma sconosciuta al
Pan d'Occidente.
Zanzare
A scopo di autodifesa, sto leggendo il libro del dottor Howard "Zanzare".
Sono perseguitato dalle zanzare. Qui nei paraggi ce ne sono diverse specie
ma solo una mi tormenta seriamente, una cosetta appuntita, tutta macchiettata e striata d'argento. La sua puntura pizzica come quando si prende la
scossa e la natura lancinante del solo ronzio  tale da preannunciare la natura stessa della pena in arrivo, cos come un certo odore suggerisce un gusto in particolare. Trovo che questa zanzara somigli molto alla creatura che
il dottor Howard chiama Stegomyia Fasciata, o Culex Fasciatus, e che le
sue abitudini siano le stesse di quelle della Stegomyia. Per esempio,  diurna invece che notturna, e di pomeriggio diventa molto fastidiosa. E ho scoperto che viene dal cimitero buddista, un cimitero molto antico, sul retro
del mio giardino. Il libro del dottor Howard afferma che per sbarazzarsi
delle zanzare nei dintorni della propria casa basta versare un po' di petrolio
o cherosene nell'acqua stagnante in cui si riproducono. Il cherosene andrebbe usato una volta la settimana "nella misura di un'oncia ogni quindici
piedi quadrati di acqua, adattandone le proporzioni a superfici pi piccole".
Ma vi prego di tenere presente le condizioni del mio vicinato! Ho detto che
le mie tormentatrici provengono dal cimitero buddista. Praticamente davanti a ogni tomba del vecchio cimitero c' un contenitore d'acqua, o un recipiente, chiamato mizutame. Nella maggior parte dei casi questo mizutame
 semplicemente una cavit oblunga cesellata nell'ampio piedistallo che sostiene il monumento, ma davanti alle tombe pi costose, che non hanno un
recipiente ricavato nel piedistallo, se ne trova uno molto pi grande e separato dal resto, ottenuto da un singolo blocco di pietra e decorato con lo
stemma di famiglia o con sculture simboliche. Davanti alle tombe delle
classi pi umili, prive di mizutame, l'acqua viene messa in ciotole o altri
contenitori, perch i morti devono avere l'acqua. A loro si devono offrire
anche fiori, e quindi davanti a ogni tomba troverete una coppia di vasi di
bamb, o altri tipi di portafiori, e questi, ovviamente, contengono acqua.
Inoltre nel cimitero c' un pozzo per rifornire le tombe d'acqua. Ogni volta
che i parenti e gli amici del defunto fanno visita alla tomba, i recipienti e le
ciotole vengono riempiti d'acqua fresca. Ma in un cimitero cos antico, con
migliaia di mizutame e decine di migliaia di portafiori, l'acqua non si pu
cambiare ogni giorno. Quindi diventa stagnante e si popola. I recipienti pi
profondi restano a secco raramente: la pioggia di Tokyo  tanto abbondante
da tenerli relativamente pieni nove mesi su dodici.
Ecco, le mie nemiche sono nate proprio in questi recipienti e in questi portafiori: si alzano a milioni dall'acqua dei defunti, e secondo la dottrina buddista alcune di loro potrebbero essere la reincarnazione di quegli stessi
morti, condannati dagli errori delle vite precedenti alla condizione di Jiki-ketsu-gaki, preta succhia sangue. In qualche modo la cattiveria del Culex
Fasciatus giustificherebbe il sospetto che l'anima di qualche essere umano
malvagio sia stata compressa in quel corpo eccezionalmente minuscolo.
Ora, tornando al cherosene, si possono sterminare le zanzare di qualsiasi
zona ricoprendo tutte le superfici di acqua stagnante con una sottile pellicola di cherosene. Le larve muoiono quando salgono in superficie per respirare, le femmine adulte quando si avvicinano all'acqua per depositare i
loro mucchi di uova. E leggo, sul libro del dottor Howard, che il prezzo per
liberare dalle zanzare una citt americana di cinquantamila persone non
supera i trecento dollari!
Mi chiedo che cosa direbbe la gente se all'improvviso la citt governo di
Tokyo, cos intraprendente dal punto di vista scientifico e del progresso,
imponesse di ricoprire tutte le superfici d'acqua dei cimiteri buddisti con
uno strato di cherosene, a intervalli regolari. Come potrebbe la religione
che proibisce l'uccisione di qualsiasi forma di vita, anche invisibile, sottostare a una disposizione di questo tipo? La piet filiale si sognerebbe mai
di obbedire a un ordine simile? E poi pensiamo al costo, in termini di tempo e lavoro, per spargere il cherosene ogni sette giorni nei milioni di mizu-
tame e nelle decine di milioni di portafiori di bamb dei cimiteri di Tokyo.
Impossibile! Per liberare la citt dalle zanzare si dovrebbero demolire i
vecchi cimiteri, ma questo significherebbe rovinare i templi buddisti annessi, e significherebbe anche la sparizione di tanti giardini incantevoli con
i loro laghetti di fiori di loto, i monumenti con le scritte in sanscrito, i ponticelli a schiena d'asino, i boschi sacri e i Budda dallo strano sorriso! Quindi lo sterminio del Culex Fasciatus comporterebbe la distruzione della poesia del culto ancestrale, certamente un prezzo troppo alto da pagare!
Quando verr il mio momento mi piacerebbe essere sepolto in un cimitero
buddista di quelli antichi, cos da avere una compagnia spettrale altrettanto
antica, perch non mi importa delle mode, dei cambiamenti e della dissoluzione dei Meiji.  Quel vecchio cimitero dietro il mio giardino sarebbe un
luogo adatto. L ogni cosa ti affascina per la strana bellezza tanto eccezionale e stupefacente. Ogni albero e ogni pietra  stato plasmato da antichissimi ideali che ormai non esistono pi in nessuna mente viva; persino le
ombre non appartengono a questo tempo e a questo sole, ma sono parte di
un mondo dimenticato che non ha mai conosciuto vapore, elettricit, magnetismo o cherosene! Anche il rimbombo della grande campana ha
un'originalit di tono che risveglia sensazioni, cos stranamente lontane da
tutta la parte ottocentesca di me, i cui deboli e ciechi rimescolamenti mi
spaventano, mi spaventano con delizia. Non sento mai quello scampanio
ondulante ma sono consapevole di una lotta e di un tremito nell'abisso della
mia anima, una sensazione come di ricordi che combattono per raggiungere la luce oltre l'oscurit di milioni e milioni di morti e di nascite. Spero di
poter restare ad ascoltare quella campana. E se consideriamo la possibilit
di un destino da Jiki-Ketsu-gaki, voglio avere l'opportunit di rinascere in
qualche vaso da fiori di bamb o in un mizutame da cui potr uscire dolcemente, cantando una canzone sottile e pungente, per pizzicare qualcuno di mia conoscenza.
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Formiche.
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1. Il cielo di stamattina, dopo la tempesta di ieri notte,  di un azzurro puro e
abbagliante. L'aria che aria deliziosa! profuma di resina, che si diffonde
dagli innumerevoli rami dei pini spezzati e sparsi ovunque dal vento. Nel
vicino bosco di bamb sento il richiamo flautato dell'uccello che elogia il
Sutra del Loto, e tutto  molto tranquillo grazie al vento del sud. Adesso
l'estate, che ha ritardato a lungo,  arrivata davvero: le farfalle giapponesi
dagli strani colori svolazzano tutt'intorno, le semi  friniscono, le vespe
ronzano, i moscerini danzano al sole e le formiche sono impegnate a riparare le loro abitazioni danneggiate. Questo mi fa venire in mente un poema
giapponese.
Yuku e naki:
Ari no sumai ya!
Go-getsu ame.
Adesso la povera creatura non ha dove andare! Povere dimore delle formiche in questa pioggia del quinto mese!
Ma non mi pare che quelle grosse formiche nere nel mio giardino abbiano
bisogno di solidariet.  incredibile come abbiano resistito alla tempesta,
mentre il vento sradicava grossi alberi, le case venivano ridotte in macerie,
e le strade cancellate dall'esistenza. Eppure, prima del tifone, l'unica
precauzione visibile che avessero preso era stata tappare gli ingressi alla
loro citt sotterranea. E lo spettacolo di questa odierna fatica trionfante mi
costringe a cimentarmi con un saggio sulle formiche.
Mi sarebbe piaciuto introdurre il mio discorso con qualcosa dell'antica
letteratura giapponese, qualcosa di commovente o metafisico. Ma tutto ci
che i miei amici giapponesi sono riusciti a trovare sull'argomento, eccetto
alcuni versi di poco valore, era cinese. Questo materiale consiste
principalmente di storie strane, e vale la pena di citarne una, in mancanza di meglio.
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Nella provincia di Taishu, in Cina, viveva un uomo pio che ogni giorno, da
molti anni, venerava con passione una certa dea. Una volta, mentre era impegnato con le sue preghiere, una bella donna con indosso una veste gialla
entr nella sua camera e gli si mise a fianco. Parecchio sorpreso, le chiese
cosa volesse e perch fosse entrata senza avvisare. Lei rispose:
Non sono una donna, sono la dea che cos a lungo e fedelmente hai venerato, e adesso sono qui per dimostrarti che la tua devozione non  stata vana. Conosci il linguaggio delle formiche?
Il fedele rispose:
Sono solo un ignorante di bassa estrazione, non uno studioso, e ignoro
persino il linguaggio di chi mi  superiore.
A queste parole la dea sorrise e dalla veste tir fuori un piccolo scrigno a
forma di portaincenso. La apr, ci infil un dito e ne estrasse un unguento
con cui unse le orecchie dell'uomo.
Ora, gli disse, prova a cercare delle formiche, e quando le avrai trovate chinati e ascolta attentamente i loro discorsi. Riuscirai a capirli, e sentirai qualcosa da cui trarre profitto. Ricorda solo di non spaventare, n infastidire, le formiche.
Poi la dea svan.
L'uomo usc subito a cercare qualche formica. Aveva appena superato la
soglia quando ne vide due su una pietra sulla quale poggiava uno dei pilastri della casa. Si chin su di loro e si mise ad ascoltare. Stupito, scopr che
poteva sentire i loro discorsi e capire cosa si stessero dicendo.
Cerchiamo un posto pi caldo, propose una delle due formiche.
Perch? chiese l'altra. Cos'ha questo che non va?
Qui sotto c' troppo freddo e umidit, disse la prima formica. Qui c'
sepolto un grosso tesoro e la luce del sole non riesce a riscaldare il terreno.
Allora le due formiche se ne andarono e l'ascoltatore corse a prendere una
vanga.
Scavando nei dintorni del pilastro, presto trov un certo numero di grosse
giare piene di monete d'oro. La scoperta del tesoro lo fece diventare molto
ricco.
In seguito prov spesso ad ascoltare i discorsi delle formiche. Ma non fu
pi in grado di sentirle parlare. L'unguento della dea gli aveva aperto le
orecchie a quel misterioso linguaggio solo per un giorno.
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Ora, come quel devoto cinese, confesso di essere una persona davvero
ignorante, e naturalmente incapace di ascoltare i discorsi delle formiche.
Ma a volte la Fata della Scienza mi tocca le orecchie e gli occhi con la sua
bacchetta magica e allora, per un po' di tempo, sono in grado di ascoltare l'inafferrabile, e di percepire l'impercettibile.
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2. Per lo stesso motivo per cui in alcuni circoli si considera immorale parlare
di non cristiani che hanno prodotto una civilt eticamente superiore alla
nostra, a certuni non piacer ci che sto per dire sulle formiche. Ma ci sono
uomini, incomparabilmente pi saggi di quanto potrei mai sperare di essere, che riflettono sugli insetti e sulle civilt indipendentemente dalla benedizione del cristianesimo. Trovo quindi incoraggianti le seguenti osservazioni del professor David Sharp sulle formiche, contenute nel nuovo The
Cambridge Natural History : L'osservazione ha rivelato un fenomeno notevolissimo nelle vite di questi insetti. In verit  quasi inevitabile concludere che per molti aspetti hanno imparato l'arte di vivere insieme in societ
molto meglio di quanto abbia fatto la nostra specie, e che ci hanno anticipato nell'apprendimento di alcune delle attivit e delle arti che facilitano di
molto la nostra vita sociale.
Suppongo che pochi eruditi potranno mettere in discussione questa chiara e
semplice affermazione di un colto specialista. L'uomo di scienza contemporaneo non  adatto ai sentimentalismi quando si parla di api e formiche,
ma non esiter a riconoscere che, quanto all'evoluzione sociale, questi insetti sembrano essere pi avanzati degli esseri umani. Herbert Spencer, che
nessuno accuser di tendenze romantiche, supera notevolmente il professor
Sharp, dimostrandoci che le formiche, sia dal punto di vista etico che da
quello economico, sono nel vero senso della parola in anticipo sugli esseri
umani, e che le loro vite sono del tutto dedite a fini altruistici. In verit il
professore, forse inutilmente, precisa il suo apprezzamento per le formiche
con questa cauta affermazione:
Le competenze di una formica non sono come quelle dell'uomo. Le sue
abilit sono consacrate al benessere della specie pi che a quello dell'individuo il quale, per cos dire, viene sacrificato o fatto specializzare a beneficio della comunit. L'ovvia implicazione che un qualsiasi stato sociale
in cui il miglioramento dell'individuo venga sacrificato per il bene comune
lascia molto a desiderare  probabilmente corretta da un punto di vista
autenticamente umano. Perch l'uomo non si  perfettamente evoluto e
quindi la societ ha molto da guadagnare dalla sua ulteriore individualizzazione. Ma quanto agli insetti sociali, la critica implicita  discutibile. Il
miglioramento dell'individuo, dice Herbert Spencer, consiste in una migliore adeguatezza alla cooperazione sociale e questo, contribuendo alla
prosperit sociale, contribuisce anche al mantenimento della razza. In altre parole, il valore dell'individuo pu esistere solo in relazione alla societ.
Ci stabilito, se il sacrificio dell'individuo in favore della societ sia un bene o un male dipende da cosa la societ stessa ci potrebbe perdere o guadagnare dall'ulteriore individualizzazione dei suoi membri. Ma come vedremo adesso, le condizioni della societ delle formiche che pi meritano la
nostra attenzione sono quelle etiche, e queste vanno al di l di ogni critica
umana poich realizzano quell'ideale di evoluzione morale descritta da
Spencer come una condizione in cui l'egoismo e l'altruismo sono talmente
riconciliati che l'uno si fonde nell'altro. Sarebbe a dire una condizione in
cui l'unico piacere possibile  il piacere che deriva dalle azioni altruiste. O,
per citare ancora Spencer, le attivit degli insetti sociali sono attivit che
subordinano in modo cos assoluto il benessere individuale a quello della
comunit che la vita del singolo individuo sembra stare a cuore solo in
quanto necessaria a rendere possibile la dovuta attenzione alla vita sociale.
L'individuo mangia e riposa solo quel tanto per mantenersi in forze.
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3. Spero che il mio lettore sappia che le formiche praticano l'orticoltura e l'agricoltura, che sono abili nella coltivazione dei funghi, che hanno addomesticato (in base alle nostre conoscenze attuali) cinquecentottantaquattro
specie diverse di animali, che scavano tunnel nella solida roccia, che sanno
come difendersi dai cambiamenti climatici che possono compromettere la
salute dei loro piccoli, e che, in quanto insetti, la loro longevit  eccezionale: i membri delle specie pi evolute vivono per un numero di anni considerevole. Ma non voglio parlare di questi argomenti in particolare. Ci
che mi interessa sono le formidabili regole, la straordinaria moralit, delle
formiche.  I nostri pi orribili ideali di condotta sono indietro rispetto
all'etica delle formiche il progresso si definisce in base al tempo di milioni di anni, non meno! Quando parlo di formiche intendo quelle pi evolute, non certo l'intera famiglia. Si conoscono circa duemila specie e queste
manifestano ampiamente, nelle loro organizzazioni sociali, diversi gradi
evolutivi. Certi fenomeni sociali della pi grande importanza biologica,
non meno importanti nella loro strana relazione alla questione dell'etica, si
possono studiare solo per avvalorare l'esistenza di societ altamente evolute di formiche.
Dopo tutto quello che  stato scritto negli ultimi anni sul probabile valore
dell'esperienza relativa nella loro lunga vita, suppongo che pochi si azzarderebbero a negare il suo carattere individuale. L'intelligenza di questa piccola creatura nell'affrontare e superare difficolt di tipo totalmente nuovo,
e nell'adattarsi a condizioni del tutto estranee alla sua esperienza, dimostra
una notevole capacit di pensiero indipendente. Ma almeno questo  certo,
che le formiche non hanno un'individualit che si possa esercitare in una
direzione puramente egoistica, intendendo la parola 'egoistica' nella sua accezione ordinaria. Una formica avida, una formica sensuale, una formica
capace di commettere uno dei qualsiasi sette peccati capitali, o anche un
peccato veniale minimo,  inimmaginabile. Cos come sono chiaramente
inimmaginabili una formica romantica, una formica idealista, una formica
dall'animo poetico o incline alle speculazioni metafisiche. Nessuna mente
umana potrebbe avere quell'assoluta concretezza che caratterizza quella
delle formiche; nessuna mente umana, cos com' fatta, potrebbe coltivare
un pensiero cos impeccabilmente pratico come quello. Ma questa superlativa intelligenza pratica  incapace di commettere errori morali. Forse sarebbe difficile dimostrare che le formiche non hanno idee religiose, ma 
certo che idee del genere a loro non servirebbero a nulla. L'incapacit di
una condotta etica debole  qualcosa che va oltre il bisogno di una 'guida
spirituale'. Possiamo immaginare solo vagamente la natura della societ
delle formiche, e la natura della loro morale. E anche solo per fare questo
dobbiamo cercare di pensare a una societ umana con dei principi morali
tuttavia impossibili. Allora proviamo a figurarci un mondo pieno di persone che lavorano incessantemente e con gran furia, che sembrano essere tutte donne.  impossibile convincerle o indurle con l'inganno a prendere un
singolo atomo di cibo pi di quanto sia necessario a mantenerle in forze, e
nessuna di loro dorme un secondo pi a lungo di quanto sia necessario a
mantenere il sistema nervoso in uno stato efficiente. E tutte sono fatte in
modo cos particolare che persino il pi piccolo e inutile atto di indulgenza
provocherebbe uno sconvolgimento delle loro funzioni.
Il lavoro svolto giornalmente da queste lavoratrici comprende la costruzione delle strade e dei ponti, il legname da tagliare, le pi disparate costruzioni architettoniche, l'orticoltura e l'agricoltura, il nutrimento e la protezione di centinaia di variet di animali domestici, la manifattura di vari
prodotti chimici, l'immagazzinamento e la conservazione di grosse quantit
di cibo, e infine la cura dei piccoli della specie. Tutto ci  fatto per una
comunit i cui cittadini non sono neanche in grado di pensare al concetto di
'propriet' se non in quanto cosa pubblica. Gli unici scopi di questa comunit sono la nutrizione e l'addestramento dei giovani, la maggior parte dei
quali femmine. L'infanzia dura a lungo: per molto tempo i piccoli restano
indifesi e informi, cos fragili che devono essere sorvegliati attentamente in
vista del minimo cambio di temperatura. Fortunatamente le loro balie capiscono le leggi della salute: ognuna sa bene tutto ci che c' da sapere quanto a ventilazione, disinfezione, drenaggio, umidit e pericolo germi, germi
che forse sono visibili alla loro vista miope come lo sono ai nostri occhi al
microscopio. In verit tutte le questioni di igiene sono comprese cos bene
che nessuna balia sbaglia mai a giudicare le condizioni sanitarie del suo
territorio. Nonostante questo lavoro sia continuo le lavoratrici non si trascurano mai: sono tutte scrupolosamente pulite e si fanno la toeletta pi
volte al giorno. Ma poich ogni lavoratrice nasce con i pi bei pettini e
spazzole attaccati ai polsi, nessuna perde tempo in bagno. Oltre a tenersi
rigorosamente pulite, devono anche tenere in ordine impeccabile le case e i
giardini, per il bene dei piccoli. Solo un terremoto, un'eruzione vulcanica,
un'inondazione o una terribile guerra potrebbero interrompere la routine
quotidiana dello spolverare, spazzare, strofinare e disinfettare.
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4. E adesso passiamo ai fatti pi strani.
Questo mondo di duro lavoro incessante  molto pi che un mondo di vestali. E vero che a volte si possono vedere alcuni maschi, ma fanno la loro
comparsa solo in periodi precisi e non hanno niente a che fare con le lavoratrici, n con il loro lavoro. Nessuno maschio oserebbe rivolgersi a una
lavoratrice tranne, forse, in circostanze di straordinario pericolo. E nessuna
lavoratrice penserebbe mai di parlare a un maschio, perch in questo strano
mondo i maschi sono esseri inferiori, incapaci tanto di combattere quanto
di lavorare, e tollerati solo in quanto male necessario. Una classe speciale
di femmine la Madri Elette della razza accetta di frequentarli per un periodo molto breve e solo in stagioni particolari. Ma le Madri Elette non lavorano e per lo pi accettano i maschi come mariti. Una lavoratrice non si
sognerebbe mai di stare in compagnia di un maschio, non solo perch un
sodalizio del genere significherebbe la pi frivola perdita di tempo, e non
soltanto perch la lavoratrice guarda necessariamente tutti i maschi con indicibile disprezzo, ma perch la lavoratrice  incapace di contrarre un vincolo coniugale. In realt alcune di esse sono capaci di partenogenesi, cio
danno alla luce figli che non hanno mai avuto padri. Comunque, come regola di base, la lavoratrice si comporta da femmina solo grazie al suo istinto morale: ha tutta la tenerezza, la pazienza e la cautela che definiamo 'materne', ma il suo sesso  scomparso, come quello della Fanciulla Drago nella leggenda buddista.
Per difendersi dai predatori o dai nemici dello stato, le lavoratrici sono dotate di armi e in pi sono protette da una vasta forza militare. Le guerriere
sono molto pi grosse delle lavoratrici (almeno in alcune comunit) tanto
che viene difficile, a prima vista, crederle della stessa razza. Non  raro vedere soldatesse cento volte pi grosse delle lavoratrici a cui fanno la guardia. Ma sono tutte amazzoni o, per meglio dire, semi femmine. Possono
lavorare con vigore ma essendo state addestrate principalmente a combattere e trascinare cose pesanti, la loro utilit si limita a quelle situazioni in cui
serve pi forza che bravura.
Perch poi l'evoluzione abbia voluto che fossero le femmine, e non i maschi, a specializzarsi nell'arte militare e nel lavoro potrebbe non essere una
questione cos facile come sembra. Io sono assolutamente certo di non sapere rispondere. Ma pu essere stata l'economia naturale a decidere la questione. In molte forme di vita la femmina supera di gran lunga il maschio
quanto a mole ed energia. Forse, in questo caso, la riserva pi grande di
forza vitale che originariamente possedeva la femmina completa potrebbe
essere stata utilizzata in modo pi rapido ed efficace per l'evoluzione di
una speciale casta di combattenti. Sembra qui che tutte le energie che nella
femmina fertile dovrebbero essere usate per dare la vita siano state dirottate
verso l'evoluzione della forza aggressiva e della capacit lavorativa.
Di vere femmine, le Madri Elette, in realt ce ne sono molto poche, e sono
trattate come regine. Sono servite con tale costanza e riverenza che raramente hanno desideri inconfessati. Sono sollevate da qualsiasi attenzione
verso l'esistenza, tranne per il dovere di generare la prole. Notte e giorno
sono accudite in tutti i modi possibili. Sono le uniche a essere nutrite in sovrabbondanza: per amore della discendenza mangiano, bevono e riposano
come vere regine:  la loro specializzazione fisiologica a permettere una
simile indulgenza senza limiti. Escono raramente, e mai senza essere accompagnate da una massiccia scorta perch non hanno il permesso di
esporsi a fatiche o pericoli inutili. Probabilmente non hanno un gran desiderio di uscire. Intorno a loro si decide l'intera attivit della razza: tutta l'intelligenza, il duro lavoro e la parsimonia sono diretti unicamente al benessere delle madri e dei loro piccoli.
Ultimi e meno importanti della razza si collocano i mariti di queste Madri,
il male necessario, i maschi. Si fanno vedere solo in un periodo particolare,
come ho gi osservato, e hanno una vita breve. Alcuni non possono neanche vantare una nobile discendenza, sebbene destinati a un matrimonio reale, perch non appartengono alla progenie reale ma sono nati da una vergine, sono figli partenogenetici. Soprattutto per quest'ultimo motivo, lo status
di inferiorit, la scelta  avvolta da mistero atavico. Ma di qualsiasi sorta
siano questi maschi, la comunit ne tollera pochi, un numero appena sufficiente per fare da mariti alle Madri Elette, e questi pochi muoiono quasi
subito dopo aver svolto il loro dovere. Il senso della legge della natura, in
questo mondo straordinario, coincide con l'idea di Ruskin che la vita senza
sforzi  un crimine, ed essendo i maschi inutili sia come lavoratori che come soldati, la loro esistenza  di momentanea importanza. In verit non 
che vengano sacrificati come le vittime azteche scelte per la festa di Tez-catlipoca, a cui viene concessa una luna di miele di venti giorni prima che
il loro cuore venga fatto a pezzi, per nella loro grande fortuna sono solo
poco meno sfortunati. Immaginatevi dei giovani cresciuti sapendo di essere
destinati a diventare sposi reali per una sola notte, che dopo il matrimonio
non avranno alcun diritto morale di vivere, che l'unione coniugale per loro
significher la morte certa, e che non potranno nemmeno sperare di essere
pianti dalle loro giovani vedove che invece continueranno a vivere per
molte generazioni!
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5. Ma tutto quanto detto in precedenza non  altro che un'introduzione alla
vera "Avventura nel mondo degli insetti".
La scoperta di gran lunga pi sorprendente in relazione a questa civilt
straordinaria  l'abolizione del sesso. In certe forme avanzate di vita delle
formiche il sesso scompare del tutto nella maggioranza degli individui.
Quasi in tutte le loro societ pi evolute la vita sessuale sembra esistere solo nella misura assolutamente necessaria per la continuazione della specie.
Ma il fatto biologico in s  molto meno sorprendente del suggerimento
etico che offre, perch questa abolizione pratica, o regolazione, della vita
sessuale pare che sia volontaria! Volontaria, almeno, quanto alle specie
prese in considerazione. Oggi si pensa che queste meravigliose creature
abbiano imparato come sviluppare, o arrestare, il sesso in giovane et grazie a un'alimentazione particolare. Sono riuscite a mettere sotto perfetto
controllo ci che comunemente si ritiene il pi potente e ingovernabile degli istinti. E questa rigida restrizione della vita sessuale entro i limiti necessari per evitare l'estinzione  solo una (sebbene la pi stupefacente) delle
molte strategie vitali messe in atto dalla razza.
Ogni capacit di piacere egoistico nel significato comune della parola
'egoistico'  stata ugualmente repressa attraverso una mutazione fisiologica. L'appagamento di qualsiasi appetito naturale  impossibile, eccetto
nella misura in cui questo porti, direttamente o indirettamente, benefici alla
specie: persino le necessit indispensabili come mangiare e dormire vengono soddisfatte solo nel grado esattamente necessario al mantenimento di
una sana attivit. Il singolo individuo pu esistere, agire, pensare, solo per
il bene comune che rifiuta trionfalmente, per quanto la legge cosmica lo
permetta, di lasciarsi guidare dall'Amore o dalla Fame.
Molti di noi sono stati cresciuti con l'idea che senza un credo religioso
qualsiasi ovvero la speranza in una ricompensa futura o la paura di una
punizione a venire nessuna civilt potrebbe esistere. Ci  stato insegnato
a pensare che in assenza di leggi basate su concetti morali, e in assenza di
un sistema di polizia efficace che faccia rispettare queste leggi, chiunque
pi o meno mirerebbe solo al suo tornaconto personale, a svantaggio di tutti gli altri. Allora il forte annienterebbe il debole, la piet e la solidariet
scomparirebbero, e l'intera struttura sociale crollerebbe. Questi insegnamenti ammettono l'attuale imperfezione della natura umana e contengono
un'ovvia verit. Ma chi per primo l'ha proclamata, migliaia e migliaia di
anni fa, non avrebbe mai immaginato una forma di vita sociale in cui l'egoismo fosse naturalmente impossibile. Resta solo all'irreligiosa natura
fornirci la prova certa che pu esistere una societ in cui il piacere della
generosit attiva renda inutile l'idea di dovere, una societ in cui la moralit istintiva possa fare a meno di codici etici di ogni tipo, una societ i cui
membri siano nati cos assolutamente altruisti e cos fortemente buoni che
gli insegnamenti morali si rivelano, persino per i pi giovani, n pi n
meno che un perdita di tempo prezioso.
All'evoluzionista tali fatti suggeriscono necessariamente che il valore del
nostro idealismo morale  solo temporaneo e che qualcosa di meglio della
virt, della gentilezza, dell'abnegazione nel significato attuale che gli esseri umani danno a questi termini in certe condizioni potrebbe eventualmente sostituirli. Lui stesso si trova obbligato ad affrontare la questione,
ovvero se un mondo senza nozioni morali non potrebbe essere moralmente
migliore di uno in cui la condotta  regolata da tali nozioni. Deve chiedersi
inoltre se l'esistenza dei comandamenti religiosi, delle leggi morali e dei
modelli etici nelle nostre societ non dimostra che ci troviamo ancora a
uno stadio primitivo dell'evoluzione sociale. E tali questioni portano inevitabilmente ad altre: se l'umanit sar mai in grado, su questo pianeta, di
raggiungere una condizione etica che vada oltre ogni ideale, una condizione in cui tutto ci che chiamiamo male sar stato indebolito, e tutto ci che
chiamiamo virt sar stato trasformato in istinto, una condizione di altruismo in cui i concetti etici e le leggi diventeranno inutili come lo sarebbero
gi adesso nelle societ delle formiche pi evolute.
I giganti del pensiero moderno hanno dedicato una certa attenzione alla
problema, e il pi grande fra di essi ha risposto in parte positivamente.
Herbert Spencer ha espresso l'idea che la nostra civilt raggiunger una
condizione eticamente paragonabile a quella delle formiche: Se negli ordini pi bassi dell'esistenza ci sono casi in cui la natura viene modificata
strutturalmente tanto che le azioni altruiste diventano un tutt'uno con quelle
egoistiche, allora  inevitabile supporre che in condizioni analoghe potrebbe aver luogo un'identificazione in parallelo con gli esseri umani. Gli insetti sociali ci forniscono esempi del tutto pertinenti, esempi che in effetti ci
dimostrano a quale meraviglioso grado la vita del singolo si potrebbe assorbire per essere soggetta alle vite degli altri individui Non si pu pensare che le formiche o le api abbiano un senso del dovere, nell'accezione
che diamo noi alla parola, n si pu immaginare che si sottopongano in
continuazione al sacrificio di s, nell'accezione comune che diamo al concetto. [I fatti] dimostrano che fa parte delle possibilit della struttura sociale concepire un'indole che sar attiva tanto nella ricerca di scopi altruisti
quanto, negli altri casi mostrati, nella ricerca di scopi egoistici, e dimostrano che, in tali casi, quelli altruisti si perseguono andando alla ricerca di
quelli che, dall'altro lato, sono egoisti. Per la soddisfazione dei bisogni
dell'intera struttura, queste azioni, che contribuiscono al bene degli altri,
devono continuare
Lungi dall'essere vero che in futuro debba continuare a esistere uno stato in
cui la considerazione di s  costantemente soggetta a quella degli altri, sar invece opportuno che alla fine la considerazione per gli altri diventi una
cos grande fonte di piacere da superare l'appagamento che deriva da una
gratificazione senz'altro egoistica. Quindi, per concludere, si arriver a una
condizione in cui egoismo e altruismo si saranno talmente conciliati che
l'uno si fonder nell'altro.
...
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...
6. Ovviamente la suddetta previsione non implica che la natura umana subir
mai un mutamento fisiologico paragonabile a quello rappresentato dalla
struttura di specializzazioni che contraddistingue le caste nelle societ degli insetti. Non siamo invitati a immaginare una condizione futura in cui la
maggioranza attiva della societ umana debba consistere di lavoratrici semi femmine e amazzoni che lavorano duramente per una minoranza inattiva di Madri Elette. Persino nel capitolo Popolazione umana del futuro,
Spencer ha evitato di azzardare affermazioni dettagliate sui mutamenti fisici indispensabili alla creazione di esemplari dalla moralit pi elevata, sebbene la sua dichiarazione generale su un sistema nervoso perfezionato e su
un calo massiccio della fertilit umana, suggerisca che tale evoluzione morale implicherebbe un numero considerevole di mutamenti fisici. Se  legittimo credere in un'umanit futura per cui il piacere della mutua beneficenza sar la gioia della vita, sarebbe legittimo immaginare anche altre trasformazioni, fisiche e morali, che i fenomeni della biologia delle formiche
hanno dimostrato possibili nella gamma evolutiva? Non lo so. Io stimo
moltissimo Herbert Spencer, uno dei pi grandi filosofi che sia mai vissuto
e mi dispiacerebbe molto scrivere qualcosa che andasse in direzione contraria al suo insegnamento ma che il lettore potrebbe immaginare ispiratomi dalla Filosofia Sintetica. Quanto alle riflessioni seguenti, io ne sono l'unico responsabile, e se sbaglio lasciate che l'errore ricada solo su di me.
Suppongo che i cambiamenti morali predetti da Spencer potrebbero compiersi solo con l'aiuto di un mutamento fisiologico, e a un prezzo terribile.
Quelle condizioni etiche dimostrate dalle societ degli insetti possono essere state raggiunte solo attraverso uno sforzo sostenuto disperatamente per
milioni di anni in vista delle pi atroci necessit. Necessit ugualmente
spietate possono essere state incontrate e infine dominate dalla razza umana. Spencer ha dimostrato che per gli esseri umani deve ancora arrivare il
tempo delle pi grandi sofferenze possibili, e che arriver in concomitanza
con il momento di maggior pressione possibile da parte della popolazione.
Tra gli altri risultati di questo lungo sforzo, ci sar sicuramente un grande
aumento di intelligenza e partecipazione, e ci avverr a discapito della
fertilit. Ma il declino della capacit di riproduzione non sar sufficiente,
cos ci dicono, ad assicurare le pi evolute condizioni sociali: servir solo a
dare sollievo alla pressione di cui sopra, che  stata la causa principale della sofferenza umana. La nostra specie si avviciner a una condizione di
equilibrio sociale perfetto ma non la raggiunger mai, a meno che non si
scopra che un modo per risolvere i problemi economici, cos come gli insetti sociali hanno risolto i loro, sia di sopprimere la vita sessuale. Supponendo che si faccia una scoperta simile e che la razza umana decida di arrestare lo sviluppo del sesso nella maggioranza dei suoi giovani, cos da
causare uno spostamento di queste forze che attualmente servono per l'attivit sessuale, verso lo sviluppo di attivit pi elevate, il risultato non potrebbe essere un'eventuale condizione polimorfica come quella delle formiche? E in tal caso la razza futura non potrebbe essere rappresentata nei suoi
esemplari pi evoluti, attraverso un'evoluzione pi femminile che maschile, da una maggioranza di esseri senza sesso?
Se consideriamo quante persone, persino al giorno d'oggi, per motivi puramente altruisti (per tacere di quelli religiosi) si condannano al celibato,
non dovrebbe essere improbabile che un'umanit molto pi evoluta sacrifichi con gioia un'ampia porzione della sua vita sessuale per il bene comune,
soprattutto in vista di certi vantaggi che si potrebbero ottenere. Non per ultimo, sempre supponendo che l'umanit sia in grado di controllare la vita
sessuale con la naturalezza con cui lo fanno le formiche, ci sarebbe un aumento prodigioso della longevit. Gli esemplari pi evoluti di un'umanit
post sessuale potrebbero realizzare il sogno di una vita lunga migliaia di
anni.
Gi riteniamo che la vita sia troppo breve per il lavoro che abbiamo da fare, e con l'accelerazione costante delle scoperte, e l'ampliamento incessante
della conoscenza, con l'andar del tempo troveremo sicuramente sempre pi
motivi per rimpiangere la brevit dell'esistenza. Che la scienza scopra l'elisir di lunga vita di alchemica speranza  alquanto improbabile. I poteri
dell'universo non ci permetteranno di ingannarli. Ogni vantaggio che ci
concedono va pagato a prezzo pieno: la legge eterna  "niente per niente".
Forse il prezzo di una vita lunga si scoprir essere quello che hanno pagato
le formiche. Forse su qualche pianeta pi vecchio del nostro quel prezzo 
stato gi pagato, e il potere di generare prole si  ristretto a una casta morfologicamente diversa, in modi inimmaginabili, dal resto delle specie.
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7. Ma se i fenomeni della biologia degli insetti danno molti suggerimenti
quanto al futuro corso dell'evoluzione umana, non suggeriscono qualcosa
di senso pi ampio quanto alla relazione dell'etica con la legge del cosmo?
Sembrerebbe che non sar permessa una maggiore evoluzione alle creature
capaci di commettere atti che l'esperienza etica umana ha condannato
ovunque. Sembrerebbe che la forza pi grande sia l'altruismo, e che questo
potere supremo non andr mai d'accordo con la crudelt o con la cupidigia.
Potrebbe non esistere alcun dio ma le forze che creano e distruggono tutti
gli esseri viventi sembrano pi severe degli dei stessi. Non  possibile dimostrare che le stelle "tendono al melodramma" ma il processo cosmico
pare tuttavia affermare il valore di ogni sistema etico umano fondamentalmente opposto all'egoismo.
Prefazione all'edizione del 1904
L'uscita di un nuovo volume di raffinati studi sul Giappone a opera di
Lafcadio Hearn avviene, per ironia della sorte, nello stesso mese in cui il
mondo attende con ansia le notizie sulle ultime imprese delle corazzate
giapponesi. Qualunque sar l'esito dell'attuale conflitto tra Russia e Giappone, ci troviamo davanti a una nazione orientale, equipaggiata e pronta
all'azione con armi e forza di volont tutte occidentali, che decide di misurarsi con uno dei pi grandi poteri dell'Occidente. Nessuno  cos lungimirante da poter prevedere gli effetti di un conflitto del genere sulle varie popolazioni. Quindi la cosa migliore da fare  valutare, pi sensatamente possibile, le caratteristiche delle nazioni coinvolte, basando le proprie speranze
e paure pi sulla psicologia delle due razze che solo su studi di politica e
statistica intorno alle complicate questioni che l'attuale guerra implica. I
russi hanno avuto rappresentanti letterari che per pi di una generazione
hanno affascinato il pubblico europeo. I giapponesi, al contrario, non hanno mai avuto figure riconosciute a livello nazionale e universale, come
Turgenev o Tolstoj. Hanno bisogno di un interprete.
 difficile che qualsiasi altro popolo orientale ne abbia mai avuto uno dotato di un'introspezione e sensibilit migliori di quelle con cui Lafcadio
Hearn ha contribuito alla traduzione del Giappone nel nostro discorso occidentale. La sua lunga residenza in quel paese, l'elasticit mentale, l'immaginazione poetica, e il suo magnifico stile cristallino l'hanno reso adatto
al pi delicato dei compiti letterari. Ha visto meraviglie che ha raccontato
in modo stupendo. Quasi non c' aspetto della vita contemporanea giapponese, elemento nelle questioni sociali, politiche e militari implicato nell'attuale conflitto con la Russia, che non sia stato chiarito in questa o quell'opera con cui ha affascinato i lettori americani.
Hearn descrive questo libro come un insieme di "storie e studi su fatti strani". Si potrebbero buttare gi almeno un centinaio di riflessioni suggerite
dal libro, ma la maggior parte di esse comincerebbe e finirebbe sempre con
questo elemento di stranezza. Gi leggere i nomi stessi contenuti nell'indice  come ascoltare una campana buddista, colpita da qualche parte in lontananza. Alcuni di questi racconti sono ambientati in un'epoca lontana, eppure sembrano fare luce sulle anime e sulle menti stesse di quegli uomini
che in queste ore affollano i ponti degli incrociatori corazzati giapponesi.
Ma molte delle storie parlano di donne e bambini, la materia meravigliosa
da cui sono nati gli intrecci delle migliori fiabe del mondo. Anche loro sono strani, queste fanciulle e mogli giapponesi, questi ragazzi e ragazze dalla vista acuta e dai capelli neri; sono come noi eppure diversi; e il cielo, le
colline e i fiori non somigliano per niente ai nostri. Eppure grazie alla magia di cui Hearn, forse l'unico tra gli scrittori contemporanei,  maestro in
questi schizzi raffinati, trasparenti e spettrali di un mondo per noi irreale, si
respira un incantevole senso della realt spirituale.
In un acuto saggio, molto bello, di Paul Elmer More, uscito sull'Atlantic
Monthly nel febbraio del 1903, si dice che il segreto della magia di Hearn
risiede nella convergenza di tre strade che ritroviamo nella sua arte. Alla propensione naturale dell'India per la religione per il Buddismo in particolare che la storia ha innestato sul senso estetico del Giappone, Hearn
aggiunge lo spirito interpretativo della scienza occidentale; e queste tre tradizioni si fondono grazie alle sue peculiari inclinazioni in una miscela ricca
e insolita, una miscela cos rara da avere introdotto nella letteratura una
sensazione psicologica prima sconosciuta. Il saggio di More  stato lodato
con riconoscenza e gratitudine dallo stesso Hearn, e se fosse possibile riproporlo per intero in questa sede sarebbe un'introduzione sicuramente pi suggestiva per queste nuove storie del vecchio Giappone la cui sostanza risulta, come ha detto More, da una strana commistione dei semplici sogni dell'India, della delicata bellezza del Giappone e dell'instancabile scienza dell'Europa.
Marzo, 1904
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FINE.
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NOTE.
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Una descrizione di questi curiosi granchi  contenuta in Kotto: Being Japanese Curios;
with Sundry Cobwebs, (si vedano anche, disponibili in lingua italiana per Kappa Edizioni,
i due volumi Enciclopedia dei Mostri Giapponesi ed Enciclopedia degli Spiriti Giapponesi di Shigeru Mizuki. Ndr)
O Shimonoseki. La citt  nota anche con il nome di Bakkan.
Il biwa, una specie di liuto a quattro corde, si usa principalmente per accompagnare il recitativo musicale. Una volta i cantanti professionisti che recitavano l'Heike Monogatari e le
altre storie tragiche si chiamavano biwa-toshi, preti-liutai. L'origine di questo appellativo
non  chiara, ma  possibile che venisse usato perch i preti-liutai, cos come i massaggiatori
ciechi, avevano le teste rasate, come i preti buddisti. Il biwa si suona con una specie di plettro, il bachi, in genere fatto di corno.
Risposta per dimostrare di aver sentito e di essere pronto ad ascoltare con attenzione.
Termine rispettoso per chiedere l'apertura di un cancello. Lo usavano i samurai quando
chiamavano la guardia di servizio al cancello della casa del signore per farsi aprire
La frase si potrebbe anche dire cos: "perch la piet per quella parte  molto profonda".
Nel testo originale la parola giapponese per "piet"  "sensibilit".
"Viaggiare in incognito"  il significato della frase originale, "intraprendere un augusto
viaggio sotto mentite spoglie" (shinobi no go-ryoko).
Nome giapponese del sutra minore Pragna-Paramita-Hridaya. Sia il Pragna-Paramita
(Saggezza Trascendente) minore, sia quello maggiore sono stati tradotti dal compianto
professor Max Muller, e si trovano nel volume XLIX dei Testi Sacri dell'Est (Sutra Mahayana buddisti). A proposito dell'uso magico del testo, come raccontato in questa storia,
vale la pena sottolineare che l'argomento del sutra  la dottrina della vacuit delle forme,
sarebbe a dire la natura irreale di tutti i fenomeni o noumeni. "La forma  vacuit, e la vacuit  forma. La vacuit non  diversa dalla forma, la forma non  diversa dalla vacuit.
Ci che  forma  vacuit. Ci che  vacuit  forma. La percezione, il nome, il concetto,
la conoscenza, sono anch'essi vacuit. Non esiste occhio, orecchio, naso, lingua, corpo e
mente ma quando l'involucro della coscienza  stato annichilito, allora lui [colui che
cerca] si libera di ogni timore e supera ogni mutabilit, godendosi il Nirvana finale".
Sin dai tempi antichi in Estremo Oriente questi uccelli simboleggiano l'affetto coniugale.
Nel terzo verso c' un doppio senso commovente perch le sillabe che compongono il
nome proprio Akanuma, (Palude Rossa) si possono leggere anche come akanu-ma, che
significa "il tempo della nostra inseparabile (o incantevole) relazione". Cos il poema diventerebbe: "Quando cominci a calare il giorno, lo invitai ad accompagnarmi. Ma adesso, finito il tempo della nostra felice unione, che tristezza per chi deve dormire in solitudine all'ombra dei giunchi!". Il makomo  una specie di grosso giunco e si usa per fare i cesti.
Sama  un suffisso che indica profondo rispetto e si aggiunge ai nomi propri.
Termine buddista usato comunemente per indicare una sorta di paradiso.
II termine buddista zokumyo (nome profano) indica il nome proprio, portato durante la
propria vita, contrapposto al kaimyo (nome della condotta) e allo homyo (nome della legge), dati dopo la morte, appellativi religiosi scritti sulle tombe e sulle tavolette commemorative poste all'interno del tempio. Per una descrizione pi approfondita si consiglia il saggio intitolato La letteratura dei morti contenuto in Exotics and Retrospectives (1898).
Altare di Budda che si trova nelle case giapponesi.
Traduzione letterale di una forma usata in Giappone per rivolgersi a donne giovani e
nubili.
La casa spaziosa di un uomo benestante, con i terreni adiacenti.
Una cerimonia buddista per i morti.
L'attuale prefettura di Shizuoka.
Arco di tempo che va dall'una alle tre di notte.
Unit monetaria.
Zona meridionale dell'attuale prefettura di Gifu.
Letteralmente uno spirito maligno divoratore di uomini. Il narratore giapponese fornisce
anche il termine sanscrito, rakshasa, ma questa parola  vaga quanto jikininki, perch esistono molti tipi di rakshasa. In questo caso la parola jikininki indica una dei Baramon-Rasetsu-Gaki, una delle ventisei classi di preta, gli spettri affamati, elencate negli antichi
libri buddisti.
II rito Segaki  uno speciale rito buddista celebrato in favore di chi si suppone sia entrato nella condizione di gaki (preta), o spirito affamato. Per un breve resoconto di questo
rito vedi Japanese Miscellany (1901).
Letteralmente, "pietra a cinque circoli (o cinque zone)". Monumento funerario composto da cinque pietre sovrapposte, ciascuna di forma diversa, che simboleggiano i cinque
elementi mistici: etere, aria, fuoco, acqua e terra.
Una specie di tasso, spesso identificato con il tanuki. Si credeva che alcuni animali fossero in grado di trasformarsi e causare problemi agli esseri umani.
Il termine O-jochu (onorevole fanciulla) si usa per rivolgersi con educazione a una giovane donna sconosciuta.
Il fantasma con la faccia liscia e senza lineamenti, chiamato nopperabo, fa parte del
pantheon giapponese di spettri e demoni.
Un piatto a base di pasta di grano saraceno, simile a spaghetti.
Esclamazione di chi si preoccupa ma prova fastidio.
"Bene!"
Il periodo di Eikyo va dal 1429 al 1441.
Cos viene chiamata la sopraveste dei preti buddisti.
Odierna prefettura di Yamanashi.
Termine per indicare i preti itineranti.
Una specie di piccolo focolare ricavato nel pavimento di una stanza. Di solito il ro  una
cavit quadrata e poco profonda, rivestita di metallo e per met piena di cenere, in cui si
accende il carbone.
Traduzione letterale di suzumushi, una specie di grillo dal caratteristico stridio simile a
una campanella, da cui il nome.
Oggi il rokuro-kubi si considera uno spirito maligno il cui collo si allunga a dismisura
ma che tuttavia resta attaccato al corpo.
Raccolta di storie cinesi sul sovrannaturale.
Regalo per gli amici o la famiglia portato da un viaggio. Di solito il miyage  un prodotto tipico della localit in cui si  andati: ecco il perch della battuta di Kwairyo.
Odierna prefettura di Nagano.
Sulle odierne mappe, Tamba corrisponde grossomodo all'area centrale della prefettura
di Kyoto e a parte di quella di Hyogo.
L'ora del ratto (Ne-no-Koku), secondo l'antico metodo nipponico di calcolo del tempo,
era la prima ora. Corrispondeva all'arco di tempo tra mezzanotte e le due perch per i
giapponesi un'ora equivaleva a due.
Kaimyo, o nome religioso,  il nome che i buddisti danno al defunto. A essere precisi, la
parola significa "nome della condotta" (Vedi il saggio intitolato La letteratura dei morti
in Exotics and Retrospectives).
Antica provincia i cui confini comprendevano Tokyo e parte delle prefetture di Saitama
e Kanagawa.
Sarebbe a dire con una superficie di circa sei piedi quadrati.
Questo nome, che significa "neve",  abbastanza comune. Sui nomi giapponesi femminili vedi il saggio compreso nel volume Shadowings (1900).
Scritto anche Edo, l'antico nome di Tokyo.
Antica provincia che corrisponde alla zona settentrionale dell'odierna prefettura di Ishi-
kawa.
Antica provincia che corrisponde alla zona orientale dell'odierna prefettura di Fukui.
Il nome significa "salice verde". Sebbene piuttosto raro si usa ancora.
Il poema si pu leggere in due modi diversi perch la maggior parte delle frasi ha un
doppio senso. Ma ci vorrebbe maggiore spazio per spiegarne la costruzione, e ci susciterebbe ben poco interesse nel lettore occidentale. Il senso che Tomotada desiderava trasmettere si potrebbe esprimere cos: Mentre ero in viaggio per andare a trovare mia madre, incontrai un essere incantevole come un fiore, e per il bene di quell'incantevole donna, passer la giornata qui Incantevole fanciulla, perch quel rossore antelucano ancor
prima dell'alba? Forse tu mi ami?
 possibile un'altra lettura ma questa d il senso della risposta che si intendeva dare.
Cos vorrebbe farci credere il narratore giapponese, sebbene i versi sembrino banali una
volta tradotti. Io ho solo cercato di renderne il senso generale: una traduzione letterale efficace richiederebbe un certo grado di erudizione.
Odierna prefettura di Nara.
Il nome "Tokoyo"  indefinito. In base alle circostanze potrebbe indicare qualsiasi paese
sconosciuto, o quel paese inesplorato dal cui confine non torna nessun viaggiatore, oppure
ancora il regno incantato delle fiabe dell'Estremo Oriente, il reame di Horai. Il termine
"Kokuo" indica il sovrano di un territorio, quindi il re. La frase originale, Tokoyo no Ko-
kuo, si potrebbe rendere come "il sovrano di Horai", o "il re del Regno Incantato".
L'ultima frase, secondo l'antico costume,  stata pronunciata contemporaneamente dai
due accompagnatori. Tutte queste usanze cerimoniali si possono ancora studiare sulla scena giapponese.
Questo  il nome della piattaforma, o pedana, su cui sedeva il principe feudale o il sovrano
durante le visite. Letteralmente il termine significa "grande posto a sedere".
Odierna prefettura di Ehime.
Il kana  l'alfabeto fonetico giapponese.
"Tal dei tali", appellativo usato dall'autore al posto del nome reale.
Quartiere di Tokyo.
Fazzoletto di cotone, o di altro tessuto, usato come involto in cui trasportare piccoli imballaggi.
Oggi dieci yen sono niente, ma a quell'epoca era una somma considerevole.
Haiku.
"La fanciulla modesta vide il suo Dio e arross". O, per renderla con tono pi familiare:
"L'acqua modesta vide il suo Dio e arross". In questo verso il doppio significato della parola ninfa, usata dai poeti classici sia nel senso di fontana che in quello di divinit di una
fontana o di una fonte, ricorda quei deliziosi giochi di parole con cui fanno pratica i poeti
giapponesi.
Pi spesso si trova nella forma nugi-kareru, che significa sia "levarsi e appendere", sia
"cominciare a levarsi", come nel poema. In modo pi libero, ma efficace, i versi si potrebbero rendere cos: "Come una donna si toglie il suo haori, cos appare una farfalla". Bisognerebbe aver letto una descrizione degli abiti giapponesi per poter apprezzare il paragone. L'haori  una sopraveste di seta, una specie di mantello con le maniche, indossato da
entrambi i sessi. Ma il poema suggerisce l'idea di un haori femminile, che di solito  pi
ricco nei colori e nei materiali. Le maniche sono pi larghe e il tessuto di solito  una seta
dai colori brillanti, spesso magnificamente variegata. Nell'atto di togliersi l'haori, il tessuto brillante viene dispiegato e in questo istante il suo splendore svolazzante si potrebbe
paragonare a una farfalla in movimento.
Il palo dell'uccellatore  sporco di vischio. I versi suggeriscono che la farfalla impedisce
all'uomo di usare il palo, intralciandolo in continuazione, e quindi gli uccelli dovrebbero
mettersi in allarme vedendo la farfalla sporca di vischio. Jama suru significa "intralciare"
o "ostacolare".
Persino mentre riposa, si pu vedere che ogni tanto le ali della farfalla fremono, come
se la creatura stesse sognando di volare.
Un poemetto di Basho, il pi grande compositore giapponese di hokku. I versi intendono suggerire la sensazione gioiosa della primavera.
Letteralmente "una giornata senza vento". Due espressioni negative nella poesia giapponese non necessariamente ne implicano una affermativa, come in inglese. Il senso  che,
nonostante non ci sia vento, il movimento svolazzante della farfalla suggerisce, quantomeno agli occhi, che ci sia una forte brezza.
Si allude al proverbio buddista rakkwa eda ni kaerazu; ha-kyo futatabi terasazu, ovvero
"il fiore caduto non ritorna sul ramo; lo specchio rotto non torner mai a riflettere". Cos
dice il proverbio, eppure mi pareva di aver visto un fiore caduto ritornare sul ramo No,
era solo una farfalla.
Probabilmente si allude al leggero movimento fluttuante dei petali di ciliegio quando
cadono.
Sarebbe a dire che la grazia dei loro movimenti fa pensare alla grazia delle giovani donne,
squisitamente vestite con abiti dalle lunghe maniche svolazzanti. E un vecchio proverbio giapponese recita che persino un demone  bello a diciotto anni: oni mo jiu-hachi azami no hana,
cio "persino un demone a diciotto anni  un fiore di cardo".
Forse i versi sarebbero pi efficaci se resi in questo modo: "Felici insieme, dici? S, se
in una vita futura dovessimo rinascere farfalle di campo: allora potremmo andare d'accordo". Questo poema fu composto dall'illustre poeta Issa, in occasione del divorzio da sua
moglie.
Oppure: tare no tama? (la nota dell'autore richiama l'attenzione sulla lettura alternativa
dell'ideogramma per "spirito" o "anima". Ndr)
Letteralmente, "vorrei avere sempre il cuore di chi va a caccia di farfalle". Sarebbe a
dire "vorrei essere sempre capace di trovare piacere nelle cose semplici, come un bambino
felice".
Un vecchio errore popolare, forse importato dalla Cina.
Nome suggerito dalla somiglianza del rivestimento artificiale della larva al mino, la
mantella di paglia per la pioggia indossata dai contadini giapponesi. Non sono sicuro se il
modo in cui lo riporta il dizionario, "insetto sacco", sia corretto, ma la larva comunemente
chiamata minomushi in realt si costruisce qualcosa che assomiglia molto al rivestimento
dell'insetto sacco.
Grosso rafano bianco. Letteralmente daikon significa "grossa radice".
Pyrus spectabilis (mela cotogna).
Spirito maligno.
Nome femminile comune.
Meiji: periodo in cui  stato scritto questo libro. Va dal 1868 al 1912 ed  il momento in cui i
giapponesi si immergono a capofitto un una fase di modernizzazione secondo lo stile occidentale. Alludendo alle "mode, dei cambiamenti e della dissoluzione dei Meiji", l'autore si rammarica del fatto che questo processo di modernizzazione sta distruggendo alcuni degli elementi
positivi della cultura giapponese tradizionale.
Cicale.
Un fatto interessante collegato a questo  che la parola giapponese per formica, ari, 
rappresentata da un ideogramma formato dall'ideogramma "insetto" combinato con uno
che significa "rettitudine morale", "decoro" (giri). Pertanto l'ideogramma cinese in realt
significa "insetto probo".
...
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...
FINE.